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Partire è un po’ morire


Se partire è un po’ morire, oggi non so più se esisto. La valigia è qui, chiusa, pronta per scomparire sul tapis roulant dell’aeroporto. E vorrei non averla fatta, non aver pressato in modo così meticoloso tutti i miei abiti, affinché si imbozzolassero dentro. Non avrei voluto incrociare lo sguardo del mio uomo, così contratto e fermo, tutto il dolore condensato sulle tempie, all’idea di lasciare ancora una volta, ancora un’altra, il luogo amato. Non ha la forza di alzare nemmeno un sopracciglio, lui così orgoglioso, così caparbio.Oh, Aziza, cosa non hai visto e sentito in questi giorni in un mondo che non è il tuo ma a cui senti di appartenere? Chi non hai amato tra queste dune e queste case color ocra, tra queste palme e questi grattacieli? La sua famiglia, intendo la famiglia di lui, come lasciarla? La madre, alta e nobile, i suoi occhi azzurro-verdi in contrasto con lo scuro della pelle, la sua risata fragorosa, pronta a scoppiare al momento giusto, a scheggiarci addosso, come una granata, particole di gioia. E il cugino di lui, con quella sua calma irreale, nella frenesia della città intorno, la sua collezione di copricapi da tutto il mondo islamico, i suoi discorsi senza tempo sulla storia, la morale, la giustizia, la felicità.

Ecco, è arrivato qualcuno a prenderci. Tra poco saremo in aeroporto. Gloria è con noi. È Omar a guidare, resterà ancora qualche giorno con la sua prima famiglia. Accanto a Gloria è seduto il figlio minore di Omar. Nel posto vicino alla guida c’è la prima moglie. Il figlio maggiore è rimasto a casa: piangeva quando la fidanzata occidentale del padre si era incamminata sulla soglia. Piangeva e non voleva far vedere quelle lacrime straniere, tanto la nuova donna del padre gli era piaciuta.

Nessuno parla in auto, nemmeno il bambino. Mi giro. Gloria ingoia le sue lacrime in silenzio. Non so se sia malinconia, gioia o nostalgia che monta a poco a poco. Non so se, mentre raccoglieva le sue cose aspettando Omar le venivano in mente i versi di Mahmud (Darwish): “O morte! Aspetta che preparo la valigia: / spazzolino da denti, saponetta/ rasoio, acqua di colonia e i vestiti. E’ mite il clima laggiù?”. Chissà. Ma una cosa so per certo: quel pianto, quella lacrima che ruga ogni speranza, ogni lontananza, ogni assenza, è la magra consapevolezza di essere la seconda.

 

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