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Vogliamo risposte. Che fine farà il Teatro?

Ti taglio ora per permetterti di ricrescere più forte poi, come dal parrucchiere… No ai tagli al FUS (Fondo Unico per lo Spettacolo), Teatro Valle Occupato, Il Sottoscala, sono solo alcuni dei gruppi nati su Facebook in difesa del nostro patrimonio culturale di cui il Teatro è degno rappresentante. Social network, discussioni, manifestazioni contro i tagli al mondo teatrale sono stati i veri eventi protagonisti dell’annata 2010/2011 e ora, con una nuova stagione alle porte, è lecito chiedersi: tutto questo è servito?

LA MIA VERITÀ– Assenza di risposte. Insensibilità politica ormai manifesta. Tagli come soluzione positiva al problema. Con i dati alla mano non si scappa. Le statistiche SIAE aiutano davvero a capire l’imponenza del mercato teatrale e dell’indotto che produce. E’ accettabile che si sotto consideri una tale risorsa?

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Sì, è servito sicuramente, e per due ragioni tutt’altro che ovvie. La prima è la dimostrazione, in senso universale, di come l’affermazione pacifica dei propri diritti espressa in pubblica piazza crei coesione, dando valore all’appartenenza – come individui e come cittadini attivi – ad uno Stato. La seconda ragione, più propriamente legata ai fatti, conferma il tasso elevato di sensibilità della gente comune verso un tema, quello della cultura, che viene percepito come una caratteristica imprescindibile del nostro essere italiani.

Questa premessa, che i mal pensanti potrebbero tacciare di vacuità o considerare furba dissertazione filosofica, è invece supportata da dati pubblici e reali in grado di avvalorare quanto sopraccitato. Sul sito internet della SIAE, la Società Italiana degli Autori ed Editori, è infatti possibile consultare l’Annuario dello Spettacolo 2010, una sostanziosa pubblicazione di 226 pagine riportante i dati statistici SIAE su ballo, cinema, teatro, sport e spettacolo dal vivo.

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Dove va il Teatro? Ph. Angelo Redaelli
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Come si evince dalle statistiche, il macroaggregato teatrale – composto da teatro propriamente detto, lirica, rivista e commedia musicale, balletto, burattini e marionette, arte varia e circo – ha messo in scena, nel solo anno 2010, 140.945 spettacoli e registrato 22.846.829 ingressi per un volume di affari pari a più di 450 milioni di euro (in concreto, 482.160.547,58).

Il solo aggregato teatro, pur registrando una flessione del 2,8 % rispetto al 2009, con i suoi 81.331 spettacoli rappresenta il 58% dell’intero macrogruppo.
Un dato degno di nota, cui l’opinione pubblica attribuisce grande valore esprimendo il proprio dissenso contro i tagli al FUS approvati dal Governo nelle ultime manovre finanziarie.

Oltre che “indignati colti”, questi italiani, così attenti al tessuto culturale, comprendono l’evidenza dei fatti: quella consistente offerta di eventi citata nelle statistiche non è minimamente realizzabile senza l’esistenza di una altrettanto ricca compagine di lavoratori. Cosa si pensa di fare per questa gente di spettacolo già costretta a convivere con forme contrattuali capestro e paghe ai minimi sindacali? Non c’è ancora risposta, a meno che la politica non voglia presentare i tagli come soluzione positiva al problema e dunque rieccoci: “ti taglio ora per permetterti di ricrescere più forte poi, come dal parrucchiere”.

Per la nuova stagione teatrale, che aprirà a breve i battenti, si prospettano dunque tempi difficili. Perché dovrà sostenere il peso dell’assenza di risposte e perché dovrà scontrarsi con un’insensibilità politica ormai manifesta, che le istituzioni non possono più celare dietro quella grande attenuante chiamata “Crisi”.

 

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