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La riservatezza

Quando un uomo ti dice “ti amo”, ti aspetti che mostri a tutti la sua affezione per te. Non dico di gridare ai quattro venti il nome della tua donna, né di affittare un elicottero per farlo planare sul suo terrazzo, e nemmeno di andare in tivù per gridare al mondo mediatico che sì, che tu la ami, visto che le serenate non si usano più.

Ma, almeno, chessò io, avere la compiacenza di avvisare gli amici più stretti, o quelli un po’ meno stretti che è lei, è proprio lei la donna della tua vita.

Il fatto è che Aziza fatica a capire alcuni annessi e connessi culturali legati alla riservatezza e/o alla esposizione pubblica dei propri sentimenti da parte degli uomini arabi. Quindi, ovviamente, del suo uomo.

Per intenderci, lo scontro è avvenuto in questi termini. Aziza ha una parte pubblica della sua vita e da questa mantiene molto lontana e riservata la propria storia d’amore. Anche perché, come dire, non si sa mai. E se non si sa mai tra le coppie alla “moglie e buoi dei paesi tuoi”, figuriamoci quanto possa convenire esternare tutto di una relazione che si mantiene grazie agli esotismi di mezzo.

Ma quando hai incontrato l’uomo della tua vita, non sarà bello condividere questa gioia o, almeno, questa “informazione” con un pugno di amici eletti? Cosa ci sarà di male? Perché non concedersi il lusso, ogni tanto, di fare sapere a qualcuno: “Sì, sono felice”? Sarà che ci credo al fatto che altri esseri umani possano provare gioia per me, sarà che sono veramente felice, sarà quel che sarà… Insomma, l’ho fatto. Con il suo disappunto. Un disappunto che non capivo.

Finché non me l’ha detto lui: “L’amore è una cosa segreta e preziosa, il gioiello più bello da tenere protetto. Mostralo solo quando vi avremo aggiunto la pietra più bella”. Bene, sto aspettando l’anello e il diamante. Dopodiché, cari miei, Aziza darà il via alle pubblicazioni.

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