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DoveStiamoAndando? A curare malattie professionali legate all’elettronica


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ROMA – Che l’elettronica condizioni il presente e si profili determinante per il futuro, non c’è dubbio. Dimitri Mandolesi, specialista di medicina del lavoro nonché autore di numerosi articoli scientifici tradotti in più lingue, osserva che una conferma definitiva viene dal suo settore.
Nuove conquiste?
Telemedicina e sistema di soccorso da remoto (in uso da tempo ad esempio sulle piattaforme petrolifere) per tenere sotto controllo valori vitali dei lavoratori quali pressione, frequenza, saturazione di ossigeno e altri, così limitando anche il trasferimento in elicottero a pochi casi indispensabili.
Presidi tecnologici come gli esoscheletri che aiutano nel sollevare carichi, per ridurre le patologie muscolo-scheletriche e favorire la riabilitazione. E’ una tecnologia molto costosa, ancora in via di sviluppo, che interessa la ricerca militare, ospedaliera e accademica; in Italia, anche l’INAIL se ne occupa.
App sempre più numerose sui nostri pc e smartphone, per utilizzare, durante le visite, tutta una serie di strumenti, dagli ecografi ai fonometri. Dispositivi tascabili, o anche legati allo smartphone, per eseguire test capillari su singola goccia di sangue e sapere in meno di trenta minuti se sia necessario effettuare un vaccino causa l’assenza di determinati anticorpi (tetano, epatite B), oppure misurare la glicemia, oppure valutare la presenza di danno cardiaco (come negli infarti)”

Nuovi tipi di rischio?
“Se si utilizza il pc più di 20 ore settimanali aumentano le possibilità di affaticamento visivo (lacrimazione, visione sfocata, rossore) e disturbi muscolo-scheletrici. Nessuna relazione invece con il peggioramento di disturbi come la miopia. Da non sottovalutare la battitura delle dita sulla tastiera del pc; basti pensare che, in un lavoratore che effettua data entry, si può arrivare anche a una media di 9600 battiture al mese (124 kg di forza per singolo dito utilizzato al mese)

medicina-del-lavoroPer il resto, le malattie professionali più diffuse e/o in crescita?
“Quelle osteo-articolari e del tessuto connettivo (cioè ernie discali e tendiniti, queste ultime colpiscono mediamente più le donne degli uomini). Un dato molto interessante e molto poco conosciuto è che sulle ernie discali la posizione seduta può gravare più che il sollevamento di carichi. Per quanto riguarda gli infortuni, fra le lavoratrici la prima causa è la caduta, fra i lavoratori la perdita di controllo dell’automezzo: differenza legata anche ai diversi ambienti lavorativi – più donne nei lavori domestici, più uomini nell’edilizia”

Disturbi di tipo neurologico?
“C’è un crescente interesse della comunità scientifica nello studio delle polveri sottili che nel 2013 sono state inserite nel gruppo I (‘cancerogeni certi’) dall’Agenzia internazionale per la ricerca sui tumori (IARC); oltre ai noti effetti sugli apparati cardiovascolare e respiratorio, le polveri sottili sembrano penetrare anche direttamente nel cervello attraverso il nervo olfattivo (il naso) e influire negativamente su tutti i processi cellulari. Ci vorrà tempo per capire in quale misura questo influisca con le malattie neurovegetative, bisogna tenere conto anche delle straordinarie capacità di adattamento dell’essere umano”.

La filosofia di base mi pare la medesima di sempre, valida specialmente oggi: monitorare per prevenire, prevenire l’insorgere delle malattie o quantomeno il peggioramento.
“Certamente. Più che allo stato delle conoscenze, tuttavia, i problemi sembrano tuttora collegati a una ancora ridotta sensibilità dei datori di lavoro (e dei lavoratori) a questo tipo di cultura, situazione ulteriormente aggravata dal fatto che gli organi di vigilanza, sovente sotto organico, non sempre riescono ad avere un controllo capillare del territorio. E, pur facendo dei doverosi distinguo, i Paesi mediterranei generalmente non brillano per sensibilità a questo tipo di cultura”.

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