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DoveStiamoAndando? A conoscere la Cambogia con l’aiuto di Pirandello

WhereAreWeGoing

Ravi Sisowath1

Roma – “In un contesto buddista la verità è ricerca di vita, devi trovare la via giusta; da voi invece, se la verità fa arrabbiare, meglio una piccola bugia che consenta di vivere armoniosamente. Ecco, questa differenza è stata il solo punto per me un po’ difficile”.

Saggezza mediterranea e reminiscenze pirandelliane…

Scoppia a ridere: “Lo so, lo so”. Ironico e autoironico, coltissimo, affettuoso, grande senso estetico e curiosità del vivere, S.A.R Ravivaddhana Sisowath Monipong, membro della Casa Regnante cambogiana, spiega che “la dialettica di Pirandello non corrisponde al mio ideale però ci convivo con molta gioia, anche perché mi aiuta a capire i miei connazionali di oggi”.

Fammi capire: Pirandello ti aiuta a capire la Cambogia?
“Durante la dittatura degli kmer rossi (1975-1979) che decimò un terzo della popolazione e l’80% della mia famiglia, i miei connazionali dovettero crearsi una loro verità. Una volta tornati liberi però, molti kmer rossi cambiarono identità per non essere riconosciuti. In Asia  si dice che quando hai vissuto cose terribili sotto una certa identità, vai al tempio e chiedi al monaco un altro nome per modificare il destino. Capita così che sovente a Phnom Penh, dove viaggio più volte all’anno, devo chiamare con un nome diverso persone che sono le stesse di prima, che conosco molto bene ma che ora vivono un’altra realtà. E questo è totalmente Pirandello. D’altra parte anch’io sono in una situazione simile: tanti amici mi chiamano Benoit, nome che mi è stato imposto quando mi sono convertito al cattolicesimo; per altri invece sono Ravi, diminutivo dell’originario Ravivaddhana; in famiglia mi conoscono fin da piccolo come Titou. Il mio primo nome, che in sanscrito significa “raggio di luce che si emana all’infinito” venne scelto personalmente dalla regina/madre perché gli astrologi di palazzo reale non si mettevano d’accordo su come chiamarmi”.

Cultore di astrologia e di studi esoterico come da millenaria tradizione familiare, educato in Francia (“la famiglia di mia nonna paterna è originaria della Provenza”), Ravi ha studiato sanscrito e latino, è laureato in letteratura contemporanea inglese e appassionato di storia dei movimenti femministi (“erano lungimiranti perché si rendevano conto che in tema di libertà sessuale avanzare pretese eccessive era il solo modo affinché, nel tempo, rimanesse almeno una parte di quelle istanze”). A Roma vive dal 1997, e per nulla al mondo vorrebbe vivere al nord “dove fa freddo e tutto funziona, invece le idee nascono dal caos”. Adora il Mediterraneo: “Mi sento protetto dal vostro modo di vivere, di essere, e poi ci sono gli odori, i profumi, gli effluvi – io sono asiatico quindi il mio primo impatto con la realtà passa per il naso”.

Diverso concetto di verità a parte, ci sono (state) altre ragioni di perplessità?
“Intanto, il galateo. Quando amici italiani (o in genere occidentali) mi chiedono una serata intitolata al cibo e alle tradizioni cambogiane, devo spiegare che per ogni cibo noi prevediamo una determinata musica, una maniera per accettarlo e un momento per mangiarlo. Siamo molto formali, e le regole quotidiane, spicciole, sono sovente opposte: qui ad esempio quando la persona più importante entra in una stanza tutti si alzano, da noi invece si abbassano perché la sua testa dev’essere la più alta; qui è il superiore a porgere la mano, da noi è l’inverso; e quando un cameriere ti serve un aperitivo, voi dite grazie, noi facciamo un piccolo cenno alla padrona di casa.

Poi, la gerarchia. Per intenderci con un riferimento macroscopico: nella nostra cultura e spiritualità (attraverso i secoli la Cambogia ha filtrato elementi di induismo e animismo nel contesto buddista, ndr) la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo non ha senso, soprattutto nel primo articolo secondo cui gli esseri umani nascono uguali. Come possiamo essere uguali se ognuno di noi porta il segno e il peso delle sue proprie vite precedenti? Se tu adesso (ri)nasci in una famiglia perbene e che ti ama, questo significa che prima sei stato un giusto, dunque meriti molto riguardo. Ma ti ho detto solamente un paio di frasi veloci, nella realtà le sfumature sono infinite”.

Come concili il fatto di essere cattolico e di credere nella reincarnazione?
“E’ una domanda frequente, di solito rispondo con una battuta. Il buddismo mira a compiere il ciclo infernale delle reincarnazioni, devi vivere 500 esistenze perfette per accedere al nirvana; se sei cattolico invece e ti comporti bene, ti basta una vita per andare direttamente in paradiso. Diciamo che ho trovato una scorciatoia assoluta”.

E diciamo pure che siamo di nuovo a Pirandello.

2 comments

  1. Marco Paolo Zurlo

    Fantastico, Amico Mio!

  2. Luciana

    grazie del tuo contributo a conoscere Oriente e Cambogia, mondi diversi e complicati

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