«

»

Lost in traslation

Non lo nego. Odio le persone che si riempiono la bocca per dire che hanno studiato scienze della comunicazione. La trovo una materia farlocca, solo un modo per portare il buon senso e la capacità di stare al mondo in cattedra.

Eppure, qualche volta ci vorrebbe una laurea. No, che dico. Di più. Un doc, un post-doc, un phd. Perché certe volte non ci si capisce. E stai lì, perso, lost in traslation h24, senza sapere bene cosa fare.

Se vi dovessi dire quante volte in una coppia mista, tra tutte le coppie del mondo, quella frase ricorrente “Non mi hai capito, non ci siamo capiti, tu non mi capisci” torna e ritorna, faremmo notte a far l’elenco. Ma in aggiunta, qui ci diciamo altro. Che viene declinato più o meno così: “Io e te abbiamo problemi di comunicazione”. Certe volte sarà la distanza, certe altre la lingua, altre ancora i comportamenti diversi che ti costringono a fare un’operazione continua di riconversione, distruzione e ricostruzione dei codici culturali; insomma, sarà tutto questo, ma qualche volta davvero i problemi di comunicazione ci sono.

Spesso si tratta solo di banali immusonimenti dovuti a ripicche, a pseudo-litigi, a piccole incomprensioni normali in tutte le coppie, ma qui si ingigantiscono. Come quella volta che io stavo zitta per trattenere il mio disappunto nei confronti di una sua intemperanza momentanea e, invece, lui l’ha presa per una incapacità di comunicare una reazione interiore in un’altra lingua. In quel momento, se proprio ve lo debbo dire, avevo pronto un bel “fuck” (scusatemi!), ma ho scelto di giocare la parte della signora. Si tratta di incapacità di comunicare o semplicemente di capacità di applicare il buon senso in un momento critico?

Tra l’altro, non per stereotipare, ma l’uomo arabo o comunque lui, ha una bella pretesa. Alla donna chiede di parlare poco e dunque l’accusa di aprire la bocca troppo spesso. Per non irritarlo ed essergli gradita, quindi, qualche volta ti limiti ad esprimere un giudizio anche sulle sue scelte o sui suoi comportamenti. Se non lo fai, però, ti dice: “Tu hai problemi di comunicazione”. Poi cerchi di spiegargli che ogni tanto preferisci star zitta e scopri lui che ti dice, di rimando: “Ma io voglio che tu mi dici e mi racconti”. Ma cosa debbo fare, ragazzi? Non ne ho idea.

Alla fine, ci si augura che tra mittente e destinatario, per fare arrivare il messaggio a destinazione, come insegna Roman Jakobson, ci si capirà.  Oppure debbo davvero rassegnarmi e correre a prendermi una seconda laurea? Magari io sono troppo schiacciata sulla funzione poetica del linguaggio e lui su quella fàtica. Help me!

 

 

 

 

 

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *