«

»

DoveStiamoAndando? A cercare emozioni nei mobili di casa

Elena Di Troia. Vito GemmatiROMA – “A cercare emozioni: ecco dove sta andando l’architettura di interni, e il Mediterraneo è scrigno di emozioni”, dice il “Maestro d’arte” Vito Gemmati. Diplomato all’Accademia di Belle Arti di Roma e nel 1975 cofondatore del ‘Gruppo Ripetta’, Gemmati ha metabolizzato la migliore aria del XX secolo (con Achille e Piergiacomo Castiglioni, Kazuhide Takahama architetti, Gasparo del Corso gallerista, personaggi come Maria Simoncini che nei suoi negozi in piazza di Spagna e in via Montenapoleone proponeva il design internazionale). Gemmati ha ideato, realizzato e sovente anche dipinto mobili che stanno oggi in gallerie pubbliche e private in giro per il mondo; ha anche curato gli interni di alcune ville importanti nella campagna londinese e romana.

Il Mediterraneo come luogo dell’emozione?
“Oh sì. In Grecia ho praticamente sofferto della sindrome di Stendhal, in Turchia ballavo di gioia sui ponti del Bosforo, le musiche gitane mi hanno ammaliato nei paesi balcanici. Del Mediterraneo, Augusto fece una sorta di personale enorme piscina; chissà che, prima o poi, finalmente senza padroni né imperatori, il nostro mare torni a essere circumnavigabile – partenza da Roma, destinazione uno degli angoli più belli del pianeta”.

Interno Elena Di Troia. Vito GemmatiCon quali Paesi della sponda sud o nord hai lavorato?
“In Marocco per realizzare alcuni mobili, c’è un artigianato di grande qualità e a prezzi più che convenienti; quasi imbattibili la Spagna per le ceramiche (basterebbe ricordare Mirò e Picasso), l’Egitto e la Turchia per le stoffe. Anche i nostri artisti proseguono la nostra meravigliosa tradizione; abbiamo straordinari ebanisti, esperti di intagli e tarsie.

Ma negli anni recenti le attività di questo tipo sono state penalizzate dall’avvento delle nuove tecnologie e dall’affermarsi di prodotti industriali. Secondo me, oggi manca non tanto la creatività quanto la committenza colta. Abbiamo a disposizione Ikea, i cui mobili peraltro sono anche progettati bene; abbiamo la possibilità di metterci noi stessi al computer, disegnare le proprie idee, concretizzarle attraverso determinati meccanismi 3D e portarcele a casa. Tutto questo, e altro, significa arredamento mediamente gradevole e costi mediamente abbordabili: una conquista della nostra epoca. Una simpatica omologazione, perché no. Però la casa dovrebbe corrispondere solamente a chi ci abita, raccontare e testimoniare di quella personalità e di nessun’altra – niente di visto né di rivisto. A me interessa l’unicità: ciascuno/a di noi è un individuo unico nel bene e nel male, nessuno assomiglia a nessuno”.

Maria Teresa d’Austria, Elena di Troia, Elisabetta l d’Inghilterra. Vito GemmatiE’ il contesto culturale nel quale la serie dedicata alle Regine prende forma e si delinea attraverso il tempo, pezzi unici (“Come si usava nel 6/7/800 e anche nei primi del ‘900”) collegati da un filo conduttore di ironia: “Maria Teresa, Elena di Troia, Elisabetta…uno dei più divertenti è l‘Infanta Margarita, acquistata da una collezionista di Milano per la sua camera da letto”.

Programmi entro il 2017?
“Intanto un mobile che si rifà alla tradizione dei Mandarini, poi due consolle, delle quali una riprende il celebre ‘Le dejeuner sur l’herbe‘ di Eduard Manet, l’altra è intitolata ‘Le oche del Campidoglio‘.

Secondo te in futuro le persone saranno più libere di essere se stesse?
“E’ molto probabile, se riusciremo a liberarci da orari di lavoro improbabili, tabù, condizionamenti culturali, superstizioni. Però, se non sei (stato) educato all’arte, alla bellezza, a che ti serve la libertà di essere te stesso? Premi dei bottoni e si alza un letto, scende un armadio, si accende un forno e si apre una finestra: benissimo, tutto perfetto, tutto computerizzato. Ma le emozioni, chi te le dà?”.

Dovremmo cercarle anche nell’arredamento?
“Secondo me, sì; oggi sarebbero anzi le benvenute in tutti i campi. Ciò detto, se dovessi scegliere un’epoca nella quale vivere, sceglierei esattamente questa. E se proprio fossi costretto a indicarne un’altra, sarebbero gli anni 3000”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *