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Israele, una Nazione sempre di corsa

In Israele si corre sempre, sia per mantenersi in forma, sia per tenersi in vita, schivando missili Qassam, Grad, o bombe. Qui si corre tutto l’anno, perché in Medio Oriente il tempo pressa e preme più che altrove. Non ce n’è mai abbastanza per riflettere. Gli eventi si susseguono ad una velocità tale che botta e risposta si accavallano, mentre causa ed effetto si fondono in un guazzabuglio inestricabile.

Qui tutti camminano spediti. All’inizio pensavo fosse un’eredità militare destinata a spegnersi col finire della leva e il ritorno all’anarchia. Invece, il tarlo della corsa colpisce tutti senza distinzioni d’età, credo o genere. Bambini e ragazzi corrono e s’agitano senza alcuna disciplina, quasi ad acciuffare l’innocenza e mettersela in tasca, prima dell’arrivo degli inesorabili obblighi dei grandi. Adulti e anziani continuano ad avanzare a passo veloce dalla domenica al venerdì, sempre pronti ad aiutare figli, nipoti e pronipoti, fino ad arrendersi al riposo del sabato, completamente senza fiato.

In Israele tutto accade in un “cik-ciak”, perchè tutti sanno che la vita tanto è intensa quanto breve. Condomini e grattacieli s’innalzano in una manciata di mesi, mentre goccia a goccia crescono alberi dove prima c’era solo sabbia. Si fanno gli esami del sangue la mattina e si ricevono i referti via e-mail il giorno dopo e se la patente di guida o la carta d’identità scadono, ti arrivano al domicilio con la posta ordinaria. Solo i dialoghi di pace sembrano non voler trovare la via di casa.

In questa nazione che va sempre di corsa, lo stress è implacabile e se si è fortunati, s’invecchia prima del tempo. Questo popolo che si rincorre e s’affretta freneticamente ha un’energia inesauribile, come quella di David Amoyal, che lavorava presso il chiosco alla fermata dell’autobus di Gerusalemme, dove il 23 Marzo è esplosa la bomba. Il chiosco era stato ricostruito dopo essere stato completamente distrutto da un attentato suicida nel 1994, e prontamente ribattezzato “Pitzuz Shel Kiosk”, che significa “Uno scoppio di un chiosco”.

Il Signor Amoyal era a pochi metri dalla bomba quando ha chiamato la polizia per avvisarli della borsa sospetta. Ma il tempo è stato tiranno: l’ordigno è esploso mentre era al telefono. Ora l’uomo è ricoverato all’Hadassah di Gerusalemme e dal letto d’ospedale fa sapere d’essere pronto a ritornare al lavoro col sorriso, perché il chiosco è stato ripulito dal cognato ed è tornato operativo il giorno dopo l’esplosione.

E’ importante tornare alla nostra routine regolare al più presto” ha dichiarato Barkat, sindaco di Gerusalemme. “Quando il terrore tenta di distruggere il nostro modo di vivere – ha detto -, la soluzione migliore è quella di tornare alla normalità il più velocemente possibile”. Poi ha aggiunto: “Gli eventi culturali a Gerusalemme non saranno cancellati, la città non verrà interrotta e invito i residenti e i visitatori a partecipare alla maratona che si terrà questo venerdì!”.

E così noi continuiamo a correre.

1 comment

  1. Immigration

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