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In Italia 364mila imprese di stranieri, il 6 per cento del totale

Se l’economia made in Italy arranca, quella straniera è in chiara evoluzione. Secondo gli ultimi dati di Unioncamere, forniti alla presentazione del progetto Start it Up,  in Italia sono 364mila le imprese di immigrati, il 6 per cento del totale. Nel terzo trimestre cresciute 7 volte in più della media. Lombardia prima con 72.770 imprese di immigrati, seguita da Lazio e Toscana.

Come si legge nel comunicato di presentazione del progetto “L’identikit dell’aspirante imprenditore immigrato corrisponde a persone prevalentemente giovani e di istruzione elevata, equamente distribuite tra entrambi i generi e nella maggior parte dei casi provenienti dall’Africa o dall’America latina. Meno frequenti i partecipanti provenienti dall’Europa non Ue e dall’Asia”. Tutti comunque accomunati da un’abilità, come ha sottolineato il sottosegretario Guerra: ‘Le idee degli immigrati intercettano nuove domande legate alle comunità di provenienza”.

Resta un ostacolo per incrementare la loro attività: l’accesso al credito. Ma questo ancora non ha fermato la loro espansione sul mercato nostrano, che invece, come evidenziato dalla Fondazione Moressa di Mestre, registra un calo delle aziende italiane pari a 28mila unità. Se da un lato questo ultimo dato è sconfortante, un’altra lettura dei numeri può essere di certo confortante: pian piano si sta sgretolando la barriera etnica.

Secondo il rapporto Asia-Italia. Scenari migratori di Caritas-Migrantes, all’inizio del 2011 gli immigrati asiatici sono 767mila, pari al 16,8 per cento del totale, il triplo rispetto al 2000. I principali settori di occupazione: agricoltura e assistenza domestica. Avanzamento di carriere per le donne: secondo la Camera di commercio di Milano nel primo trimestre del 2012 le ditte individuali aperte da stranieri erano 24mila 267 (+788). Di queste, ben 4mila 958 avevano come titolare una donna (+ 197).

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