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DoveStiamoAndando? A chiedere all’elettronica di salvarci dai muri

Vincenzo Pezzolet, generale dei Carabinieri, storico, sociologo

Roma. “…Non mi piace suonare il contrabbasso/ né cercare un po’ di gloria nel successo/ non mi piace girare col maglione/ tanto meno cantare nei night club./ io vado in banca/ stipendio fisso/ così mi piazzo/ e non se ne parla più…”: era il 1966, I Gufi evocavano una società rassegnata che scambiava le rinunce per saggezza.

Ma di lì a poco il ’68 avrebbe sventrato le vagonate di ipocrisia, il re sarebbe stato nudo e Ulisse – mito fondante d’Europa – avrebbe ripreso a varcare colonne.

Adesso l’incubo del piccolo-è-bello torna a incombere: piccoli Stati economie culture progetti, e piccoli sogni ovviamente. Cosa ci salverà adesso?

“Sarà l’elettronica, anticorpo specifico del nostro tempo, a supportare le arti, le musiche, le realtà che da sempre sono argine alla cupezza. Ma, – osserva Vincenzo Pezzolet, generale dei Carabinieri, storico, sociologo – il muro fisico non lo metti a dispetto dei tuoi concittadini; lo decide l’amministrazione che è stata votata dai tanti che lo vogliono. Il problema di fondo rimane il tipo di cultura, l’educazione”.

Da Orban a Trump?
“I fatti di oggi ricordano l’inizio del ‘900, con la degenerazione dell’impero multietnico austriaco e la prima guerra mondiale. Come si fa a non rendersi conto che gli Stati di per sé sono destinati a contare sempre di meno.
Le migrazioni sono un fatto assolutamente naturale, ineluttabile; hanno sempre portato benefici, hanno sempre rinsanguato tutti gli esseri viventi dalle formiche agli elefanti. Anche oggi viviamo un fenomeno di portata storica, non arrestabile da qualsivoglia legge. Dovremmo approfittarne per migliorare, investire, ridistribuire, regolamentare, creare una società nuova, mettere a punto nuove idee per governare, per vivere. Invece i migranti finiscono utilizzati come leva di ricatto e/o di lucro (anche da parte degli Stati), oppure temuti e osteggiati da parte di tanti cittadini preoccupati di dovere dividere con loro la pagnotta”.

E’ il terreno di coltura dei nazionalismi
“Con quali conseguenze, possiamo ampiamente verificare nella storia. L’avvenire non sta nel rivendicare la propria nazionalità in modo solenne e protervo, bensì nel valorizzare le proprie culture, abilità, competenze tradizioni, nel destinarle ad arricchire un mosaico che a sua volta dovrà riceverle, metterle a disposizione, ridistribuirle, riproporle: in definitiva, rivivificarle. In particolare e per quel che più ci interessa, un’Europa unita come gli Stati Uniti (magari secondo modalità diverse vista la storia diversa) potrebbe disporre di un mix culturale potenzialmente straordinario, capace di proposte e soluzioni geniali a livello internazionale o anche interplanetario”

E qui entra in gioco l’elettronica
“Mai abbiamo avuto a disposizione un tale strumento di libertà, e dunque di conoscenza perché l’una non esiste senza l’altra. L’elettronica è in grado di infrangere qualsiasi muro, con un impatto infinitamente più diretto, drammatico, immediato – direi traumatico – di quanto possano avere le arti, le esplorazioni, i viaggi, le scoperte scientifiche e tutte quante insieme le attività capaci di allargare gli orizzonti umani.

I Social che consentono l’esistenza stessa della protesta nei regimi dittatoriali. Le immagini di You Tube che quotidianamente mostrano, e dimostrano, praticamente tutto, compresi i danni che non di rado le stesse amministrazioni infliggono ai cittadini. Equipe di scienziati collegati in tempo reale e impegnati in competizioni che non sono mai state tanto feroci e/o in scambi mai tanto fertili. Le forze dell’ordine che sono in grado, oggi, di combattere con successo i traffici della criminalità organizzata internazionale. Questo, giusto per dire le prime cose che vengono in mente”

Di fronte a un mezzo telematico che dilata tutto, dovremmo forse dilatare anche il nostro senso di responsabilità nell’utilizzarlo.
“Certamente sì, perché l’elettronica può tutto, nel bene e nel male, comprese le peggiori infamie – tipo diffondere dati che fanno crollare l’economia di un Paese, veicolare storture mentali che condizionano la vita, utilizzare a fini eversivi dati riservati di cittadini, pubblici uffici, centrali elettriche e tanto tanto altro, fino a deviare un missile o bloccarne la partenza o mandare in tilt una centrale di controllo militare.

Ancora non se ne parla, ma la prossima “vera” guerra sarà elettronica, con una prevista capacità di devastazione, seconda solamente alla bomba atomica. Le grandi potenze lo sanno bene, tant’è vero che sono in corso studi per regolamentare le possibili distruzioni (come le Convenzioni di Ginevra per i conflitti tradizionali)

 

 

 

 

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