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 Mennel Ibtissem, la musica che unisce. Ma forse no



In questi ultimi giorni c’è stato in Francia un dibattito molto acceso sulla giovane cantante di origini siriane  Mennel Ibtissem , che nel popolare talent show The Voice, la versione francese in onda su TF1, ha partecipato con Halleluja di Leonard Cohen. Parte della canzone viene cantata in inglese e parte in lingua araba, la dolce melodia di Cohen si sposa perfettamente con le note nostalgiche del canto arabo. La musica unisce.

Il programma televisivo The Voice è nato con l’idea di selezionare un cantante senza essere condizionati dal suo aspetto fisico, ma solo dalla sua voce. Quattro giudici siedono su poltrone rosse e premono un pulsante per potersi girare e guardare l’artista quando ritengono che sia all’altezza di entrare nel proprio team, che poi formeranno. Quando Mennel ha iniziato a cantare, la giuria – composta da Pascal Obispo,  Zazie, Florent Pagny e Mika – non ha esitato: ha premuto il pulsante e si è girata, ascoltando in silenzio la voce di una ragazza che indossa un turbante e illumina il pubblico con i suoi grandi occhi azzurri: è un momento magico. Purtroppo non dura a lungo. Quattro giorni dopo, Mennel deve lasciare il talent show a causa dei commenti xenofobi e degli attacchi violentissimi al programma.

Quali le sue colpe? Dopo gli attentai di Nizza del 14 luglio 2016, Mennel ha pubblicato su Twitter un commento giudicato complottista: la giovane si chiedeva perché dopo ogni attentato si ritrova sempre il passaporto del colpevole, accompagnando il tweet dall’hashtag #PrenezNousPourDesCons (#CiPrendetePerFessi).
La ragazza si è poi scusata e ha spiegato che aveva familiari a Nizza al momento dell’attacco. La rabbia l’aveva spinta a scrivere quel messaggio, i suoi commenti non erano pubblici, ma condivisi solo con i suoi amici. Ma le sue scuse non vengono accettate e Mennel viene esclusa dal programma.

E chissà se questa artista di 22 anni, nata in Francia da madre marocco-algerina e padre turco-siriano, vorrà ancora spiegare ai ragazzi di seconda generazione come lei che il suo e il loro Paese – la Francia – dà a tutti le stesse opportunità e non fa distinzioni. Lei ha cantato in arabo l’Halleluja  scritta da un ebreo canadese su una televisione francese perché pensava che quella era la “musica che unisce”. Ma forse no.

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