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Studenti cristiani e musulmani insieme per il dialogo a Milano

CULTUREIncontri_640Nell’opera di Ali Hassoun, “Annunciazione”, è sintetizzato il senso del dialogo, squisitamente teologico, prima ancora che culturale, tra cristiani e musulmani. L’atto di prostrazione verso Allah, da parte di un uomo e del suo figliolo, con in controluce l’Annunciazione di Leonardo da Vinci e la sura 3, Al Imran – che dice come Allah abbia scelto Mariam tra tutte le donne di tutte le nazioni perché pura – bene sintetizza una iniziativa appena inaugurata, e che viene annunciata come l’inizio di una serie virtuosa. Obiettivo: incoraggiare un appuntamento annuale fra i credenti delle due fedi che ormai convivono nella pluralistica realtà milanese.

L’evento è stato organizzato nel giorno in cui si celebra la festa dell’Annunciazione, il 25 marzo, il filo d’unione tra i cristiani, che festeggiano Maria Annunziata, e i musulmani, che in Libano hanno adottato a festa nazionale questa ricorrenza. Anche il luogo, la Cappella dell’Annunciata in università Statale, parla chiaro: quand’ancora gli edifici dell’università Statale erano lo spazio dell’ospedale detto Ca’ Granda, le mura vennero consacrate alla Vergine Annunziata.

L’incontro, promosso dal Servizio diocesano per l’Ecumenismo, in collaborazione con Consulta diocesana di Pastorale universitaria, fa il paio con un’altra iniziativa gemella lanciata in questi giorni. In università Cattolica, l’associazione Swap (Share with all people – un gruppo studentesco di giovani di diverse radici nazionali e religiose) ha organizzato l’esposizione Quando i valori prendono vita, presentando delle immagini di human interest sull’Egitto, al di là delle differenze politiche o religiose.

Paolo Branca, islamista, docente all’università Cattolica e responsabile della diocesi per i rapporti con l’Islam, spiega le ragioni di tanta insistenza verso il dialogo: “A Milano sono in atto già da tempo contatti tra cristiani e musulmani, magari in zone vicine a chiese o moschee, ma finora è mancato un momento capace di rendere questo incontro centrale per la diocesi. Questo è un obiettivo che è stato sempre caro al cardinale Angelo Scola: così ha fornito l’input per concretizzarlo in occasione della festa comune che lega cristiani e musulmani in Libano”.

Certo è che la figura di Maria può essere un ottimo terreno di dialogo, senza comunque negare la questione teologica che divide radicalmente islam e cristianesimo, vale a dire quella sulla divinità di Isa, di Cristo. Per i cristiani figlio di Dio; per i musulmani, profeta di Allah, precursore di Maometto ma appunto umano, umanissimo, ma mai della stessa natura (divina) di Allah.

Lo hanno confermato le due relazioni “Maria Nel Corano” di Yahya Pallavicini e “La rappresentazione della Vergine nell’arte dei paesi islamici” di Livia Passalacqua, e le testimonianze da parte di fedeli delle tre religioni dei Libri: Myrna Chayo, docente di lingua araba di religione ebraica; suor Luigina, appartenente alla famiglia delle Piccole Sorelle di Charles de Foucauld; Sumaya Abdel Qader, ricercatrice e sociologa, oggi cittadina italiana di origine palestinese-giordana.

Così Mariam, menzionata più nel Corano che in tutto l’Antico Testamento, e unica donna a essere chiamata per nome nel libro sacro per i musulmani, vergine e madre di Isa/Gesù può essere solo il migliore modello per i seguaci di Maometto, come lo è per i cristiani: di purezza, pazienza, fede. A ben vedere, il caso di Mariam è rarissimo ma esemplare: è quello di una donna sul cui corpo nessuno fa la guerra ma in molti di più si impegnano a fare pace.

Behold! the angels said: “O Mary! Allah hath chosen thee and purified thee – chosen thee above the women of all nations.
—Quran, sura 3 (Al Imran), ayah 42

 

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