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KOSOVO, esempio di “ricostruzione”/ La rabbia di Vesna

SILENCESKfor1_640“Voi giornalisti non capite nulla. Gli Stati Uniti, l’Europa … tutti non hanno capito niente della situazione qui in Kosovo!”. E’ piuttosto diretta Vesna Malinkovic, rappresentante per le minoranze etniche della municipalità kosovara di Istok (abitata principalmente dall’etnia albanese). Immagine 1E forse un po’ di ragione questa donna serbo kosovara ce l’ha. Non è facile capire le numerose sfaccettature del Kosovo, come neppure trovarlo sulle cartine geografiche, perché questo Paese esiste e non esiste. Russia, Cina, Spagna, Gracia, Cipro e altri Stati, tra cui ovviamente la Serbia – che continua a rivendicarlo come parte integrante del proprio territorio – non lo riconoscono.

Le guerre o i conflitti – anche se i due termini non vogliono dire esattamente la stessa cosa – si assomigliano tutti. Oggetto della disputa è spesso il controllo di un territorio e delle sue risorse (acqua, gas, petrolio, …), la richiesta di riforme e di maggiore democrazia, la supremazia di un’etnia o di una religione su altre … Sono tanti i conflitti, le guerre e le rivoluzioni in cui, in questi ultimi decenni, i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo sono stati direttamente o indirettamente coinvolti, se non i protagonisti. E tanti gli interventi di “pace” o di “ricostruzione” da parte dell’”Occidente”. Vi abbiamo raccontato le recenti Rivoluzioni in Nord Africa, le storie ordinarie di resistenza in Turchia, le vite in fuga, quelle dei migranti, verso un futuro migliore, le barriere che dividono e i ponti che collegano culture e popoli. Oggi ci spostiamo dunque in Kosovo, un’area meno mediterranea, ma molto rappresentativa. Un Paese ormai nel silenzio, quasi dimenticato. Eppure la storia del Kosovo ha molte similitudini con quella di altre terre che hanno vissuto o stanno vivendo il dramma di una guerra. Siamo andati a visitarlo con il contingente italiano della forza militare internazionale KFOR (Kosovo Force), guidata dalla NATO e presente nel Paese dal 12 giugno del 1999 per ristabilire l’ordine e la pace.

KFOR, alzabandiera_640Siamo entrati nelle case dei kosovari di etnie diverse e abbiamo ascoltato versioni e punti di vista differenti. Ne usciamo ricchi, ma confusi. “Ci vorrebbero almeno due articoli paralleli (la versione dell’etnia serba kosovara e la versione di quella albanese kosovara NdR) per raccontare la realtà del Kosovo” – è stata la battuta di un giornalista – perché uno solo non è sufficiente!”. Non possiamo che dargli ragione. E’ per questo che FocusMéditerranée ha scelto di raccontarvi il Kosovo – come esempio di “ricostruzione” – in diverse puntate. Partiamo con il punto di vista (e le accuse) di Vesna Malinkovic, ma prima di entrare nel suo ufficio a Istok e scontrarci con la sua rabbia, facciamo un passo indietro e mettiamo a fuoco quattro date importanti.

Prima del 12 giugno 1999 in Kosovo la tensione tra i gruppi etnici era molto alta e vi erano scontri quotidiani tra le forze militari della Repubblica Federale di Jugoslavia, il cui presidente era Slobodan Milošević, e le forze paramilitari dell’Esercito di liberazione de Kosovo (UCK). L’obiettivo di Milošević, che avviò una politica di assimilazione della provincia kosovara, era quello di eliminare l’etnia albanese della regione. La crisi umanitaria che ne derivò obbligò la NATO ad intervenire nel giugno del 1999 con le truppe KFOR per piegare la Serbia, proteggere la popolazione civile e ristabilire l’ordine e la pace nella regione. Sono note le contestazioni (e gli imbarazzi) sulle bombe lanciate dagli aerei Nato che colpirono civili innocenti. Da allora c’è stato un progressivo miglioramento: le relazioni tra Kosovo e Serbia si stanno normalizzando con la mediazione dell’Unione Europea (il 19 aprile 2013 è stato siglato un accordo a Bruxelles) e le Nazioni Unite continuano il processo diplomatico. Nonostante l’attuale presenza delle missioni KFOR e EULEX, la tensione tra i gruppi etnici resta comunque ancora alta. Nel marzo del 2004 si sono registrati episodi di violenza da parte dell’etnia albanese-kosovara contro le comunità serbe rimaste nel Paese. Il 17 febbraio 2008 il Kosovo si è autoproclamato indipendente. Benché riconosciuto da 108 Paesi, resta de facto sotto l’amministrazione delle Nazioni Unite.

Vesna2_640Con questa premessa torniamo nell’ufficio di Vesna Malinkovic, che dietro i suoi occhiali arancioni nasconde uno sguardo indagatore. “Prima del 1999, Istok contava 7mila novecento serbi. Di questi, dopo quindici anni, solo 2mila trecento sono rientrati”, ci spiega. “Noi forniamo i macchinari e loro coltivano la terra. C’è la volontà di tornare, ma poi vanno via. Non trovano lavoro, non hanno sbocchi, non ci sono le condizioni per restare”. Ci dice che in Kosovo non si produce nulla, c’è solo il commercio. Ma nonostante tutto ciò, anche Vesna ha scelto di rientrare nel 2007: “E’ stata una sfida!”, afferma con un sorriso amaro. Ci spiega chiaramente che “circa l’80% degli aiuti economici arrivano dalla Serbia”. E’ arrabbiata Vesna Malinkovic e non nasconde il suo rancore. Pensando al passato dice: “Non posso perdonare i bombardamenti”. Guardando al futuro afferma: “Gli stranieri pensano che siamo poco adeguati per l’Europa”. Poi conclude con un dato a suo parere scontato: “In realtà qui non c’è nessuna società multietnica. Siamo tutti divisi, la missione internazionale ha fallito”. Vesna Malinkovic non va oltre. Si alza dalla sedia e ci apre la porta salutandoci. Ha già detto tutto ciò che aveva da dire.

Nella prossima puntata un altro punto di vista, quello del contingente italiano della forza militare internazionale KFOR.

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SERBIA-KOSOVO-300x248Da ricordare:
8 maggio 1989 Slobodan Milošević diventa il Presidente della Repubblica di Serbia (e dal 1997 della Repubblica Federale di Jugoslavia) e avvia una politica di assimilazione della provincia kosovara, colpendo principalmente i kosovari di etnia albanese con un vero e proprio programma di pulizia etnica.
Prima del giugno 1999: scontri quotidiani tra le forze militari della Repubblica Federale di Jugoslavia e le forze paramilitari dell’Esercito di liberazione de Kosovo (UCK). Crisi umanitaria.
12 giugno 1999: la KFOR entra in Kosovo su mandato delle Nazioni Unite per garantire sicurezza e stabilità
17-19 marzo 2004 pogrom anti-serbo: importanti episodi di violenza da parte di militanti indipendentisti albanesi-kosovari di religione musulmana contro le comunità serbe rimaste in Kosovo. Vengono assassinati serbi ortodossi, bruciati e danneggiati anche monasteri e chiese.
17 febbraio 2008 il Kosovo esce dal protettorato occidentale e si autoproclama indipendente (oltrepassando unilateralmente i confini della vecchia risoluzione 1244 dell’ONU). Il territorio è attualmente amministrato dalle Nazioni Unite. Viene riconosciuto solo da alcuni Stati (in Europa, per esempio, non da Spagna, Grecia, Cipro, Slovacchia e Romania). La Serbia continua a rivendicarlo come parte integrante del proprio territorio. Cina e Russia difendono la posizione della Serbia.

Da sapere:
Etnie presenti oggi in Kosovo
– kosovari-albanesi (circa il 92% della popolazione)
– kosovari-serbi (circa il 5%)
– altre etnie: gorani, rom, bosgnacchi… (circa il 3%).
Missioni internazionali
– ONU con la missione UNMIK (United Nations Interim Administration Mission in Kosovo): è stata istituita il 10 giugno 1999 con la risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza, che ha nello stesso tempo autorizzato l’ingresso di un contingente di sicurezza guidato dalla NATO: la KFOR (Kosovo Force). Ha svolto le funzioni di polizia e giudiziarie fino al 9 dicembre 2008, quando queste competenze sono state assegnate alla Missione dell’Unione europea sullo stato di diritto in Kosovo (Eulex).
– NATO con le truppe KFORCE.
– Unione europea: dal 2008 con la missione EULEX per garantire la promozione e il rispetto della stato di diritto.

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