«

»

Migranti: impatto positivo sull’economia europea

MIGRATIONEvolution migrations_640Le divisioni sono sempre più evidenti in Europa, quando si parla di migrazioni e di crisi umanitaria: il 15 settembre scorso è saltato l’accordo sulle quote per acogliere 120mila profughi e da lì è iniziato il caos: viene sospeso Schengen, si ripristinano i controlli alle frontiere e un gruppo di migranti al confine tra Serbia e Ungheria annuncia uno sciopero della fame, mentre altri vengono arrestati in virtù delle nuove leggi restrittive sull’immigrazione, in vigore in Ungheria dal 15 settembre scorso. Ma il mondo è forse impazzito? La classe politica che si interroga sul fenomeno migrazioni e cerca, invano, di trovare una soluzione “accettabile e conveniente”, si è mai confrontata con chi si occupa di economia? Chi dei politici europei ha letto la ricerca condotta da l’Organisation de coopération et de developpement économiques(OCDE) sul beneficio che i migranti portano al mercato del lavoro e sulla crescita economica che gli stessi generano?

Pubblicato parzialmente sul quotidiano francese Le Monde, lo studio ha preso in esame i flussi migratori dal 2001 al 2011.

Il contributo che i migranti danno all’economia è superiore a quello che essi ricevono in termini di prestazioni sociali o spesa pubblica“, dice Jean-Christophe Dumont, responsabile della divisione migrazioni internazionali di OCDE. L’economista, per spiegare meglio questo concetto, fa riferimento a ciò che è avvenuto in Gran Bretagna, dopo il 2004, quando la Polonia è entrata a far parte dell’Unione europea e in pochi anni un milione di migranti polacchi hanno attraversato la Manica e sono giunti nel Paese. Dumont spiega che, negli anni a venire, in Gran Bretagna non si è registrato né un aumento del tasso di disoccupazione, né una riduzione del salario medio.

Secondo l’economista ciò che stiamo vivendo oggi è una crisi umanitaria eccezionale, in cui i rifugiati – particolarmente quelli siriani – impiegano molto tempo ad integrarsi in Europa, perché sono fuggiti da una guerra e sono privi di un un vero e proprio progetto di lavoro e di vita. Durmont afferma che il costo di accoglienza per gli Stati è effettivamente alto nel breve periodo, se si pensa alle strutture per i rifugiati, all’accompagnamento sociale e al supporto sanitario fornito. Non devono, però, essere dimenticati “i benefici che arrivano nel medio termine. La soluzione al problema è dunque ridurre il tempo necessario ai migranti per integrarsi nel mercato del lavoro“. Come fare? Accettando la richiesta di asilo il più velocemente possibile.

Flissi migratori_640Dello stesso avviso è anche il ricercatore di CNRS, Thibault Gajdos, intervistato da Le Monde. A suo parere il costo di accoglienza per le finanze pubbliche francesi è veramente irrisorio, se si pensa che la maggior parte di questi migranti sono giovani, vogliono lavorare, produrre ricchezza e offrire un futuro ai loro figli, e dunque “consumare, trovare casa e quindi partecipare al dinamismo dell’economia” del Paese in cui vengono ospitati.

Sulla paura che molti europei hanno di perdere il lavoro per colpa dei migranti – meno esigenti e dunque meno costosi per le aziende – o quella di generare un abbassamento dei salari medi, Gajdos risponde evidenziando il risultato di molte ricerche economiche, che dimostrano quanto la concorrenza dei lavoratori immigrati sia stata un fattore di accelerazione della promozione sociale dei nativi, spinti verso dei lavori più qualificati. Anche lo studio de l’OCDE è rassicurante: gli immigrati rappresentano il 15% degli occupati nei settori e mestieri in crescita, ma anche il 28% degli occupati nei settori in calo.

Il consiglio degli economisti è dunque quello di puntare sulle competenze dei rifugiati: se migliorano, l’impatto dell’immigrazione sarà positivo sulla fiscalità e la crescita.

Clicca qui per un maggiore approfondimento.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *