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Egitto, Tunisia, Marocco e Giordania: opportunità di business

SOCIETYMediterranian_Sea_16.61811E_38.99124NQuali sono le opportunità di business nell’area del Mediterraneo e del Golfo? Come hanno influito sulle relazioni economiche le Rivoluzioni arabe degli ultimi tre anni? Lo spiega il rapporto pubblicato in occasione della prima Conferenza internazionale organizzata nell’ambito della Med&Gulf Initiative, il progetto di ISPI, Intesa Sanpaolo, Promos – Camera di Commercio di Milano.  Il documento si divide in tre sezioni: quadro geo-politico – che analizza il rapporto di forze interno e con gli altri Paesi – , quadro economico, presenza italiana e opportunità di business. Vi riproponiamo alcuni estratti salienti emersi dallo studio.

La nuova geopolitica egiziana a tre anni dalla caduta del regime di Hosni Mubarak
Bisogna quindi considerare la nuova Rivoluzione niente più che un mero ritorno allo status quo ante? Il processo che ha portato alla caduta di Mohamed Morsi ha rappresentato un colpo  durissimo per l’Egitto post-Mubarak. Non solo Morsi non si è rivelato all’altezza del compito. La stessa Fratellanza ha palesato debolezze e fragilità difficilmente preventivabili, dimostrandosi soprattutto incapace di leggere correttamente i delicati equilibri di potere del Paese e, soprattutto, di dialogare con le molteplici anime del sistema egiziano. A livello internazionale il cambio di leadership ha lasciato strascichi importanti: se l’ascesa di Morsi alla presidenza era coincisa con un rafforzamento delle relazioni con Doha e Ankara, la caduta del leader islamista ha segnato una totale inversione di tendenza, favorendo il riavvicinamento del Cairo con Riyadh, Dubai e Kuwait city.

La tenuta giordana alla prova dell’instabilità regionale
Nonostante i fattori esterni e interni di destabilizzazione, accresciutisi sensibilmente dal 2011 in poi, negli ultimi anni la Giordania è riuscita a mantenere un sostanziale equilibrio politico. Il potere centrale resta saldamente nelle mani di re Abdallah II e della monarchia hascemita, che gode del forte sostegno da parte dell’apparato di sicurezza, dei clan beduini e dell’élite finanziaria (che controlla gran parte del settore privato e della finanza giordana). […]Tuttavia il Fronte d’azione islamica (Iaf), il braccio politico del movimento dei Fratelli musulmani, si è  mantenuto freddo nei confronti di riforme che, pur costituendo un passo in avanti rispetto al passato, rimangono operazioni cosmetiche. A ciò si aggiunge, quale ulteriore elemento di instabilità, la politica  economica del governo attuale, improntata all’austerità di concerto col Fondo monetario  internazionale, che ha concesso alla Giordania un prestito di 2 miliardi di dollari nel luglio del 2012. Dalle tensioni della politica interna dipende in parte anche lo stesso legame con Washington, che in ogni  caso rimane la pietra miliare della politica estera giordana. Nel 2008 l’amministrazione Obama ha approvato un piano di aiuti di 660 milioni di dollari annui.

Il Marocco tra riforme e crescita
Il Marocco vanta una notevole stabilità politica ed una sostenuta crescita economica, caso più unico che raro nella regione. Il re Mohamed VI, che si appresta a celebrare il 15° anno di regno nel luglio prossimo, appare saldamente al comando. Gli Stati Uniti rimangono un partner chiave per il Marocco che dal 2001 gode dello status di major non-Nato US ally.

 La Tunisia tre anni dopo
Tre anni dopo la caduta del regime di Zine al-Abdine Ben Ali, le forze politiche tunisine sono riuscite a votare una nuova Carta costituzionale nel gennaio scorso sotto la guida di un governo tecnico presieduto dal primo ministro ad interim Mehdi Jomaa. Approvata la legge elettorale a inizio maggio, all’attuale esecutivo rimane il compito di traghettare il Paese verso le prossime elezioni, legislative e presidenziali, previste per dicembre. Anche gli Stati Uniti, l’Unione europea e il Giappone sostengono il processo di transizione democratica tunisino. Proprio Tokyo ha concesso nel 2013 un prestito di 507 milioni di dollari, mentre gli Stati Uniti (che già avevano garantito un prestito di 500 milioni) hanno intensificato anche la cooperazione militare per garantire maggiore sicurezza.

Economia
Tra il 2004 e il 2008 i quattro Paesi avevano registrato una crescita sostenuta del Pil (5,7%), grazie a condizioni favorevoli sia esterne, prima su tutte la fase ciclica positiva attraversata dall’economia mondiale e dai Paesi emergenti, sia interne, l’adozione in particolare di riforme finalizzate a stimolare l’iniziativa privata e aprire il sistema economico ai capitali e al commercio estero, nel contesto di accordi siglati sia con l’Unione europea sia infra-regionali. La crisi finanziaria mondiale del 2008-09 ha avuto effetti limitati sulle economie di questi Paesi, data la bassa esposizione degli stessi verso strumenti finanziari tossici e la contenuta apertura internazionale dei sistemi finanziari locali. La frenata delle esportazioni, seguita in ogni caso alla caduta del commercio nel 2009, è stata in buona parte compensata dal sostegno pubblico alla domanda interna, attraverso sussidi e generosi aumenti salariali nel pubblico impiego. Nel biennio 2009-10 la crescita media del Pil nei quattro Paesi, sebbene inferiore alla media del quinquennio precedente, si è così mantenuta tonica intorno al 4,5%. Nel biennio 2014-2015 la crescita economica nei quattro Paesi, sebbene ancora contenuta, è prevista in nuova accelerazione (al 3% nel 2014 e al 4,2% nel 2015).

Gli scambi dell’Italia con i quattro Paesi
Gli scambi complessivi dell’Italia con i quattro Paesi considerati sono cresciuti sensibilmente dal 2004 raggiungendo i 13,5 miliardi di euro nel 2011. Nel 2012 si è registrato un decremento (-2,1% a/a) proseguito anche nel 2013 (-0,5% a/a), quando l’interscambio bilaterale tra Italia e i quattro Paesi si è posizionato su 13,2 miliardi di euro. Egitto e Tunisia sono i partner più importanti tra i quattro considerati, e coprono rispettivamente lo 0,6% e lo 0,7% del commercio estero italiano, mentre Giordania e Marocco coprono lo 0,1% e lo 0,3%. I saldi commerciali italiani sono positivi con tutti e quattro Paesi e pari nel complesso a 3,4 miliardi di euro.

 

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