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VERSO L’ALTRA SPONDA/ Migrare, tra emozioni e paure

Nel precedente articolo abbiamo parlato, con le donne del corso di italiano*, di un particolare tipo di viaggio migratorio, quello di persone disperate che per mettersi in salvo o per migliorare le loro condizioni di vita raggiungono le coste italiane presentandosi, consapevoli o meno, di fronte a un futuro incerto, tutto da conoscere e costruire. Una naturale conseguenza è stata quella di indagare meglio il loro viaggio di emigrazione, i loro pensieri e le loro emozioni.

Mai avrei pensato di arrivare in Italia!” racconta sorridendo M., partita sola dal Marocco. “Il primo posto dove sono stata è la Svizzera, dove sono rimasta un anno. Poi sono tornata in Marocco e ho iniziato a lavorare come commerciante. Io pensavo di restare perché stavo bene, avevo comprato casa, mio figlio studiava, ero sistemata! Un giorno mi ha chiamata mio fratello dicendo che mi aveva fatto i documenti per venire in Italia. Inizialmente ho detto ‘no’ ma lui aveva già pagato e fatto tutto e così…ho preso l’aereo e sono arrivata!”.

Durante il viaggio la marocchina non aveva paure o ripensamenti, ma il primo impatto all’arrivo in Italia non è stato positivo: “ho avuto qualche difficoltà perché ero abituata a una vita libera, gestivo la mia attività. Quando sono arrivata qui ho iniziato una vita diversa: ho trovato un nuovo lavoro, mi alzavo molto presto e dovevo farlo, per pagare l’affitto! È stata dura”.

Diversa è l’esperienza di S. e H., anche loro marocchine, che sono arrivate in Italia per ricongiungimento familiare. La prima, durante il viaggio in aereo, era felice perché in Italia avrebbe ritrovato suo marito, avrebbe vissuto meglio: “i miei pensieri durante il viaggio erano buoni perché era tutto pronto per me: c’era già una casa, non avevo paura e poi avrei avuto di nuovo la mia famiglia unita”.
Le emozioni di H., invece, erano divise tra gioia e dolore: “da una parte ero triste perché lasciavo la mia famiglia e dall’altra ero felice perché qui ritrovavo mio marito”.

K. dal Venezuela, Paese in cui è nata e cresciuta, si è trasferita negli Stati Uniti, dove ha vissuto qualche anno prima di partire per l’Italia. “Avevo emozioni contrastanti perché non volevo lasciare gli Stati Uniti però, allo stesso tempo, volevo conoscere l’Italia. Mio marito era già qui e io desideravo avere tutta la famiglia unita“. K. conosceva già l’Italia dai libri: la storia, la geografia, le belle città, i musei, l’arte, la musica e la cultura. Pensava a tutto questo e si sentiva felice. Forse, avendo già affrontato un primo viaggio migratorio, sapeva in parte a cosa andava incontro e questo le ha dato maggiore sicurezza e le ha permesso di vivere il trasferimento in modo più sereno.

L’esperienza di M. – da El Salvador – invece, è diversa dalle precedenti perché “c’era un problema di soldi, mia sorella era qua e così ho chiesto a lei se in Italia si trovava lavoro. Sperando in qualcosa di meglio per noi e per il bambino che aspettavo siamo partiti. Era agosto, abbiamo preso l’aereo e il nostro pensiero era proprio quello di migliorare. Eravamo a zero quando siamo arrivati, ci ha ospitati mia sorella per tre mesi, mio marito lavorava anche se poco, però tra alti e bassi ce l’abbiamo fatta e continuiamo con l’aspettativa di migliorare”.

Ogni viaggio migratorio è una storia a sé che può essere vissuto come un fatto doloroso o più sereno a seconda delle personalità, della vita famigliare e delle esperienze avute.

* Famiglie del Mondo, organizzato da Stripes (www.stripes.it)

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