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Un bilancio: il popolo del web dopo la morte di Steve Jobs


 
Il planetario cordoglio per la morte di Steve Jobs, espresso anche su numerosi blog che l’hanno voluto ricordare e onorare, la dice lunga di un uomo che ha saputo vincere nonostante le difficoltà della vita. Sono scomparsi altri due grandi nomi in questi giorni: Wilson Greatbatch e Dennis Ritchie. Ma il popolo del web non ha reagito nello stesso modo e questo silenzio fa riflettere.

 LA MIA VERITÀ – Secondo alcuni le invenzioni di Steve Jobs hanno cambiato il mondo, anticipando di molti anni l’innovazione tecnologica. Altri ritengono che il suo contributo all’umanità non sia stato così fondamentale e che tale livello di evoluzione tecnologica si sarebbe raggiunto ugualmente. Per me Jobs rappresenta un combattente, di sicura ispirazione per il perseguimento dei miei obiettivi. E voi, come pensate che la sua vita abbia influenzato la vostra?

Non è scontato il binomio “genialità – popolarità” se non in rari casi, in cui alla capacità di creare qualcosa che piace si aggiunge quella di fare denaro.
Molti sostengono che la fama di Jobs sia il frutto di riuscite azioni di marketing sui media internazionali. Fa pensare infatti la mancanza di clamore per la recente scomparsa dell’inventore del pacemaker Wilson Greatbatchavvenuta il 27 settembre scorso, e per quella di Dennis Ritchie, co-inventore del sistema operativo Unix e del linguaggio C, considerato il pioniere dell’informatica moderna, morto il 12 ottobre scorso.

Nonostante alcune polemiche, è fuor di dubbio che il guru di Cupertino incarni, nell’immaginario globale, l’ideale dell’uomo contemporaneo, dotato di intelligenza e determinazione straordinarie. Nel suo discorso “capolavoro” all’Università di Stanford in California (2005) è riuscito a infondere coraggio, indicando gli ingredienti del suo successo: autostima, fiducia, iniziativa, ambizione, impegno e accettazione della morte, vissuta come “la migliore invenzione della vita, che fa piazza pulita del vecchio per aprire al nuovo”.

Alcuni chiedono che le sue parole entrino nelle scuole e negli atenei ed è noto che la Apple abbia fondato nel 2008 una propria Università, allo scopo di formare e scoprire futuri leader carismatici.

Tante le iniziative per celebrare il genio della Silicon Valley: il governatore della California ha dichiarato il 16 ottobre lo “Steve Jobs Day. Tra i fan c’è chi ha scaricato l’app della virtual candle in suo ricordo, chi ha attaccato post-it colorati con preghiere alle vetrine degli Apple Store di tutto il mondo, chi ha aderito all’invito di indossare  “i suoi stessi panni” e di fotografarsi in dolcevita nero, jeans e sneakers (divisa che Jobs si fece suggerire dallo stilista Issey Miyake, già di Sony). La rivista Wired lo ha paragonato provocatoriamente a Gesù, sostenendo che, con i suoi miracoli, cadute e resurrezioni, egli abbia creato il mondo così come lo conosciamo oggi.

Ma sul web ci sono anche le reazioni di chi è stanco di veder incensare chi, a loro avviso, non ha realmente inventato nulla, ma ha solo avuto la capacità di assemblare e rivendere prodotti inutili e costosi, facendoli diventare indispensabili e trendy. C’è chi parla di “dittatura mediatica globale” e di “neocapitalismo individualista” e invita a riflettere sul vero senso dell’Open Source (o Libertà Digitale), evidenziando per esempio la necessità della wi-fi per l’utilizzo dei prodotti Apple (iPhone, iPad).

Eppure, a chi lo definiva solo un genio del marketing, Jobs rispondeva di guardare al funzionamento delle cose e di essere un convinto sostenitore di tecnici e progettisti (seppur consapevole del fondamentale contributo del designer Jonathan Ive al suo fianco per 15 anni), senza i quali non avrebbe potuto rimettere in piedi la società. In quell’occasione non nascose per altro il proprio disappunto nei confronti dei responsabili marketing e vendite, che avevano portato la Apple quasi al fallimento.

E a chi si chiede, oggi come allora, se la società fondata con Steve Wozniak, supererà la sfida e continuerà a dominare il mercato, vale la pena ricordare le parole dello stesso Steve Jobs, rilasciate nel 1998: “Apple non è un one-man-show. Ci sono un sacco di persone di talento che da un paio d’anni si sentono dare dei perdenti, tanto che qualcuno iniziava a crederci. Per cui la prima cosa da fare è stata tornare a vincere e le reazioni alle vendite dei nostri prodotti ci stanno dando ragione”.

1 comment

  1. Massimo

    E’ indubbia la capacità creativa di Steve Jobs, quasi un “genio” delle nuove tecnologie, un grande comunicatore, un trascinatore, ed un abile manager del mercato globale, dotato di una grande forza nel realizzare le sue idee e nel lottare contro le difficoltà della vita, contro la malattia, quasi proiettato ad affermare una “immortalità” dell’esistenza, una “eticità” del fare, una “nobiltà” dell’impegno dell’uomo a modificare la realtà, la propria esistenza ed il proprio destino. Tanto di cappello. Ma importante e doveroso mi appare il riconoscimento del valore di tanti altri “geni” meno conosciuti, meno popolari, ma altrettanto grandi nei loro settori, le cui scoperte, il cui lavoro e studio hanno contribuito a migliorare la nostra vita e addirittura a salvare vite umane, prolungando la vita stessa, come nel caso dell’inventore del pacemaker, Wilson Greatbatch.
    Ma è altresì doveroso considerare grandi chi, in onestà e passione, è padre o madre, marito o moglie, figlio o fratello, lavoratore o studente, chi insomma, nella sua realtà quotidiana, nel suo anonimato, dà tutto se stesso per migliorare la propria condizione e quella di chi gli sta vicino ogni giorno, parenti, amici o colleghi di lavoro, la “grandezza” di una esistenza non misurabile quindi dalla notorietà acquisita ma dalla sintonia della propria coscienza con la bellezza del proprio cuore.

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