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VelEni d’Italia

Siamo giunti all’ultima puntata della nostra inchiesta. Per concludere un elenco necessario dei procedimenti penali per inquinamento e danno ambientale in carico all’Eni in Italia. Un triste pellegrinaggio di avvelenamenti e inquinamento.

 LA MIA VERITÀ – La mia indagine non intende colpire l’Eni o farne il capro espiatorio di tante aziende piccole e grandi che hanno avvelenato l’ambiente e danneggiato la salute dei  cittadini; bensì mantenere alto il livello di guardia dell’opinione pubblica. Troppo spesso gli investimenti delle industrie vengono salutati come azioni benefiche e altruistiche, mentre il vero guadagno è da una sola parte e la creazione di posti di lavoro sono solo una forma più subdola di sfruttamento.

Sono nove le aree in cui è stato accertato il danno ambientale in capo agli stabilimenti Eni e di conseguenza sono stati aperti dei procedimenti.
Partendo da nord verso sud incontriamo le zone di Pieve Vergonte, Mantova, Cengio, Porto Torres, Napoli orientale, Brindisi, Crotone, Priolo e Gela.
A Pieve Vergonte in Piemonte uno stabilimento Syndial (ex Sir/Rumianca) è accusato di aver inquinato con grandi quantità di Ddt il Lago Maggiore. Chiuso per patteggiamento il procedimento penale, nel 2008 il Tribunale civile  ha condannato in primo grado la società a risarcire 1,8 miliardi.

A Mantova troviamo la Syndial (già Enichem Polimeri) e la Edison (già Montecatini spa) e la zona è tra le più inquinate d’Italia. Da anni è in atto un contenzioso civile tra Eni e ministro dell’Ambiente, ma non si è mai giunti ad un accordo in grado di soddisfare entrambe le parti.
Nel 2008 è cominciata la causa civile per danno ambientale a Cengio. Sotto accusa l’ex stabilimento Acna (oggi Syndial). Il Ministero dell’Ambiente ha citato in causa l’Eni per lentezza nell’esecuzione degli interventi di bonifica.

Porto Torrese l’accusa è di disastro ambientale e avvelenamento di acque e sostanze per uso alimentare. Lo Stato si è costituito parte civile.
Nella zona orientale di Napoli, già sede degli stabilimenti petroliferi Q8 e Agip, l’Eni si sarebbe impegnata in opere di bonifica che procedano di pari passo con quelle della zona di Bagnoli.
Area dichiarata ad alto rischio quella del brindisino, che ospita uno dei più grandi petrolchimici d’Italia con gli stabilimenti di Enipower e Polimeri Europa. A Crotone sono finiti sotto inchiesta alcuni manager dell’Eni per lo smaltimento di rifiuti pericolosi prodotti dallo stabilimento di Pertusola sud. Ma non basta. E’ in causa anche la Syndial per danni ambientali il cui risarcimento supera i 2,7 miliardi. Intanto si sono appena concluse le operazioni di messa in sicurezza della discarica.

A Priolo ci sono due inchieste: la prima per un incendio che bruciò gli impianti delle raffinerie Erg (fino al 2002 di proprietà di Eni) e la seconda per accertare le responsabilità della contaminazione delle falde acquifere. Una relazione tecnica del 2010 ha documentato l’alto livello di inquinamento della zona di Priolo.   Una delle aree più inquinate del mondo è quella di Gela. Ad agosto 2010 si è chiuso un primo procedimento penale per l’utilizzo illegittimo del pet-coke prodotto dalla raffineria Eni di Gela, ma i cittadini non si arrendono e stanno studiando i dati che legherebbero la nascita di 18 bambini malformati all’inquinamento della zona. Basti pensare che il biomonitoraggio di un campione di popolazione effettuato dal Cnr ha dimostrato la presenza di livelli altissimi di arsenico, cadmio, mercurio e rame. Sarebbero dunque a rischio avvelenamento più di 20 mila persone.

Per il bene del Paese, e di tutti coloro che ci vivono e ci vivranno, non è forse il caso di darsi da fare più seriamente per abbassare altri parametri, oltre all’onnipresente spread?

1 comment

  1. mauro

    è come sempre Davide contro Golia e coloro (i politici)che hanno mascherato detti insediamenti con lo svilippo economico di dette aree .

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