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In Israele ansia e ammirazione

In Israele, l’inverno 2011 era pronto ad essere ricordato come uno dei più calmi e miti, ma la rivoluzione araba, in Tunisia prima ed ora in Egitto, ha sicuramente cambiato la percezione del tempo e del futuro di questo Paese.

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A Tel Aviv tutto procede come sempre, ma negli ultimi giorni i volti sono più stanchi.
L’incubo di vivere in un fazzoletto di terra circondato da nemici è purtroppo più vivo che mai. Da 32 anni, la stretta di mano tra il Presidente egiziano Anwar el-Sadat e il Primo Ministro israeliano Menachem Begin aveva permesso a molti di dormire sonni semi tranquilli, grazie ad una pace fredda ma necessaria, sia strategicamente che psicologicamente per entrambi i Paesi. In queste ultime ore, invece, i tumulti di Piazza Tahrir al Cairo e i focolai di protesta, che cominciano ad accendersi anche in Giordania e Yemen, fanno temere il peggio per Israele.

Quaggiù tutti sono sempre ben informati sugli avvenimenti del Medio Oriente, ma ultimamente con molta più apprensione. Chi è impegnato al lavoro pare sbrigare tutto più velocemente del solito, pronto a correre a casa per non perdere il notiziario della sera, chi invece sembra non essere influenzato da questa contagiosa ansia nazionale, in realtà è costantemente collegato ai siti d’informazione e appena possibile segue l’andamento dell’insurrezione egiziana in rete. Le recenti rivolte del mondo arabo hanno destato non solo preoccupazione nel pubblico israeliano ma anche ammirazione. Vedere un popolo soppresso che prende coscienza della propria forza e si riversa nelle strade spodestando un regime corrotto è uno tsunami che risolleva lo spirito umano. Infine non vedere la bandiera israeliana data alle fiamme distende lo sguardo e avvicina lo spettatore al cuore della ribellione.

Qualche giorno fa, dopo la decisione del governo di Benjamin Netanyahu di alzare il prezzo della benzina, un taxista israeliano intervistato da Channel 10 ha risposto “Dovremmo imparare a protestare dagli egiziani che sono scesi in piazza, noi siamo dei codardi”. L’Egitto – che si ricorda ogni anno a Pesach, come l’oppressore del popolo israelita – solo recentemente ha cominciato a scaturire sentimenti di simpatia nel pubblico israeliano. Tutti, infatti, sostenitori o meno della ribellione araba, temono una cosa sola, che i Fratelli Musulmani riescano a cavalcare l’ondata di proteste, salire al potere e, come annunciato in passato, annullare l’accordo di pace del 1979, inaugurando una nuova teocrazia islamista.

Qualunque cosa accada in Egitto e in Giordania, i due Stati con cui Israele ha accordi di pace, le alleanze nel Medio Oriente non saranno più come prima. In questo momento è condivisa l’opinione che il conflitto israelo-palestinese non abbia nulla a che fare con le rivolte interne del mondo arabo, ma tutti sono consapevoli che i risvolti di queste rivoluzioni influenzeranno largamente i confini ed equilibri di casa.

Il prospetto di essere accerchiati dagli alleati iraniani, con Hamas a Gaza, Hezbollah in Libano e i Fratelli Musulmani in Egitto non aiuta certo ad addormentarsi sereni. Viene quindi da chiedersi perché le trattative di pace col vicino più tranquillo, l’Autorità Palestinese, siano lasciate di proposito in disparte, in un momento in cui la pace storica con l’Egitto risulta essere fondamentale e l’idea di perderla incute così tanto timore.

2 comments

  1. michele sorrentino

    E’ una analisi sicuramente veritiera del momento. Ma, credo che niente di nuovo ci sia sotto il sole, la gente comune è quella che vive sempre le paure e le tensioni, spesso paure fondate, altre volte paure indottrinate dai media, dal momento storico, dalle crisi economiche, dai processi di cambiamento vissuti nel mondo. Servono ad alimentare nuovi fantasmi. a tenere a freno l’alito pesante di qualcuno che non ha timore di dire verità, e, in tutto questo si cercano nuovi accordi, nuove amicizie,nuovi alleati.
    Credo che Israele viva in un greve limbo di malsana insicurezza, alimentato più da agitatori interni che da nemici esterni, volutamente artefatto.
    La sua autorità in quel fazzoletto di terra è un lasciapassare per molti altri popoli che quello stato hanno creato.

    1. Marcos50

      Questo è quanto pensa chi vive in Israele, riporto quanto scritto su altro sito da uno del posto, si nota come vivono l’eterna situazione di un popolo in una terra contesa.
      “C’e una differenza fra costruire armi causa odio e pregiudizio (Iran, per esempio), ed essere pronti a difendersi (Israele, oppure Svizzera, eccetera). Non sono pacifista ad ogni costo. Se sono odiato, minnacciato, e devo scegliere – i mie…i figli o loro – scelgo i miei. Voi non siete diversi. Nel momento della verita, come diciamo in inglese, voi sceglierete vostri figli, vostra cultura, vostro modo di vivere. Questa e la realta dell’esistenza. E non credo che cambiera.
      Noi siamo 6,000,000 ebrei. Intorno ci sono: Syria, Egitto, Iran, Libano, Giordania, poi c’e Turchia, Iraq, Libia, e altri..
      Fortunatamente, fino ad oggi, c’e pace con l’Egitto e Giordania Abbiamo Ahmedinjad con la dittatura degli Imam in Iran – Iran, che l’Europa continua a fare affari con loro, nonostante le grandi parole… loro non solo perseguitano il proprio popolo, ma minnacciano nostra esistenza. Poi, Hamas e Hizbolla…
      Ci sono 50,000 e + missili puntati verso e nostre città. Che dite? Che fare? Porgere la guancia a chi vuole uccidermi? NO THANK YOU. Ci sara guerra qui – non perche noi la cerchiamo, ma perche, come i nazisti, vi è chi è motivato dall’odio, odiono ebrei, e vogliono finire il lavoro di Hitler. MA QUESTA VOLTA NON ANDREMO MUTI A LA CAMERA DI GAS.
      Noi diciamo: quando gli arabi rinuncieranno alle armi, non ci sara guerra. Quando Israele rinunciera alle armi, non ci sara Israele.

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