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DoveStiamoAndando? A portare solidarietà


MOGADISCIO – “Oggi, in tempi di globalizzazione anche delle crisi internazionali, la necessità di investire nella Cooperazione allo Sviluppo penso stia passando da motivazioni umanitarie, altruistiche o solidaristiche, a considerazioni di tipo economico, sociale, politico“, dice Guglielmo Giordano, che da tre anni è capomissione della Cooperazione italiana in Somalia. Fino al 2000 stava alla Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo (per coordinare le nostre iniziative multi e bilaterali  con il Medio Oriente e il Nord Africa); in precedenza, per dieci anni alla FAO.

Cosa può fare, in Somalia, la Cooperazione Italiana?
“Dopo un lungo periodo di inattività (che ci viene spessissimo rimproverata da molti dei nostri abituali interlocutori) abbiamo ripreso a lavorare, ma i pochi mezzi disponibili non ci consentono di competere con Paesi come Gran Bretagna e Stati Uniti, ma anche Svezia e Danimarca, che hanno accolto numerosi immigrati di origine somala. Malgrado ciò, la presenza particolarmente attiva dell’agenzia sul territorio e le relazioni strette di forte vicinanza hanno portato le Autorità somale a considerare l’Italia come un interlocutore privilegiato”.

In quali settori i progetti di maggiore impatto?
“Agricoltura, pesca, infrastrutture; ospedali regionali (in Somalia, la spesa sanitaria è attualmente di circa 30 euro a persona all’anno e solo 3 strutture su 10 dispongono di un termometro); formazione tecnico professionale e universitaria piuttosto che educazione primaria”.

La Somalia vive oggi una situazione tragica – insufficienza alimentare, azioni di gruppi terroristi, mancanza di strutture governative
“Periodiche siccità e ricorrenti alluvioni (fenomeni peraltro collegati) si susseguono; da quasi un ventennio mancano investimenti in settori fondamentali come la gestione dei canali di irrigazione, il drenaggio del letto dei fiumi, l’indigamento dell’acqua durante la stagione delle piogge, il controllo della deforestazione contro la produzione illegale di carbone. Per avere un’idea della situazione basti ricordare che nel secolo corso, anni ’80, questo Paese importava prodotti alimentari per 80 milioni di dollari l’anno; oggi, 19 volte tanto. Il governo, così come lo intendiamo noi, per quasi un trentennio non è esistito; quando si è fatto riferimento a qualche forma di autorità, questa era caratterizzata da violenze e soprusi. Almeno due generazioni di somali non sanno, proprio non capiscono, il significato delle parole “pace”, “giustizia”. Sfilacciamento di potere e mancanza di coordinamento hanno agevolato il controllo su vaste aree, soprattutto rurali, della fazione terroristica Al Shabaab, che ha un’estrema capacità organizzativa, in particolare nella esazione delle imposte. (Storicamente, la grande maggioranza della popolazione somala no ha mai condiviso una visione estremista dell’Islam)”.

Il tutto in un contesto caratterizzato da eventi bellici scatenati nell’area mediterranea in maniera incontrollata, sommovimenti radicali e viaggi della disperazione verso le sponde nord …
“Fino a pochi anni fa era molto difficile spiegare, e far capire/condividere, le ragioni della Cooperazione allo sviluppo; più che altro se ne discuteva fra addetti ai lavori. La globalizzazione ha portato, in un certo senso, a ‘globalizzare’ anche le crisi internazionali e la presenza fisica – cruda, spesso drammatica – di persone che fuggono da morte certa o da situazioni economiche insostenibili, una presenza che sovente suscita ostilità diffusa nei Paesi di arrivo. A volte il numero dei migranti accolti viene consapevolmente gonfiato in funzione di strumentalizzazioni varie. Basterebbe un banale raffronto fra le poche decine di migliaia ospiti in Italia e il totale della popolazione (157.000 su 57 milioni) rispetto alle cifre cui deve fare fronte il Libano (2.2 milioni su 6 milioni)”.

Esistono iniziative che solamente la Cooperazione pubblica è in grado di intraprendere? Le interazioni con le Organizzazioni della Società Civile (onlus, ong ecc.)?
“In genere noi interveniamo sulle politiche, le riforme, il rafforzamento delle istituzioni. Le Organizzazione della Società Civile sono essenziali per le azioni sul terreno, in particolare nel settore dei servizi (scuola, sanità), dello sviluppo (settore primario) e degli aiuti umanitari”.

Secondo te, in Europa, la tendenza è a incrementare le attività di cooperazione, o al contrario?
“Purtroppo, l’attenzione della comunità internazionale è tuttora orientata più che altro a sopperire a esigenze derivanti da emergenze, sovente dovute a catastrofi provocate dall’uomo più che dalla natura”.

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