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Governi e buoi dei Paesi tuoi

Sto facendo le valigie. Anzi, stiamo facendo le valigie. Io e lui a casa nostra. Gloria e Omar a casa loro. Insomma, avete capito. Andiamo in vacanza tutti e quattro ma sarà una vacanza speciale. Gloria andrà a casa di Omar. Conoscerà la prima famiglia e la prima moglie del suo uomo. E io e il mio lui li accompagneremo. Mi chiederete perché. Oddio, dopo avere parlato con Mehrdad, il “consulente islamico”, avevo deciso di stare accanto a Gloria in questo viaggio abbastanza difficile, in cui la mia amica verrà introdotta alla prima moglie di Omar.

Non oso pensare cosa succederà. Comunque sia, appena ho comunicato la mia decisione al mio, di uomo, si è mostrato corrucciato. “Ma come, non passi le ferie con me e vai con Gloria?” C’era rimasto male, per lui è inaccettabile. Allora, ho trovato la soluzione: vieni via con me, gli ho detto. Proposta accolta con entusiasmo. Lui ha parlato con Omar e Omar ha detto: perché no? Del resto, quale occasione migliore per portarsi appresso il suo compagno di merende italiane? Fu così che ci siamo ritrovati a fare le valigie tutti e quattro.

Mentre facevamo i bagagli, dicevo, siamo capitati su un discorso spinoso che voglio condividere con voi. Volevo essere scherzosa, mi son messa a far due risate sull’adagio che tutti conoscono bene: quel mogli e buoi dei Paesi tuoi che in questa situazione ci sta a pennello, appunto, per contrasto. Una riflessione ironica, vista la situazione assurda. E lui ha aperto una filippica contro un certo stile italiano, un certo modo di pensare che – dice – non capisce.

Perché avete l’abitudine di parlare e di giudicare situazioni politiche di cui non sapete niente, di cui non avete idea? Ad accendere la miccia del suo disappunto, una discussione di ieri a cena con amici: la primavera araba, l’intervento italiano in Libia, il contrasto in Siria tra lealisti e governativi. E, in tutto questo, il ruolo della religione, del sunnismo e dello sciismo, dell’Iran e della Lega araba.

Ieri si era contenuto. Ma adesso, con me, non me le manda a dire. «Quando parlate replicate gli stessi errori della vostra politica estera: mettete il naso ovunque e andate dietro a chiunque senza che ne abbiate piena coscienza. Ma cosa ne sapete voi davvero delle tribù libiche, degli alawiti e di Assad, della cultura tuareg e dei Fratelli musulmani?». Non posso dire che il suo ragionamento sia sbagliato, ma nemmeno che sia totalmente corretto. In fondo, non è mica un male occuparsi degli affari esteri, specie quando il tuo Paese, in un qualche modo, è coinvolto.

Gli chiedo perché tutto questo accanimento. «Siamo noi che dovremmo decidere che governo scegliere per i nostri Paesi, senza ingerenze. Lasciate che siamo noi a parlare e discutere delle nostre cose, così come noi non ci permettiamo di mettere il naso nelle vostre». Vai a spiegargli che il lavoro della diplomazia è una cosa e che l’opinione pubblica è un’altra. E vai anche a spiegargli che l’opinione dell’italiano medio prevede che si spari a zero un po’ su tutto e che si tenda a far chiacchiera su molto altro. «Io non mi permetto di parlare di Berlusconi, perché voi trinciate giudizi su Assad, Mubarak o Gheddafi?»

Ho capito, amore, ho capito. Dobbiamo rivedere il proverbio. Meglio “governi e buoi dei Paesi tuoi”. Le mogli lasciamole a casa.

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