«

»

DoveStiamoAndando/ In famiglia: ma quale famiglia?

WhereAreWeGoingFamily_640ROMA – Esiste ancora la famiglia? Domanda formulata semplicemente guardandosi intorno, giusto un’osservazione piatta, lungi da provocazioni pretese recriminazioni sermoni e maestrini/e.

Persone che vivono sole. Una bella creatura che fa la scenografa e vive con il suo gatto, un anziano notaio innamorato deluso di una trentenne extracomunitaria, una transessuale che si guadagna da vivere battendo, un vecchio geometra divorziato i cui figli hanno optato per oltreoceano, un ex-ufficiale rimasto vedovo che fa lunghe passeggiate con il suo bassotto, un parrucchiere omosessuale che in estate sta sulla spiaggia fino alle 6 di mattina poi in macchina va direttamente in atelier. Per questa variegata umanità in obiettiva costante crescita, il mercato ha gà coniato il termine “famiglie mononucleari”: quotidianamente ne incontriamo esemplari – a volte lo siamo noi.

Persone legate da parentela, profonda amicizia. A proposito del guardarsi intorno:chi di noi non conosce coppie di pensionati/e che decidono di mettere insieme i rispettivi mille euro scarsi e reciprocamente assistersi, abitando insieme? Quanti milioni sono, le situazioni simili? Perché non devono essere considerati famiglia?

Persone omosessuali, uomini e/o donne che convivono, si vogliono bene, ogni tanto litigano, lavorano tutto l’anno poi – se hanno abbastanza soldi – vanno in ferie. (Esattamente come gli etero). In alcuni Paesi, ma non in Italia, né nella sponda sud del Mediterraneo, possono sposarsi o quantomeno ufficializzare il loro legame secondo un’apposita normativa. Perché non devono essere considerate famiglia?

Persone eterosessuali unite in matrimonio, sovente con figli, con una possibile variante allargata a nonni. Convivono, si vogliono bene, ogni tanto litigano, lavorano tutto l’anno poi – se hanno abbastanza soldi – vanno in ferie. (Esattamente come gli omo). Questa è la famiglia tradizionale: la sola da cui provengono diritti e doveri, la più diffusa specialmente nelle società mediterranee. Tanti vorrebbero imporla quale unica meritevole di riconoscimento. Perché?

Pur banalizzata e semplificata com’è, questa microcarrellata di tipologie quotidiane suggerisce tuttavia qualche considerazione, soprattutto domande. Riconoscere come famiglia anche dei nuclei diversi dai tradizionali in quale modo potrebbe mai influenzare o limitare la consapevole gioiosa facoltà che un uomo e una donna hanno di sposarsi e fare figli? Nel concreto, quale danno potrebbe derivare dal riconoscimento ufficiale di legami della cui esistenza tutti ormai siamo al corrente appena ci guardiamo intorno? A questo punto, però, dovremmo pure riflettere sul perché il concetto di facoltà rimane così ostico in tante delle nostre società.

Viene persino il dubbio che alla prova di una tranquilla e quotidiana coesistenza con nuclei diversi, la famiglia potrebbe rivelarsi più fragile di quanto sembri: da qui, l’esigenza della tutela che si deve alle identità meritevoli e in pericolo. Viene anche un dubbio che alla base della inflessibile opposizione al riconoscimento dei nuovi legami ci siano non tanto dei valori più o meno imprescindibili, quanto delle considerazioni ben concrete, relative al dopo morte di uno dei partner: reversibilità della pensione o comunque di un eventuale reddito fisso, eredità, diritto di rimanere nella medesima casa ecc. – insomma quell’insieme di diritti e doveri conferiti ai familiari riconosciuti tali.

Ma il punto forse è ancora un altro. Tra i fautori de la famiglia tanti negano il diritto di esistere agli altri nuclei, mentre fra essi nessuno, neppure un oltranzista folle, si sognerebbe mai di auspicare una qualsiasi minima limitazione alla famiglia tradizionale. Allora: che diritto ha una parte (sia pure grande, ammettiamo maggioritaria) della società di obbligare tutti a comportarsi secondo princìpi non condivisi da altre parti?

Vogliamo andare verso sistemi obiettivamente intolleranti che riconoscono solamente determinate concezioni della vita, oppure verso ordinamenti che garantiscono libertà di comportamento alla sola condizione del rispetto, sia reciproco sia verso le leggi dello Stato?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *