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LIBRI/ Turchia. Storie ordinarie di resistenza #5

CULTURE

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FocusMéditerranée pubblica questa settimana parte del quinto estratto di Testimone a Gezi Park, il libro di Luca Tincalla, scrittore e giornalista italiano che vive ad Istanbul ed ha seguito in prima persona la rivolta turca esplosa nel maggio 2013. In questa puntata, la parola (e la decisione) va agli editori.

In un’altra vita, lo ammetto, sono stato uno scrittore …

Uno scrittore senza aggettivi e senza metafore. Questa è la stima che, ancora, porto a me stesso e al mio lavoro. Se c’era e c’è qualcosa da aggiungere, la parola agli editori e ai lettori [da “Lettera agli editori].

Non ho avuto molta fortuna né in Italia né in Turchia. Nel Bel Paese ho avuto il privilegio di (non) avere una risposta negativa da più di cinquanta editori; in Turchia il mio romanzo sarebbe dovuto uscire il primo di giugno, ma è scoppiata la “rivoluzione”. Un tempismo perfetto.
L’analista, mia moglie, dice di prendere questa resistenza come un’opportunità per scrivere e sentirsi migliore. Quando le dico che lo sto già facendo, lei mi risponde che sto parlando con lei. Ne sa una più del diavolo. Più le confido che ho paura per quello che sto facendo – anche se lo faccio –, più lei mi dice che sono un debosciato.

Ho maturato che il mio analista ha due palle così, quelle che mancano a me. Ma vado avanti. E prego per un sano complesso di Edipo. Se in Turchia, in teoria, ho trovato un editore, questo lo devo a una persona chiamata Eda. Eda di mestiere fa l’agente letterario.

Ve la ricordate la biblioteca open-air? Qui, alcuni degli editori turchi, hanno deciso di elargire gratis i libri che pubblicano in nome della sapienza e della resistenza. Un bel gesto, direi. E sempre alcuni degli editori turchi si sono organizzati in una piattaforma e hanno scritto il loro Manifesto.

Eda ha già abbastanza rogne per i cavoli suoi, in questi giorni, mi ha chiesto – ordinato – di aiutarla. E così sta a me sensibilizzare gli editori italiani su quanto succede in Turchia. Ho chiesto aiuto a Claudia del “Manifesto”, un’inviata in gamba che ho conosciuto qualche giorno fa, tra un arrotino e una cucina a gas; e Claudia mi ha detto che mi può aiutare a essere cassa di risonanza, ma la lettera la dovevo scrivere io – tutte occupate ’ste pasionarias moderne.

Questa lettera è il meglio che le mie dita sono riuscite a dire, ve la scrivo anche a voi per due motivi. Il primo, evidente, è che così potete trarre le vostre conclusioni sulla mia incapacità a scrivere lettere “commerciali”. Per il secondo un po’ di suspense, alla fine della lettera.

Gentile Redazione xxx,

mi chiamo Luca, abito a Istanbul. Non vi sto proponendo un manoscritto e non importa chi sono; importa DOVE sono. Ho una RICHIESTA da farvi in nome degli EDITORI TURCHI.
In Turchia, come forse saprete, da quasi due settimane resistiamo contro un regime dispotico che fa della censura una delle sue armi migliori. L’ultimo bollettino parla di 4 morti e più di 8000 feriti.

Ho sentito che qualche giornalista l’ha chiamata “rivoluzione della birra”, poiché ultimamente è passato il divieto di vendita degli alcolici da-a una certa ora; non è così. Ho letto che qualcuno l’ha chiamata “la primavera araba turca”; i turchi non sono arabi, non credetegli. Ho visto commenti tipo “si battono per gli alberi”; l’albero è un simbolo, ma ci siamo – e ci stiamo – battendo ANCHE per proteggere la natura, non SOLO per quello. E nel proteggerla, proteggiamo noi stessi.
A Taksim, la piazza principale di Istanbul, gli editori turchi hanno creato una biblioteca open-air e regalano libri. Ogni giorno rischiano/rischiamo che le ruspe tornino a sgomberare e buttare giù gli alberi. Ogni giorno la censura impedisce che la gente che non usa i social network sappia quel che succede, e quando una notizia fuoriesce dalle maglie del regime viene, comunque, addolcita. Come uno zuccherino per i somari.

Questo è il manifesto degli editori turchi in italiano (…) ; e se lo vorrete dividere tra voi editori italiani, magari organizzarvi per una protesta comune, casomai metterlo nei vostri profili FB et similia… la Turchia ed io non smetteremo mai di ringraziarvi. Siate la nostra voce!

Per saperne di più potete contattare:
– Eda … dell’agenzia letteraria … ;
– L’inviata del “Manifesto” che ha parlato con lei, e cioè: Claudia …
– E, infine, il sottoscritto. Scrivevo storie; ora QUESTA è la mia.
Grazie per il vostro eventuale supporto,
Luca Tincalla

Ecco, ho scritto questa email e l’ho inviata a più di cento editori italiani. Claudia non ha avuto risposta, io non ho avuto risposta ed Eda ha avuto il privilegio di una risposta. Da Laterza. Chapeau!
Vediamo ora che dice la “Piattaforma degli editori turchi”.

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