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DoveStiamoAndando/ Probabili tendenze per i prossimi anni: più stress = meno ulcera

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Roma. Parlare con Leonardo Tammaro comporta infrangere parecchi luoghi comuni. Dell’ulcera, ad esempio, lo stress è soltanto una delle possibili aggravanti, tant’è vero che ne soffriamo sempre di meno pur essendo sempre più stressati. Nel prossimo futuro, poi, emergeranno in numero crescente delle nuove patologie del piccolo intestino (quel segmento che sta tra l’apparato digerente superiore e il colon), e questa è un’ottima notizia, visto che in realtà aumenteranno non le malattie bensì le possibilità di diagnosticarle.

Dirigente dei servizi di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva dell’ospedale San Giovanni, professore aggregato alla scuola di specializzazione in Gastrologia a La Sapienza, carismatico quanto basta perché il paziente gli si affidi subito e totalmente, Tammaro ricorda che agli inizi della sua attività endoscopica “nell’arco di una giornata si trovava almeno un’ulcera duodenale, o peptica; oggi sono così rare che quando ne capita una – per lo più in pazienti immigrati, provenienti dal sud del Mediterraneo – chiamiamo uno specializzando per mostrargliela”.

Da un lato la scoperta dell’helicobacter pylori (batterio che, isolato per la prima volta nello stomaco di cani, nel ‘700, dall’anatomopatologo italiano Bizzozzero, nel 2005 valse il Nobel ai medici australiani Marshall e Warren) indusse a impostare la terapia sull’uso di antibiotici; dall’altro la messa a punto di numerosi farmaci (inibitori di pompa protonica) riuscì a inibire la secrezione gastrica. Così la ricerca moderna ha sconfitto quella che un luogo comune ritiene una malattia tipica della vita moderna.

“Può esserci ulcera anche senza helicobacter pylori, e indipendentemente dall’ansia angoscia tensione ecc”, osserva Tammaro. E gli immigrati? “Non mi sentirei di dire che si ammalano per lo stress; piuttosto che non si curano, non vanno dal medico, non prendono medicine, mangiano male”.

Proseguendo la ricerca scientifica, si è intanto scoperta l’esistenza di una malattia dell’apparato digerente superiore (reflusso gastroesofageo) che fino a poco tempo fa veniva erroneamente identificata con l’ulcera, e si sono poste le basi per individuare ulteriori patologie, soprattutto per diagnosticarle con tempestività. La tendenza per l’immediato futuro sarebbe tuttavia “nel privilegiare lo studio dei disturbi dell’apparato digerente inferiore (cioè del colon), fra cui la stipsi funzionale, nei nostri climi molto diffusa specialmente fra le donne e probabilmente dovuta anche a un’alimentazione sbagliata. Ma credo che i gastroenterologi di una o due generazioni successive alla mia dovranno confrontarsi soprattutto con il piccolo intestino, malattie e funzionalità. (In proposito, è stato di recente scoperto un collegamento con la celiachia, il che ci consente già oggi di riscontrare la malattia anche in pazienti avanti con l’età, non più ipotizzandola solamente in bambini e giovani, come finora). Lo studio del piccolo intestino infatti – si tratti di affezioni tumorali o infiammatori o emorragiche, di angiodisplasie, di malformazioni vascolari o di altre tipologie – è tuttora considerato un po’ di nicchia. Un contesto nel quale, a parte i classici strumenti radiografici quali risonanze e tac, non esistono ancora, per le diagnosi, specifici apparecchi endoscopici quotidianamente disponibili quanto possono esserlo la gastroscopia o la colonscopia. Risultato, troppe diagnosi ritardate e difficili”

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