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La sindrome della crocerossina

Chi si rivede, direte voi? Già, chi si rivede? Rieccomi qui, più felice che mai di ritornare tra le pagine di FocusMediterranee. Lo so che mi state chiedendo dove sono stata, cosa ho fatto, il perchè di questo silenzio e via discorrendo. Ecco, molto semplice.

Sono stata occupata. Quell’occupazione del corpo e dei pensieri, un’occupazione che viene dai nodi irrisolti della nostra vita e che, senza chiederti permesso, ti assale.

Mio padre ha avuto un male incurabile: sono riemersa solo da poco, da quando gli hanno detto che, a causa della sua maggiore età, le cellule tumorali non si riformeranno, se non lentissimamente. E, poi, c’è di più. Sarà perchè ero così debole e bisognosa di conforto ma con il mio uomo abbiamo preso a vivere con più tenerezza e comprensione. Il suo modo di fare, solitamente orgoglioso e assertivo, si è ridimensionato e si è conformato al mio modo di essere.

Non per rivangare le solite cose, ma poche volte nella nostra storia mi ha aiutato in cucina. “La cucina è terreno minato per gli uomini: non ci metto piede per non invadere il tuo campo”. Questa era la sua risposta ad ogni mio tentativo di avere una (minima) collaborazione. Poi, quel giorno in cui sono andata a trovare sua madre e ci ho vissuto per un mese, allora sì, ho capito che cosa intendesse. Per mia suocera è veramente così e gli uomini in cucina sono una disgrazia, vanno cacciati. Forse non ha tutti i torti, diciamoci la verità.

Stavolta – e non per rivangare lo stereotipo dell’uomo arabo – il mio uomo  ha superato se stesso e si è messo di buon lena ad aiutarmi. E’ arrivato a cucinare anche una bamia eccellente e un cous cus di pesce che non credevo potesse mai riuscire a fare. E poi ha preso anche a fare una cosa che non è da lui: comunicarmi le spese mensili, il quanto, il quando, il perchè di un conto che si allunga e si accorcia a seconda delle tasse da pagare, del lavoro fatto, delle piccole tentazioni dello shopping.

Lo so che per voi è una cosa normale. Ma condividere tutto questo è davvero inusuale per lui: i compiti sono molto separati e rigidi: la donna si occupa di una cosa l’uomo di un’altra. Come mai, mi sono chiesta un mattino, mi sta facendo il rendiconto delle spese? Il problema è che ancora si comporta così e io no riesco a capire se stia entrando nella sindrome di chi ha decso di perdere un pezzo della propria identità culturale per acquisirne un altro del tutto diverso.

Spero proprio che non gli finisca il protagonista di un racconto di Hassan Blasim, lo scrittore iracheno che racconta la storia di Selim Abdel Hussein (nella raccolta di racconti Il matto di piazza della libertà, ed. Il Sirente) che, rifugiato politico in Olanda sotto il falso nome di Carlos Fuentes, fece di tutto per dimenticarsi di essere arabo: rinnegò così tanto le sue origini, fingendo un abito non suo e snaturandosi, che finì, pazzo, per suicidarsi.

Senza arrivare a questi eccessi, nelle coppie miste può capitare. C’è da dire che, con moderazione, anch’io faccio lo stesso. Sono sempre lì a pormi il problema di quello che una donna araba farebbe al posto mio, ad occuparmi di lui, dei suoi turbamenti mentali, delle sue paturnie. Dei momenti in cui gli manca la sua patria e gli viene quasi da piangere, fino a quelli pieni di euforia ingiustificata. Tra mio padre e il mio uomo, in quesi mesi, cullata da una tenerezza nuova, mi sono chiusa in me stessa mentre donavo generosamente una parte di me.

Dentro questa sindrome da crocerossina, mi ero persa di vista la vostra trasformazione: da indipendenti nelle notizie avete deciso di buttare più l’occhio sul Mediterraneo. Una bella sfida: nel mare nostrum delle differenze e delle indifferenze, c’è proprio bisogno di un cuore che batte verso Sud.

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