Archivio Categoria: SILENCES

A window that gives light to less known or forgotten stories as well as curiosity and low diffusion news and reports – as the economic interests of Western countries towards North Africa – but exploited by the media when they were attractive. Focusméditerranée draws them from the silence in which they have been abandoned. Facts are not a matter of short mediatic moment, but often need time for a comprehensive picture. |E' una finestra che dà luce a storie meno note, curiosità o vicende dimenticate - come gli interessi economici delle potenze occidentali in Nord Africa - , ma sfruttate dai media quando “facevano notizia”. Independnews le ripesca dal silenzio in cui sono state abbandonate. Perché i fatti non parlano solo quando nascono. Per capirli bisogna seguirli.

Egitto dopo Giulio. La vicenda giudiziaria di Ahmed Said

Ahmed Said con Gianluca Solera durante il convegno "Non solo Giulio Regeni". Milano, 20 gennaio 2017. Ph. Silvia Dogliani

Il 3 febbraio scorso, il corpo torturato e privo di vita di Giulio Regeni è stato ritrovato in Egitto, lungo la strada che collega Il Cairo ad Alessandria. Del ricercatore italiano che lavorava ad un progetto sui sindacati indipendenti egiziani presso l’Università americana al Cairo si erano perse le tracce dal 25 gennaio 2016, il quinto anniversario dell’inizio delle proteste che portarono alle dimissioni dell’allora presidente Hosni Mubarak.
Ad un anno dalla drammatica scomparsa di Giulio, vi presentiamo la vicenda umana e giudiziaria di Ahmed Said, chirurgo egiziano e attivista per i diritti umani, arrestato al Cairo il 17 novembre del 2016 e liberato esattamente un anno dopo. Lo abbiamo incontrato a Milano, durante il convegno “Non solo Giulio Regeni, la violazione dei diritti umani in Egitto” organizzato dall’Ordine degli avvocati di Milano, COSPE onlus, Amnesty International, il Festival dei Diritti Umani e Aoi con il patrocinio del Comune di Milano.

Di fronte ad un pubblico silenzioso e riverente, Ahmed inizia a raccontare la sua storia: “Quando ero in prigione, ho incontrato ragazzi giovanissimi, condannati a 15 o 20 anni per aver manifestato”.

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Marocco: accesso alle moschee proibito ai non musulmani

SILENCESMoschea della Kasbah di Rabat, dove l'accesso è proibito ai non musulmani. Ph. Silvia Dogliani“Mi dispiace, lei non può entrare qui!”, mi dice sorridendo un uomo accanto all’accesso principale della moschea. Andare a Rabat e non poter oltrepassare le porte di Assounna e quelle della moschea della Kasbah è stata un’amara sorpresa. Lo sapevate che in Marocco l’accesso alle moschee è proibito ai non musulmani? E e che a deciderlo è stato proprio un francese?

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KOSOVO, esempio di “ricostruzione”(5)/ Dresnik. Una rakija con Ana

SILENCESSignora Dresnik_640Dresnik è una piccolissimo villaggio abitato da serbo kosovari che incrociamo durante un’attività di pattugliamento. NotOnlyMedSiamo partiti da Belo Polje, diretti verso il centro del Kosovo. Abbiamo attraversato altre località,  tra cui Gorzadevac, Donji Petric, Klina, Buca, Kos, Opraske, Osojane, ma una sosta a casa di Ana per un caffè e una rakija è d’obbligo (Guarda la GALLERY di Silvia Dogliani). Leggi il resto »

KOSOVO, esempio di “ricostruzione”(4)/ Gli studenti del Don Bosco di Pristina parlano di futuro

SILENCESDon Bosco_Don Matteo_640L’8 giugno scorso il Pdk ha vinto le elezioni in Kosovo e il premier Hashim Thaci, ex capo della guerriglia indipendentista Uck, ha raccolto il 30,6% dei voti, ricevendo così il suo terzo mandato di governo. Nell’ex provincia serba a maggioranza albanese anche una grossa fetta della minoranza serba ha scelto di andare a votare per avere propri rappresentanti al parlamento kosovaro.NotOnlyMed Il 18 giugno sono iniziate a Mitrovica le operazioni di rimozione della barricata eretta tre anni fa sul ponte Austerlitz, simbolo della divisione tra la comunità serba e quella albanese presenti nel Paese. Questa è la fotografia ufficiale del Kosovo nel giugno del 2014: un Paese che si sta dirigendo verso la “democrazia” e verso la “normalizzazione”. Ne è consapevole Don Matteo di Fiore, salesiano italiano che da otto anni dirige il Centro Don Bosco di Pristina e punta sui giovani per rafforzare il cammino verso questa “normalizzazione”, che per lui significa soprattutto, attraverso l’educazione, tolleranza e rispetto delle minoranze etniche e delle religioni (a sinistra Don Matteo e di seguito il Don Bosco di Pristina. Ph. Silvia Dogliani).

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