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Potere alle donne

Tornare a casa. Tornare e non trovare nessuno. Nessuno che ti chieda perché sei partita o perché hai tardato. Avere preso un aereo per te, amore mio, e non trovarti lì, in quell’altrove lontano. Amare due bambini, i tuoi, più di te. Accettare tutto il tuo passato, quella guerra che incombe su di noi come una mannaia quotidiana, con tutte le sue colpe occidentali e le notizie dai fronti ancora aperti. Quanto mi hai chiesto, Omar? Quanto non mi chiedi ancora? E quanto mi chiede ancora lei, questa donna, Asmaa, che ho imparato ad amare come una sorella e che adesso lo è diventata davvero?

“Gloria – mi dico – Gloria, come hai potuto? Come riesci ancora? Come mai ogni passo è sempre un sì?”. Qui, a casa in Italia, dove sono arrivata in attesa che lui trascorra altre due settimane con la famiglia di origine e torni di nuovo da me, adesso qui, adesso sola, lo vedo dallo schermo. Lo vedo con loro. Lui che mi sorride, che mi manda un bacio, che mi dice “ti amo, sono appena ritornato a casa, grazie per quello che hai fatto per me”. E poi, sorridendomi ancora, ripete: “Asmaa e i bambini ti vogliono bene, ti adorano. E’ incredibile”. Chissà se lui, dalla maschia certezza della sua cultura millenaria, capisce davvero cosa sto facendo per lui. Quanto mi costa tutto questo.

Ora mi mostra dallo schermo la tavola pronta per il pranzo. Getto un’occhiata nella mia cucina: è vuota, è spoglia. Non credo che lui possa intuire cosa sto pensando, adesso. Che lui mi manca, certo. Ma forse non si aspetta che io sia già andata oltre, che sia saltata ad altre conclusioni. In fondo, questo esercizio, questo spossessarsi dall’amore esclusivo, può fare solo bene. Almeno nel mio caso. Come donna occidentale, ho la facoltà di lasciargli il diritto di possesso su di lei, sulla sua prima moglie. E a me? Cosa mi tocca? Io mi prendo il resto, rinunciando a essere l’unica ma anche godendo di periodi di libertà. Come le prossime due settimane che lui ha ancora deciso di trascorrere con lei.

Già, lei. Lei, Asmaa, che non può partire se lui non le dà il permesso. Lei che è stata riconosciuta dalla sua cultura donna di rispetto solo quando si è sposata diventando madre. Lei che adesso si appoggia su di me, su questa alleata da un altro mondo per prendersi un pezzo di libertà che le manca. Come? Due minuti fa mi ha chiamato quando lui non c’era. E mi ha detto: “Gloria, aiutami. Convinci Omar a farmi prendere un aereo da sola per andare a rivedere mio padre. Solo tu puoi farlo”. E io lì, dall’altra parte dello schermo a capire – finalmente – il senso dello women power mediorientale.

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