«

»

Eni in Libia. Come prima, più di prima

Archiviata la guerra in Libia, l’utile operativo dell’Eni vola sopra i 21 miliardi di euro (+15%), con una stima di oltre 140mila barili al giorno in più rispetto all’anno precedente. E grazie anche ai nuovi giacimenti in Mozambico, si prevede per fine anno un bel +18 per cento nel cash flow. Cioè la differenza tra tutte le entrate e uscite monetarie in un certo periodo contabile. Questo è il miglior dato indicativo per valutare la capacità finanziaria e la redditività di un’impresa. Con le spalle coperte, l’amministratore delegato dell’Eni, Paolo Scaroni, può dichiarare a buon diritto di: “voler consolidare la leadership nel mercato europeo del gas; un mercato oggi difficile ove però raccogliamo i frutti della rinegoziazione dei contratti di lungo termine, Gazprom in primis, mentre un contributo giungerà dalla nuova società di trading e shipping che opera a Londra, strumento fondamentale per operare in questi mercati volatili”.

 LA MIA VERITÀ –  Il  vuoto lasciato dalla politica di Gheddafì ha reso la Libia carente in sicurezza e priva di un apparato statale funzionante. Viene facile imporre le proprie condizioni barattando azioni umanitarie in cambio di gas e petrolio a prezzi più vantaggiosi.

Sul versante petrolio, Scaroni assicura che nel 2015 ci sarà il superamento dell’attuale produzione di idrocarburi, oggi pari a 2 milioni di barili al giorno. “Se avessimo avuto dei prezzi intorno ai 70 dollari, se non ci fossero stati l’impatto della Libia  e delle cessioni fatte – spiega Scaroni  – avremmo già raggiunto questo obiettivo di produzione”.

Ma è proprio così o invece il conflitto libico è stata una manna caduta dal cielo? Per spiegare bene la situazione attuale e il futuro che ci attende, conviene fare un passo indietro. Perché c’è stato un tempo in cui l’Eni faceva affari d’oro in Libia rimpolpando le tasche del raìs ed infischiandosene delle sanzioni Onu e Usa.

C’è un  dossier ENI-LIBIA  del 14 luglio 1998 riguardante il Western Libyan Gas Project, progetto che fa capo all’Eni volto allo sfruttamento del gas naturale prodotto in Libia attraverso l’esportazione e la commercializzazione in Europa. Ebbene, in questo dossier intitolato  “Eni-Libia Wafa Field e NC41 Offshore Progetto Gas” si legge che, se si porterà a compimento l’affare con il  dittatore libico Muhammar Gheddafi, bisognerà poi fare i conti con le sanzioni Usa.  E queste riguarderanno i soggetti (società petrolifere) operanti in Libia con ‘contratti’ la cui validità è successiva alla data di entrata in vigore del ‘Act’ e che violino le sanzioni  imposte dall’Onu (risoluzioni 748 del 1992 e 883 del 1993).  Non sono  colpiti  dalle  sanzioni i  contratti precedenti all’entrata in  vigore  del  ‘Act’ e  tutti  i  contratti di  fornitura di  beni, servizi e  tecnologia.

Per ‘contratti’ si intendono accordi con entità Libiche, relativi allo sviluppo di risorse petrolifere in Libia (esplorazione, estrazione, trasporto e raffinazione). Le  sanzioni  colpirebbero la  Società che  ha  posto  in  essere il comportamento sanzionato e  le  sue  consociate a conoscenza di tale comportamento. Sono pertanto escluse le società dello stesso Gruppo, non a conoscenza del  comportamento sanzionato (‘innocent Subsidiary’). Le  sanzioni che verrebbero imposte potranno essere scelte dal presidente degli  Stati Uniti tra le seguenti:

1) l’export-import Bank degli Usa non può concedere finanziamenti, garanzie ed  assicurazioni relativamente all’esportazione dagli Usa di beni o servizi destinati ad una Sanctioned Person;
2) Il  governo degli Usa non può concedere permessi di esportazione dagli Usa di beni e tecnologie destinate ad una Sanctioned Person. Il divieto si riferisce esclusivamente a beni e tecnologie la cui esportazione debba essere autorizzata dal  governo  Usa
3) Le  banche statunitensi non  possono concedere finanziamenti superiori a 10.000.000 US$ all’anno ad una Sanctioned Person,  a meno che la Sanctioned Person non utilizzi tali  finanziamenti per attività  umanitarie
4) Gli  istituti di credito e finanziari che siano Sanctioned Person non possono partecipare al mercato dei  titoli di  Stato Usa come  ‘primary dealers’, né possono essere depositari di fondi del governo Usa. Il governo degli  Stati Uniti non  può approvvigionarsi di beni e servizi da una Sanctioned Person. Il  presidente può imporre sanzioni finalizzate a limitare l’importazione negli Usa di beni e servizi prodotti da una Sanctioned Person.
Ma questo è secondario. Ciò che conta è finalizzare gli accordi col raìs perchè –
si legge ancora – le intese raggiunte consentono di  porre le condizioni per lo sfruttamento commerciale del gas dei giacimenti di Wafa e della struttura NC41 .. .progetto che presenta un tasso di redditività interna del 15,87% nel caso base e del 17,15% nel caso con investimenti inferiori del 10%.

Ci troviamo di fronte a valutazioni sul lungo termine di un affare troppo grosso per rinunciarvi. Che oggi, possiamo dire, ha fatto la fortuna dell’Eni.

1 comment

  1. mauro

    il tutto è troppo grande e complicato per essere noto o notificabile a tutti noi.
    Comlpimenti per lo studio e la documentazione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *