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Andata e ritorno, un progetto di vita

“Tunisia-Italia, andata e ritorno” non è un biglietto per salire su una nave o su un aereo, ma un progetto di vita pieno di sogni, speranze e anche d’angosce.

Di fatto, quando si parte per la prima volta, non si sa mai quando si farà ritorno e del biglietto Tunisia-Italia-Tunisia si usa solo l’andata.

E’ consuetudine – una volta arrivati in Italia – spedire via posta il biglietto di ritorno per recuperare il recuperabile. Ma alcuni migranti preferiscono tenerlo fino alla scadenza. La cosa più importante è raggiungere l’altra sponda del Mediterraneo. Non importa quanto il viaggio possa costare.

Tanto – quando un giorno si troverà un lavoro – si guadagnerà molto di più di prima e si recupereranno tutte le spese. L’andata e ritorno diventerà “Italia-Tunisia-Italia”, fino al compimento del progetto e all’ultimissimo biglietto di solo andata: “Italia-Tunisia”. Così sognano e sperano la maggior parte dei migranti.

Fino alla metà degli anni Novanta non c’era bisogno di prendere un barcone rischiando la vita per venire in Italia, bastava acquistare un biglietto di andata e ritorno e avere in tasca 400.000 lire da mostrare ai doganieri italiani. La nave era certamente il mezzo di trasporto meno caro.

Ci si avventurava in un Paese di lingua e cultura diverse, di abitudini, usanze e costumi nuovi. Si sapeva allora e si sa adesso che per realizzare certi sogni bisogna imparare a convivere con ciò che è ‘diverso’.

E’ dunque questa convivenza con il ‘diverso’ il tema principale di questa rubrica, che raccoglierà storie ed esperienze personali, a cominciare dalla mia nella prossima puntata.

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