DoveStiamoAndando? A cercare di ragionare su migranti e migrazioni

Gen. Vincenzo Camporini

ROMA –  “Questa distinzione netta tra persone in fuga da guerre e/o persecuzioni (rifugiati, ai quali il diritto internazionale garantisce ospitalità) e altre che invece scappano verso la speranza di vita migliore (migranti economici, nei cui confronti nulla è previsto, ne  dovuto) mi sembra quanto meno arbitraria: nella realtà, in non pochi Paesi si soffre sia per regimi oppressivi sia per squilibri economici terrificanti. Chi parte vuole fuggire tanto dalle angherie quanto dalla miseria”, dice Vincenzo Camporini, dal 2011 vicepresidente dell’Istituto Affari Internazionali (fondato su iniziativa di Altiero Spinelli nel 1965, per promuovere l’integrazione europea e la cooperazione multilaterale). Il Generale Camporini è stato Capo di Stato Maggiore della Difesa e in precedenza dell’Aeronautica; ha diretto il Centro Alti Studi della Difesa; laureato in Scienze Aeronautiche a Napoli e in Scienze Internazionali e Diplomatiche a Trieste.

Accogliere dunque, o rifiutare, con quale criterio?

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DoveStiamoAndando? A trasformare Cappelle nobiliari in ritrovi d’arte contemporanea

ROMA – Che poi c’è una domanda, alla fine di tutte queste diatribe urlate, di questa malafede troppo ruspante per essere riciclata e rimessa sul mercato: vuoi vivere in un piazzale aperto ai venti del mondo oppure in un cortile a coltivare tradizioni?
“Nell’antica Roma, Tradizione era proprio il piazzale aperto”, ricorda Roberto Lucifero, antropologo per studi, pittore scultore scenografo per passione, creatore-direttore-gestore della Cappella Orsini per professione. “Quello spirito, vivificato dal messaggio cristiano, riproposto dall’Umanesimo e dal Rinascimento, è la cifra della cultura italiana”.

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DoveStiamoAndando? A ricuperare la fotografia come testimonianza

Emanuele Satolli

ISTANBUL – Fotogiornalista di punta per testate fra le più prestigioseTime,The Washington Post, Bloomberg Businessweek, CNN, Corriere della Sera, La Repubblica, InternazionaleEmanuele Satolli ritiene che “soltanto un linguaggio nuovo, capace di umanizzare il dolore degli altri, potrà contrastare il processo di assuefazioni alle visioni violente”. Un’intuizione verificata nel 2015 in Centro America, lavorando a un servizio sui migranti verso gli Stati Uniti: “Chiesi loro di aprire gli zaini e di permettermi di fotografarne il contenuto. Cosa si erano portati con sé? Chi scappa, lascia una vita e una casa normale, come le nostre. Noi immaginiamo persone e contesti diversi, lontani, ma non è vero: fuggono delle persone come noi…in medesimi frangenti faremmo esattamente quel che loro fanno”.

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PHOTO/Dream of the return

Respecting and showing affection towards elders is a value embedded in different cultures along the Silk Roads. An elderly lady Embraced by her son, Haja.  Shama, 90, left Palestine in 1948 for Egypt with her family and settled at Fadel Island in Sharkya, Nile Delta. Photo: Ahmed Gaber

L’Unesco, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura, ha lanciato da aprile a luglio di quest’anno il concorso fotografico “Youth Eyes on the Silk Roads per accresce l’interesse dei giovani per le ‘vie della seta’ e incoraggiarli a condividere le loro opinioni e prospettive sul patrimonio comune che si è sviluppato lungo questi percorsi storici di dialogo. Abbiamo selezionato tra i vincitori la bellissima immagine in bianco e nero dal titolo “Dream of the return” di Ahmed Gaber (terzo della categoria 18-25). Ahmed, egiziano di 21 anni, ha voluto rappresentare in questo dolce abbraccio tra madre e figlio il tema dell’affetto e del rispetto verso gli anziani, valori radicati in culture diverse lungo le strade della seta.

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