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Taranto. Storia di illegalità, inquinamento e decessi


 
Taranto.  A poche decine di metri di distanza l’una dall’altra, l’Ilva dei fratelli Riva, una delle più grandi acciaierie d’Europa, la Cementir, le raffinerie Eni, gli inceneritori. Tutto questo significa inquinamento dell’aria, dell’acqua, del suolo. In una sola parola ‘veleni’: polveri e micro gocce di benzo(a)pirene, ma anche un cocktail di PCB, diossine e furani che si accumulano nei campi. E’ di questo che ci si ammala e si muore a Taranto. E lo si fa nel silenzio: colletti bianchi, una parte di politica connivente e medici negazionisti vogliono gettare fumo su una epidemia.

 LA MIA VERITÀ – Il territorio italiano è violentato, saccheggiato sempre di più dal potere industriale e dall’abusivismo. Si costruisce nell’illegalità. Le tasche di costruttori e dirigenti d’azienda si arricchiscono. Il comune cittadino, invece, perisce. In silenzio. Pannella ha sempre detto: “dove c’è strage di legalità, c’è strage di popoli”. E’ dunque tempo di non dare più colpa a madre Natura, ma prendersi le responsabilità per la violenza quotidiana al territorio.

Trecento dipendenti dell’Ilva attualmente sono da monitorare per capire la correlazione tra le loro condizioni di salute e le emissioni dell’impianto industriale. Dal 2004 al 2010 15 sono morti per cancro, per mesotelioma pleurico e peritoneale. Ma tanti altri decessi rimangono nel dimenticatoio perché ancora non si riesce a dimostrare la correlazione con l’inquinamento ambientale. Con la delibera di Giunta regionale n. 1500 dell’agosto 2008 è stato istituito il Registro Tumori Puglia. L’attività della Asl è iniziata a gennaio 2010. Tuttavia, ad oggi, ancora nessun risultato.

Saverio De Florio, fondatore dell’Associazione Malati Cronici ed Immunitari di Taranto, così spiega le difficoltà nel reperire i dati sulle patologie ambientali: “Il ricatto occupazionale surrettiziamente alimentato, l’omertà ed il consociativismo hanno sospeso ed abrogato di fatto le garanzie costituzionali dell’Articolo 32.  Ammalati senza volto e senza giustizia a favore dei quali nessun governo nazionale o  regionale è mai intervenuto, autorizzando le indagini epidemiologiche geografiche, quelle in grado di disegnare il nesso di causalità e attribuendo finalmente un volto ufficiale agli inquinatori”.

Disastro colposo e doloso, avvelenamento di sostanze alimentari, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, danneggiamento aggravato di beni pubblici, getto e sversamento di sostanze pericolose, inquinamento atmosferico sono i reati per i quali sono indagati i dirigenti dell’Ilva. L’azienda ha diramato un comunicato in cui precisa: “Per il Gruppo Riva la salvaguardia della salute dei dipendenti risulta essere una priorità e la sorveglianza sanitaria viene svolta nei confronti di tutti i lavoratori dello stabilimento Ilva, seguendo protocolli definiti dai medici competenti sulla base della valutazione dei rischi per la salute e diversificati per aree produttive, impianti e mansioni di lavoro”.

Allora, se l’aria non nasce inquinata, se l’Ilva si dichiara innocente, perché a Taranto si continua a morire senza un motivo?

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