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E in Palestina “una squadra” gioca per la pace

Mentre nel mondo si continua a discutere sul destino della Palestina e, secondo un sondaggio pubblicato dalla Bbc, la maggior parte degli interpellati in 19 Paesi (49% dei 20.446 intervistati, tra cui anche cinesi) vuole il suo riconoscimento all’Onu come Stato indipendente, nel Paese in questione “una squadra” gioca per la pace. Karam è un calciatore professionista che incontra la donna dei suoi sogni e si innamora perdutamente. Ma se state cercando il suo nome tra i nuovi acquisti del calciomercato e la foto della sua amata in qualche rivista di gossip, state perdendo il vostro tempo. Karam non esiste. O meglio, nel mondo e nel “suo” Paese – la Palestina – ne esistono centinaia, migliaia. Perché Karam – così come tutti i suoi compagni di squadra – è un simbolo che racchiude in sé le ansie, le passioni e le difficoltà di un’intera categoria di giovani costretti a vivere quotidiane esperienze di ingiustizia, oppressione, conflitto.

Karam è il protagonista della versione palestinese di The Team, una fiction creata dalla ONG statunitense Search for Common Ground, nella quale si fondono la fascinazione globale del calcio con gli elementi propri delle soap opera per il cambiamento sociale, format televisivi realizzati allo scopo di favorire la riconciliazione e diminuire i comportamenti violenti in quei Paesi che da anni vivono profonde conflittualità identitarie.

Non stupisce quindi scoprire che, ad oggi, The Team viene realizzato e trasmesso, oltreché in Palestina, anche in Marocco, Costa d’Avorio, Repubblica Democratica del Congo, Etiopia, Kenya e Nepal, Paese nel quale la serie è diventata Our Team (Hamro Team) a voler rafforzare il concetto di collaborazione e cooperazione tra persone diverse per il raggiungimento di un medesimo obiettivo.

Lo sport – e il calcio in particolare data la sua natura cooperativa che si concretizza immediatamente nel concetto di squadra – è stato spesso utilizzato come strumento di ricostruzione del tessuto sociale, come elemento unificante in grado di superare le barriere. Tale ruolo non è sfuggito a uno dei più grandi uomini di pace del XX e XXI secolo come Nelson Mandela che lo sintetizzò nell’indimenticabile e indimenticato discorso Sport has the power to change the world.

Ma The Team va oltre, unendo lo storytelling per la costruzione della pace alla dimensione sportiva, utilizzando lo strumento dell’edutainment – l’unione tra educazione e intrattenimento teorizzata da Miguel Sabido negli anni ’70 – per affrontare tematiche sensibili come la violenza di genere, le conseguenze dei campi minati, l’educazione sanitaria nelle situazioni pandemiche, la lotta alla droga e così via, creando un prodotto giovane e per i giovani nel rispetto della tradizione e della cultura popolare di ciascun Paese.

Ogni edizione di The Team segue le vicende dei giocatori di una squadra di calcio che devono superare le loro differenze – culturali, etniche, religiose, tribali, razziali o socio-economiche – per raggiungere il comune obiettivo di giocare come una squadra e vincere – se non la partita – la loro personale battaglia.

Nella versione palestinese, The Team narra le vicende personali di Karam, la sua storia d’amore e ciò che avviene nella sua vita quando il giovane studente universitario si confronta con l’ingiustizia e l’oppressione intorno a lui. Attraverso questa narrazione “classica”, la serie affronta anche le speranze e le paure dei suoi compagni di squadra, che desiderano crescere, come uomini e come giocatori, nonostante le minacce continue proprie di una nazione assediata, come quella di essere arrestati da un momento all’altro.

Lo spettatore viene così coinvolto emotivamente dalle vicende di Tony e Haki, costretti a entrare di nascosto in Israele alla ricerca di un lavoro, da quelle di Abu Ayaaed fuggito dall’esercito israeliano, da quelle di Ahmed ferito da un proiettile di gomma durante una manifestazione e più tardi arrestato all’ospedale. Nonostante ciò i ragazzi continuano a giocare insieme, ad affrontare le difficoltà quotidiane, a trarre forza l’uno dall’altro nella speranza che un giorno tutto il loro Paese possa stringerli in un abbraccio di festa e di pace.

The Team è stato trasmesso per la prima volta in Palestina dall’11 giugno al 9 luglio del 2010, in concomitanza con l’edizione sudafricana della Coppa del Mondo di Calcio. Le 30 puntate del programma sono andate in onda sulle stazioni locali di Ma’an, un media network palestinese indipendente e no-profit co-produttore della serie, poco prima dell’incontro principale della giornata. Il successo è stato tale che, oltre alle numerose repliche, la Search for Common Ground in collaborazione con Ma’an sta ormai definendo la seconda serie della fiction.

Seguendo le parole di Mandela, The Team cerca davvero di cambiare il mondo presentando un calcio lontano dagli sfarzi di David Beckham e delle veline, recuperando così la dimensione reale dello sport più bello del mondo.

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