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Ebrei e musulmani. A Parigi un passo verso il dialogo

Mentre Israele avanza, occupando nuovi territori di Gerusalemme Est e rendendo inquieta l’Europa, ebrei e musulmani si stringono la mano a Parigi. Forse un primo passo verso il dialogo?

E’ accaduto per la prima volta in forma ufficiale il 17 gennaio scorso nella Grande Moschea della capitale francese (GMP). Nonostante le relazioni tra musulmani ed ebrei anche in Francia non siano sempre facili, il responsabile della GMP, MM.Dalil Boubakeur, ha incontrato Richard Prasquier, figura di riferimento del Consiglio rappresentativo delle istituzioni ebraiche della Francia (CRIF) nel tentativo di trovare un terreno comune su cui lavorare per combattere l’antisemitismo e la islamofobia.

Un taglio netto con un passato di incomprensioni e un passo in avanti verso la conoscenza reciproca e l’alleanza tra una struttura culturale, come la GMP, ed una dichiaratamente politica, come la CRIF. “Bisogna costruire una memoria comune – spiega Boubakeur al quotidiano francese Le Monde – e superare le prese di posizione di entrambe le comunità”. Poi conclude: “L’Islam non è antisemita”.

Ma se a Parigi musulmani ed ebrei si stringono la mano, a Gerusalemme ciò ancora non avviene. La chiave di un futuro accordo di pace israelo-palestinese resta sempre il controllo della Città Santa: se Gerusalemme non verrà riconosciuta come la capitale di due Stati, non ci sarà mai la pace in Medio Oriente. Secondo un recente rapporto su Gerusalemme Est, redatto dai consigli generali dei 27 Stati europei e trasmesso il 13 gennaio scorso a Bruxelles, nel 2011 vi è una netta deteriorazione delle condizioni di vita dei palestinesi a Gerusalemme e per questo diventa sempre più improbabile la prospettiva di elevare la città a capitale.

I palestinesi non devono superare la soglia del 30% della popolazione della città, è questo l’obiettivo delle autorità israeliane. I dati presenti nel rapporto non lasciano dubbi: da 1.200 coloni nella zona C nel 1972 a 110.000 nel 1993 fino ad arrivare a 310.000 nel 2011. Solo a Gerusalemme Est, dove si contano 200.000 coloni, il 35% dei territori appartenuti ai palestinesi sono stati espropriati e 1.500 case di proprietà palestinese potrebbero essere demolite nei prossimi mesi con una motivazione di tipo storico-archeologica e con un intervento finanziario voluto, secondo Le Monde, da due grandi organizzazioni: Ateret Cohamin e Elad.

Ma anche a Parigi la “questione palestinese” resta sempre il punto di non incontro tra GMP e CRIF. Boubakeur vuole trovare una via d’uscita e, consapevole di avere opinioni e posizioni diverse dal CRIF, che da sempre ha un ruolo attivo nella difesa di Israele, suggerisce di andare oltre. Le rivolte arabe, il crescente fanatismo e la radicalizzazione di alcuni musulmani in Francia sono elementi su cui puntare con la massima urgenza. E la Francia si muove verso la creazione di commissioni tematiche, ancora da definire. Sarà pure un tentativo, magari uno dei tanti, ma l’incontro di Parigi rappresenta, a livello europeo, un primo passo decisivo verso il dialogo.

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