Valentina Pensato

Dettagli sull'autore

Nome: Valentina Pensato
Data di registrazione: 24 febbraio 2011

Biografia

Laureata in filosofia presso l’Università degli Studi di Milano, cura la comunicazione di spettacoli ed eventi teatrali per il network Officine Smeraldo. E' convinta che il teatro sia la migliore forma d’arte in grado di comunicare, educare, coinvolgere e unire persone di estrazioni e culture diverse. Collabora da tempo con Angelo Redaelli, con il quale per Independnews ha curato per la rubrica "In scena e fuori scena".

Ultimi articoli

  1. Teatro in carcere. Ora si può e (forse) si deve — 11 novembre 2011
  2. MICRONEWS/Freerice, giocare per sfamare chi ha fame — 18 ottobre 2011
  3. Fiaba dolce fiaba. La Casa delle Storie riapre i battenti — 14 ottobre 2011
  4. Producing Censorship. Se ti censuro, ti informo — 10 ottobre 2011
  5. Social Housing per combattere le speculazioni — 21 settembre 2011

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Lista post dell'Autore

Teatro in carcere. Ora si può e (forse) si deve


 
Le condizioni di vita delle carceri italiane sono regolamentate da una legge del 1975, nota come Ordinamento Penitenziario. Uno dei principi direttivi della norma recita: “Nei confronti dei condannati e degli internati deve essere attuato un trattamento rieducativo che tenda, anche attraverso i contatti con l’ambiente esterno, al reinserimento sociale degli stessi. Il trattamento é attuato secondo un criterio di individualizzazione in rapporto alle specifiche condizioni dei soggetti”.

C’è chi, nonostante i tempi bui, ha deciso di trasformare questa norma nel principio cardine del proprio lavoro. e.s.t.i.a., cooperativa sociale onlus, si adopera nelle carceri milanesi favorendo il reinserimento sociale e professionale di persone detenute ed ex-detenute.

LA MIA VERITÀ – Il pregiudizio è un gran male. Prima lo si impara, meglio è. Io ho avuto la fortuna di liberarmi da questo ingombro dopo aver conosciuto Michelina Capato e aver seguito il lavoro di e.s.t.i.a. in carcere. Quanti di voi hanno vissuto esperienze simili? Aspettiamo i vostro racconti!

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MICRONEWS/Freerice, giocare per sfamare chi ha fame

Cosa significa “gerla”? O “centellinare”? Chi ha scritto “Le braci”? Sapevi che migliorando il tuo vocabolario italiano e le tue conoscenze puoi sfamare un bambino? Detto, fatto! Tutto questo succede con Freerice.com, il gioco online gestito dal Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (WFP) che ha debuttato in Italia il 1° ottobre. Il meccanismo è semplice: per ogni risposta giusta ai quiz sulla lingua italiana o sulla letteratura, il sito donerà 10 chicchi di riso al Programma Alimentare. Il “monte chicchi” verrà poi pagato dagli inserzionisti del sito, concretizzando la partecipazione degli utenti. Utilità sociale e diletto sono gli ingredienti di questa ricetta vincente, e i risultati raggiunti da Freerice lo dimostrano. L’iniziale versione inglese del 2007 accumulò riso sufficiente a sfamare oltre 50.000 persone, nel solo primo mese di lancio. Oggi, Freerice accoglie 1,3 milioni di giocatori al mese, tutti online per un unico obiettivo: combattere la fame nel mondo.

Fiaba dolce fiaba. La Casa delle Storie riapre i battenti


 
Sabato 15 ottobre riapre La Casa delle Storie, rassegna di teatro per ragazzi in scena al Teatro Smeraldo di Milano. A distanza di sette mesi Independnews incontra Elisabetta Milani, ideatrice del progetto insieme a Giovanni Lucini, per parlare di teatro, di fiabe e del destino della società.

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Producing Censorship. Se ti censuro, ti informo


 
In un momento di continua diffusione dei mezzi di visibilità e di aumento della velocità dei sistemi informativi, un gruppo di artisti sceglie di esplorare il vasto mondo dell’informazione e del suo apparente contrario, la censura.

Producing Censorship, mostra ospitata negli spazi della Fabbrica del Vapore di Milano, dà voce ad autori in grado di dialogare con il “medium del messaggio” attraverso strategie estetiche che manifestano modi straordinari ed alternativi di vedere la comunicazione e comprenderne il significato.

LA MIA VERITÀ – Quando ho scelto di visitare questa mostra mi aspettavo che tutti i lavori esposti fossero di immediata comprensione perchè diretti ad un pubblico, considerato il tema di grande attualità, molto vasto. Mi duole ammettere che le mie aspettative sono state in parte deluse. Quando un artista si prende troppo sul serio a discapito del significato della propria opera, c’è qualcosa che non va.

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