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Stranieri in Italia: ancora lontani dalla normale convivenza

Poco prima di Natale, in pochi giorni, due senegalesi uccisi e tre feriti a Firenze; un campo rom incendiato a Torino. In questo clima di crescente razzismo cosa ne sarà dei tentativi di integrazione messi in atto a fatica negli ultimi anni da una parte di società e politica?

 LA MIA VERITÀ – Perché ci ostiniamo ad usare la parola intolleranza quando si parla di stranieri o comportamenti semplicemente diversi dai nostri? Si tollera ciò che ai nostri occhi assume accezione negativa, e l’immigrato non dovrebbe di certo assumere questo significato. La parola corretta è integrazione.

Il 5 e il 12 dicembre scorso l’Osservatorio Romano sulle Migrazioni e l’Ismu hanno pubblicato due rapporti sugli immigrati e il loro stato di vita in Italia. Ma i dati sono in grado di tradurre il sentimento sempre più contrastante che caratterizza il nostro rapporto con lo straniero?

Entriamo nel dettaglio. Roma è divenuta la melting pot italiana: è la città che ha il più alto numero di immigrati con 442.818 presenze (più 9,2% rispetto al 2009) in tutta la provincia e 345.747 a Roma capitale, pari al 12% della popolazione. I romeni si confermano la prima collettività, con oltre 153 residenti e una quota sul totale del 34,7%, cinque volte più numerosi dei filippini. Seguono polacchi (oltre 20mila), bangladesi ( oltre 15mila), ucraini, abanesi e peruviani; cinesi oltre 13mila.

Questi numeri contrastano invece con il dato generale riferito all’intero Paese in cui si segnala una forte caduta del livello di crescita della presenza straniera, con una riduzione che raggiunge l’86% rispetto a quanto registrato lo scorso anno. Nel complesso infatti vi sarebbero solo circa 70mila presenze in più rispetto al 1° gennaio 2010. Si tratta di una forte battuta di arresto della crescita dovuta alla crisi, che ancora imperversa in Italia e nel resto d’Europa.

Tuttavia, a detta delle valutazioni, diminuiscono gli irregolari stimati in 443mila unità. Sul fronte del lavoro, le prestazioni occupazionali degli immigrati stranieri in Italia appaiono migliori di quelle degli italiani stessi. Infatti, mentre la forza lavoro immigrata è cresciuta di ben 276mila unità (+14%), quella italiana è diminuita di 160mila unità. Cresce inoltre il numero di studenti stranieri nati in Italia: nel 2010/11 rappresentano il 42,1% dei 711.064 alunni con cittadinanza non italiana, per un totale di 299.565 presenze. Diminuiscono i detenuti stranieri nelle carceri, aumentano coloro che hanno casa di proprietà.

Apparentemente tutti dati positivi, ma in realtà come stanno le cose? La verità è che non siamo ancora pronti a guardarci alla pari, alberga in noi un senso di diffidenza nei confronti dello straniero, di quello con la pelle più scura o proveniente da un Paese non dell’Unione. Se siamo ancora qui a mostrare dati, analizzarli, confrontare proposte politiche sull’immigrazione, domandarsi l’origine di un mancato quieto vivere tra comunità etniche, culturali e religiose diverse vuol dire che condividere gli spazi vitali con lo straniero non costituisce ancora la normalità.

Esistono, purtroppo, “mangiatori” di vita diretti come il killer di Firenze. Ma provate a pensare, per un momento, a questo percorso: immigrati che si dirigono verso Lampedusa, la loro carretta affonda. Alcuni di loro muoiono e finiscono sul fondo del mare. Diventano il pasto dei pesci. Gli stessi che finiscono sulle nostre tavole. Vogliamo davvero essere tutti cannibali?

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