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DoveStiamoAndando? A mischiarci tutti, cominciando dalla musica e le arti

WhereAreWeGoingangelo-sturiale-4Catania. – “Dalla World Musica al grandissimo Bach, dalla musica tradizionale indiana memore delle sue origini iraniane fino a quella giapponese, dove affiorano echi coreani zen di ispirazione cinese, da certi codici pop innestati nella musica contemporanea da concerto all’utilizzo del banjo “country” nel cosiddetto metal islamico. Da sempre la creatività si nutre di incontri frequentazioni scambi conflitti”, dice Angelo Sturiale, Visiting professor di Discipline teorico-musicali presso l’Istituto Tecnologico di Studi Superiori, a Monterrey. Musicista, artista visuale e scrittore (l’ultimo libro, “Catalogo d’amore“, ed. Le Farfalle, è uscito a inizio estate), da molti anni Angelo divide il suo tempo tra il Messico e la natia Catania, della cui vita culturale è punto di riferimento certo. “Oggi”, riflette, “la velocità del vivere e l’elettronica favoriscono ovunque le commistioni musicali; non sempre la qualità è eccelsa, però alcune perle come ad esempio Bjork, Café Tacuba, Radiohead, John Zorn, testimoniano definitivamente la fertilità della contaminazione.

Una tendenza che non coinvolge soltanto la musica
“Certamente no. Alcuni settori dell’arte contemporanea, diciamo mussale, sono contaminati dalla street art; la video arte appare influenzata anche dai video-giochi; la letteratura, specialmente anglofona e francofona, continuamente si arricchisce con personaggi, contenuti, stili, vocaboli, codici provenienti da bi o trilinguismi; senza dimenticare alcuni artisti che utilizzando strumenti tradizionali di manifattura occidentale promuovono una poetica che collide creativamente con l’elettronica. Da un lato l’Occidente sempre più spesso riceve valori e tendenze asiatiche, dall’altro lato l’Oriente prende da noi ciò che ritiene importante, occidentalizzandosi. Il movimento, il fluttuare, è la cifra dei nostri giorni”.

Il che è clamorosamente evidente nelle capitali del mondo
“A Berlino, Parigi, New York, Tokio, Città del Messico, Pechino…in pratica ovunque ci siano incontri-scontri fra culture. La progressiva diffusione delle tecnologie delinea nuovi territori musicali che a loro volta fertilizzano realtà anche geograficamente molto distanti. Oggi, con la musica on line e il mare dei link e degli hiperlink internettiani, non è più necessario viaggiare per conoscere e farsi conoscere, influenzare e farsi influenzare”.

Secondo te è più probabile che questa commistione, definitivamente incentivata dalle tecnologie in comune, comporti in futuro una sorta di livellamento di identità, o al contrario un rafforzamento, oppure un fiorire di nuove identità?
“Mah. Volendo cercare una risposta nella Storia, le identità sono state sempre soggette al cambiamento. Chi, nei vari periodi, comincia a metterle in discussione (si tratta per lo più di artisti o intellettuali) viene generalmente additato come eretico. In genere si succedono poi una fase di sgretolamento, quindi un infittirsi di sospetti, infine la realtà si ricompatta attraverso un lento processo di assimilazione. Ma la ritrovata stabilità è ogni volta destinata, nel tempo, a conoscere medesime fasi di sgretolamento, sospetto, accettazione, assestamento. E daccapo. In definitiva, un ciclo perenne di staticità e di movimento creativo”.

Aspetti non contaminabili?
“Credo nessuno. Alcune società hanno tentato di inseguire un ideale di “purezza”, ma la Storia dimostra che ogni volta è un atteggiamento insensato, sterile, fondamentalmente distruttivo. Prima o poi, tutto influenza tutto”.

La tua esperienza in Messico?
“Oggi gli adolescenti delle grandi città sono sempre più simili in tutto il mondo, però conservano, nel fondo, delle strutture culturali, dei codici, che sono peculiari delle rispettive società. Ai miei occhi, ad esempio, i giovani messicani sono anime latine ma con mezzi e risorse sempre più statunitensi; vivono perennemente una situazione di amore/odio, conflitto/incontro tra il mondo ispanico latino e quello anglosassone, entrambi condizionanti a livello umano, culturale, artistico. Per me, come artista e docente, è un senza dubbio un’occasione di confronto e arricchimento su vari livelli”.

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