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Il fidanzamento


Catullo non credeva così tanto nella buona fede di Lesbia. Ricordate cosa diceva il poeta latino alla sua donna dai cento, mille e più di mille baci? Nulli se dicit mulier mea nubere malle/ Quam mihi, non si se Iuppiter ipse petat./ Dicit: sed mulier cupido quod dicit amanti,/ In vento et rapida scribere oportet aqua. “La mia donna dice che non vuole sposare nessun uomo/ Piuttosto di me, neppure se Giove stesso lo volesse./Lo dice: ma ciò che dice la donna all’amante appassionato,/ Si deve scrivere sul vento e sull’acqua che rapida scorre”.

La sua promessa d’amore era incrinata da un dubbio capitale: la donna è mobile. Ma in questo caso, nel caso di Gloria, si sarebbe ricreduto. Come si è ricreduto Omar, l’uomo di Gloria. Dopo l’incontro con Asma, la prima moglie di Omar, Gloria ha preso la sua decisione: sì, ce la posso fare. Sì, accetto che lui abbia un’altra famiglia. Sì, accetto di essere la sua seconda moglie.

Me l’avessero detto tempo fa, sarei rimasta basita. Ma adesso ho capito, so che si può. A molte condizioni. Soprattutto a condizione che le donne sappiano fare di necessità di condivisione virtù, che non si facciano la guerra, che sappiano coalizzarsi anche “contro” il loro uomo, nel caso agisse male. Ma anche lui, lui dovrà essere eccezionale. Perché non tutti gli uomini sanno far bene i califfi, dare a ogni donna un ruolo che la faccia sentire, a suo modo, unica, amata, gratificata.

Comunque sia, Omar mi sembra in grado di potere far fronte a tutto questo, nonostante la scivolata iniziale e la paura del rifiuto di Gloria, quando avesse saputo che era già sposato in Patria. Lo guardo in questi giorni: è amabile, rilassato, gioca con i suoi bambini e ha utilizzato un metodo strategico per fare avvicinare le due donne.

Il primo giorno le ha fatte conoscere. Il secondo ha portato fuori i bambini con la seconda. Il terzo giorno ha organizzato una cena arabo-italiana. Avreste dovuto vederle appassionarsi l’una a hummus e tahina, l’altra a pasta e parmigiano. E avreste dovuto vedere anche il piccolo panda, il figlio minore di Omar e Asma, aggirarsi tra i fornelli porgendo padelle e ridendo, mentre noi, in soggiorno, ci godevamo lo spettacolo. Il grande ci faceva compagnia, sfoderando una certa aria di intesa col padre.

Ad un certo punto, avviene qualcosa. Le due donne tornano dalla cucina con i piatti. I due ragazzini schizzano nella loro stanzetta. Tornano da lì con due pacchettini. Il padre li sprona: “Yalla, yalla”. Gloria è già seduta. I ragazzini si avvicinano, lei è davvero sorpresa. Asma, dall’altra parte del tavolo, abbassa la testa. Sa cosa sta per succedere: questo è un regalo di fidanzamento.

Gloria non se l’aspetta ma ha appena capito: ecco, sono stata introdotta, mi hanno accettato. Il suo sguardo va su Asma, seduta accanto a Omar, di fronte a lei. Omar la guarda raggiante. Fa un cenno per dire “naam”, “sì”, col capo, invitandola a scoprire il contenuto del regalo. I pacchettini hanno il colore dell’oro. Gloria allunga la mano sul tavolo, i ragazzini si fanno sfuggire un altro “Yalla”, subito stoppato dall’“Halas, basta!” del padre.

Gloria apre il pacchetto. C’è un bracciale d’argento che Asma prontamente aggancia al braccio della promessa sposa, della sua nuova sorella. Poi, dal contenitore più piccolo, rosso come l’amore, Gloria estrae una catenina, sempre d’argento. Il ciondolo dice: “Allah”. Omar si avvicina alla sua futura sposa con un sorriso: prende in mano la preziosa collana e le copre le spalle. Per Gloria, adesso, tra il collo e la nuca, l’attesa di lui è nel tocco.

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