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Dal carosello alla web TV: la rivoluzione chiamata TV digitale

Vogliono tenersi informati, aggiornati, vogliono rimanere in contatto con le proprie amicizie, ma anche valutare i prodotti da acquistare accedendo a forum di altri consumatori, agiscono attivamente sul processo di advertising ed effettuano anche ricerche professionali. Sono la generazione di oggi – giovani, adulti, anziani, bambini -, che si nutre di Tv: Web e Mobile.

LA MIA VERITÀ – La scelta degli Stati Uniti di introdurre un codice etico di utilizzo del 3D mi fa riflettere sugli effetti che questa tecnologia può provocare allo spettatore. Se da una parte infatti il virtuale consente di vivere sensazioni forti ed esperienze più coinvolgenti, dall’altra può influire molto sulla psicologia delle persone più sensibili. E’ giusto che l’etica protegga l’utente o la ricerca della forte emozione non va contrastata?

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E’ uno strumento complesso e versatile, che sfrutta velocità e facilità di fruizione di Internet, per rispondere in tempo reale e ovunque alle curiosità di un pubblico vario, appagando la sete di gossip e omologazione.

In Italia si assiste ad una lenta democratizzazione del mezzo televisivo, che non è più un bene di lusso riservato a pochi con la sola finalità di intrattenere e alfabetizzare, ma piuttosto uno strumento sempre più attento alle esigenze dell’individuo, in un mondo globale in continuo cambiamento. Da una parte c’è un diffuso lamentarsi della scarsità di contenuti e della bassa qualità dei programmi – con una preferenza per i varietà non volgari e i quiz -, dall’altra c’è un audience che costruisce la propria identità con e attraverso i media.

La nevrosi dell’apparire non è certo una novità così come la consapevolezza di una società in cui è raro poter dimostrare le proprie competenze. Ecco allora che la dicono lunga le facili opportunità offerte dalla TV per socializzare e “riuscire” nella vita.

In passato era necessario avere una preparazione o un talento fuori dal comune per accedere alla “grande scatola magica”. Oggi chiunque può diventare “famoso”. Vengono prodotti numerosi reality, in cui persone comuni, spesso grossolane, a prescindere dallo spessore delle proprie idee e dalla normalità della propria esistenza, si manifestano nelle loro emozioni, diffondendo spesso messaggi diseducativi.

Il pubblico televisivo è prevalentemente femminile e di età adulta, anche se aumentano i telespettatori più giovani. I bambini trascorrono davanti allo schermo 40 ore settimanali, con conseguenze allarmanti tra cui una difficoltà a distinguere realtà e finzione e una tendenza a sviluppare personalità aggressive e indifferenti alla sofferenza altrui. Dato preoccupante considerando che la TV è sempre più social e l’interattività con l’utente sempre più centrale.

La maggior parte degli spettatori italiani continua a preferire l’approfondimento politico e la cronaca nera. Voglia di realtà e di delitti, che però presentano solo il lato oscuro di una società, in cui sono ancora in molti a credere nei sani principi etici, tanto decantati dall’allora TV del Carosello.

 

5 comments

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  1. alba

    sono del parere che la TV sia morta o per lo meno che sia in via di estinzione. E non ci sarà più programma o format che tenga. Perché lo dico? Perché vedo il rapporto che hanno le nuove generazioni con la TV. Mio figlio che ha 12 anni la tv non la guarda quasi + perché i programmi che gli interessano o la musica se li cerca e li vede su internet, in più li vede quando vuole lui. La tv effettivamente ha dei ritmi troppo impostati e ti costringe a vedere quello che ti serve, invece le nuove generazioni sono abituate ad avere più libertà e possibilità di scegliere cosa, dove e quando, proprio grazie a questa meraviglia che si chiama world wide web!

  2. Cristina

    Anch’io rimango un filo perplessa sugli effetti che questa tecnologia può procurare allo spettatore. Certamente come mi è capitato di leggere recentemente su una recensione di un libro di Jonah Lynch, su questa tematica, non è certo questo tipo di tecnologia ad incrementare la vera voglia di realtà : dove va a finire banalmente il “profumo dei limoni”? dei nostri cinque sensi tre non vengono nemmeno presi in considerazione dalla TV digitale e così certo non solamente per questo diventa difficile uno sguardo critico che sappia imparare dalla diversità tra realtà e finzione.
    Facendo questa sottolineatura aggiungo che certamente come tutti gli strumenti a nostra disposizione, così anche da questo possiamo trarre tantissimi vantaggi: l’importante per me e che rimanga sempre al centro l’IO e la sua coscienza, non dimenticando mai che la vera conoscenza non si acquisisce solo per informazione, ma per “affezione”.
    Con questo augurio si può guardare tutto con occhi nuovi e forse è proprio questa la scoperta che ci può consentire di andare avanti in questo campo tecnologico e trovare ancora chissà quale mezzi di comunicazione ora inimmaginabili!

  3. Massimo

    Ciao Silvia, hai scritto un articolo molto interessante, che ha messo bene in evidenza il distacco che c’è tra la realtà e la finzione televisiva, e sugli effetti negativi che la fruizione passiva e massiccia di comunicazione “virtuale” provoca nel telespettatore, soprattutto se bambino o adolescente. Brava.

  4. paul

    concordo quanto detto nell’articolo: ora più che mai siamo di fronte ad una dicotomia provocata dalle maggiori opportunità che la tecnologia ci offre. Da un lato la tv diventa più democratica, dall’altro meno educativa e tristemente vuota di concetti, idee, contenuti. Considerando il grande potere della “scatola magica” che irrompe nelle nostre vite quotidianamente (non più solo in casa ma anche sui pc, telefoni, tablet etc.) mi aspetterei più senso di responsabilità delle emittenti, le quali però agiscono con sconfortante leggerezza, presunzione e sete di ascolti. Non giustifico, infatti, che i contenuti si adeguino all’audience, e non accetto l’idea che siamo causa del nostro male. Una tv responsabile dovrebbe imporre modelli ricchi di valori positivi, e non solo di emozioni primordiali come attrazione sessuale, paura, violenza (classici catalizzatori di ascolti). Secondo me la tecnologia non merita di essere accusata di tutto questo; anzi, grazie ad essa oggi più di ieri possiamo scegliere cosa “consumare”, di non sottostare a questo sistema e forse contribuire a migliorarlo

  5. franz

    Democrazia significa governo del popolo, dunque tv democratizzata intende dare la possibilità al popolo, gli utenti, di governare la tv. Non credo che questo processo sia in atto. Ritengo invece che sia in atto una tirannizzazione che attraverso l’appoggio degli utenti ed il proliferare dei nuovi mezzi comunicativi sta contribuendo ad affermare il vero scopo della tv: vendere! La vendita (di prodotti, idee, modi di vivere) è il tiranno che governa la “scatola magica”, e che a noi tanto piace.

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