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Dove stiamo andando? A lavorare insieme

WhereAreWeGoingmuretti a secco 1_640Il tuo Cristo è ebreo/ e la tua democrazia è greca/ La tua scrittura è latina/ e i tuoi numeri sono arabi/ La tua auto è giapponese/ e il tuo caffé è brasiliano,/ il tuo orologio è svizzero/ e il tuo walkman è coreano/ La tua pizza è italiana/ e la tua camicia è hawayana./ Le tue vacanze sono turche,/ tunisine o marocchine./ Cittadino del mondo/ non rimproverare il tuo vicino/ di essere straniero”.
Graffito Munich

ROMA – Una società tecnologicamente evoluta – raffinata come lo sono tante nel nostro mondo – sovente sbiadisce saperi artigianali, antichi retaggi, arti, poesie, racconti, usi, costumi, mestieri, pratiche agricole. Un rischio del quale siamo mediamente consapevoli, e che le attuali ondate migratorie evidenziano: provenendo per la stragrande maggioranza dal mondo in via di sviluppo, i migranti (*) sovente ripropongono abilità manuali che noi abbiamo perduto, o rifiutiamo, o semplicemente ignoriamo.

Più ancora che di contenuti, si tratta di un insieme di ritmi, valori, tempi, sensibilità. Il senso dell’integrazione, consistendo in reciproca conoscenza e solidarietà, produce benefici: dal loro punto di vista, potrebbero essere il disporre di un posto dove finalmente vivere con dignità e, dal nostro, l’opportunità di tornare a giovarci di lavorazioni artigianali ormai obsolete. Supportato da adeguati corsi di formazione e dall’insegnamento della lingua italiana, il percorso stempera le (più o meno) inevitabili tensioni inerenti al processo di integrazione e può costituire un aiuto importante specialmente per i minori.

Dal nord al sud dell’Italia, una miriade di interventi in quest’ottica è prevista e viene via realizzata nei programmi di “accoglienza integrata” messi a punto dal “Sistema di protezione per i richiedenti asilo e rifugiati” (Sprar, inquadrato nel Ministero dell’Interno), organismo che agisce in collaborazione con gli enti locali. Di fianco allo Sprar, di integrazione si occupano – direttamente o indirettamente, a tempo pieno e parziale, con diverse competenze e diversi risultati – un numero imponente di associazioni ed enti, pubblici e privati.

 

muretti a secco 2_640Lavorazione a mano di stoffe e cartapesta, produzione di ceramiche, cure agricole specialmente di alberi da frutta, innesti e potature, rinvasi, piccole ristrutturazioni edilizia, ricostruzione di muretti a secco e terrazzamenti degradati, ricupero ambientale e urbanistico, progetti di edilizia sociale e partecipativa, e tante altre attività. Di grande visibilità il ripopolamento di aree abbandonate con il conseguente ritorno anche delle coltivazioni, tradizionali e non. Ne sono direttamente interessati 2 milioni fra case e caseggiati di vario tipo, dimessi o fatiscenti o diroccati o comunque inutilizzabili, sparsi in ben 6mila “paesi fantasma” (divenuti progressivamente tali dal dopoguerra a oggi, e il cui numero, secondo Legambiente, è destinato, entro il 2016, a salire fino al 42,1 del totale).

Esemplare l’esperienza di Riace, sulla costa reggina, celebre dal 1972 grazie al ritrovamento dei Bronzi oggi custoditi nel Museo Archeologico del capoluogo di provincia. Verso la fine degli anni ’90 i residenti erano circa 500; dall’entroterra continuava a migrare verso il mare, altri lidi, nord Italia, l’estero. Così, questa società di migranti ebbe un’idea per i migranti stranieri e italiani: accogliere i nuovi arrivati nelle case abbandonate, istituire delle borse/lavoro a loro dedicate, impiegarli via via nelle mansioni più diverse – ristrutturazione di edifici, ma anche interventi in agricoltura, raccolta e smaltimento dei rifiuti, recupero di antiche botteghe e quant’altro.

A Riace – sulle cui orme si stanno muovendo altri comuni calabresi fra cui Badolato, Acquaformosa, Caulonia – gli abitanti sono intanto arrivati a circa 2mila, dei quali almeno 400 migranti, una ventina le nazionalità. “Riace paese dell’accoglienza”, citano numerosi cartelli lungo le strade di accesso al comune. L’economia è ripartita, il paese si è ripopolato e la dimensione multietnica è diventata un’attrattiva anche per il turismo solidale.

(*) In questo articolo, come nel precedente del 1 ottobre e nei prossimi, il termine migrante è usato in senso lato e letterale: indica perciò chiunque scelga di andarsene perché a una morte certa in patria preferisce una possibilità di sopravvivenza incerta all’estero

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