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LIBIA/ Soldi di Gheddafi alla Libia: a chi la prossima mossa?

Gheddafi. Ph. Norbert Schiller

Mentre gli Stati Uniti riconoscono i ribelli libici come la “nuova Libia”, il Consiglio nazionale di transizione (CNT) diventa l’interlocutore officiale – nonché unico rappresentante del popolo libico -, Gheddafi reagisce con aspri appelli a chi ancora gli è fedele e l’Europa – Italia in particolare – tratta ipotesi di soluzione, parte dei fondi del regime, congelati in tutto il mondo, assumono un ruolo sempre più importante per il destino del popolo libico. I ribelli chiedono 3 miliardi di dollari e il mondo risponde con le risorse di Gheddafi. A questo punto, visti gli enormi interessi in gioco e i limiti che normative e diplomazia impongono, ci domandiamo: chi fa la prima mossa, chi farà la seconda e quanto tempo ci vorrà?

LA MIA VERITÀ – Da cacciatore a preda: chi l’avrebbe mai immaginato che i soldi che Gheddafi ha sottratto al popolo libico venissero usati per finanziare la “nuova Libia” e garantire un futuro più democratico al suo popolo?!

L’Italia ha già iniziato a dare i suoi primi segnali e l’ipotesi di utilizzare i soldi libici, a garanzia di linee di credito per favorire il CNT, inizia a prendere piede. Sulla Gazzetta Ufficiale del 12 luglio scorso è riportata la seguente norma (art 2.2 del Decreto-Legge 12 luglio 2011, n. 107  Proroga degli interventi di cooperazione allo sviluppo e a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione, nonché delle missioni internazionali delle forze armate e di polizia e disposizioni per l’attuazione delle Risoluzioni 1970 (2011) e 1973 (2011) adottate dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Misure urgenti antipirateria): “Considerato quanto stabilito dall’articolo 8-bis del Regolamento (CE) 204/2011, come  modificato  dal  Regolamento(CE)572/2011, e considerate le decisioni assunte dal Gruppo di contatto sulla  Libia riunitosi ad Abu Dhabi il 9 giugno 2011, circa l’individuazione di un meccanismo che consenta lo scongelamento dei fondi e delle risorse economiche libici, o il  loro  utilizzo come  garanzia per il finanziamento delle obbligazioni del Consiglio nazionale transitorio, quale strumento  idoneo  a  rispondere  ai  bisogni  umanitari  della popolazione libica, i  beni  pubblici  libici  congelati  in  Italia possono essere utilizzati come garanzia a tutela del rischio politico e  commerciale,  sul  piano della sicurezza operativa e della sostenibilità finanziaria, in favore delle persone  giuridiche  che intraprendono iniziative onerose per l’assistenza al popolo  libico, nonché  per  l’apertura  di  linee  di  credito  per  le finalità suindicate anche in favore del Consiglio nazionale transitorio libico riconosciuto dall’Italia quale titolare dell’autorità di Governo nel territorio da esso effettivamente controllato.

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In un comunicato del Ministero degli Affari Esteri a seguito dell’incontro di Frattini il 15 luglio scorso  ad Istambul con il Gruppo di Contatto sulla Libia si legge che “Per quanto riguarda il sostegno economico al CNT, Frattini ha annunciato che l’Italia fornirà una prima tranche da 100 milioni di euro nei prossimi giorni a favore del CNT di Bengasi: “L’Italia ha deciso di utilizzare la norma di legge inserita nel decreto missioni – ha spiegato il Ministro – e quindi abbiamo concluso già stamani un primo accordo per mobilitare una prima tranche di 100 milioni di euro a favore del CNT di Bengasi e questo avverrà con la firma dell’accordo nell’arco di due-tre giorni”.

Non si tratta comunque di un episodio isolato, visto che l’accordo prevede altri finanziamenti. Nel comunicato si legge infatti: “Un’ulteriore tranche che arriverà complessivamente a 300 milioni di euro verrà mobilitata in accordo con le autorità di Bengasi”. Ad Istambul il Ministro Frattini ha avuto inoltre un incontro bilaterale con il numero due del CNT, Mahmud Jibril, proprio per illustrare la normativa nazionale italiana inserita nel decreto missioni e appena approvata. Tale normativa consentirà di utilizzare fondi libici congelati in Italia quale garanzia per concessioni di crediti al CNT da parte di banche e aziende italiane.”

I soldi di Gheddafi – molti e maledetti – iniziano quindi ad essere utilizzati da diversi Paesi per finanziare i “ribelli libici”. E il detto “Il gatto che si morde la coda” non potrebbe essere più appropriato di cosi’!

LIBIA/Soldi di Gheddafi alla Libia: molti, maledetti e subito

 

Mu’ammar Gheddafi. Ph. Norbert Schiller

Ci imbattiamo nell’articolo Libyan assets held by leading global banks pubblicato sul sito della BBC il 25 maggio scorso, colpiti non tanto dalle cifre da capogiro che apparterrebbero a Gheddafi e allo Stato libico e che sono state investite in fondi stranieri ora congelati, ma piuttosto dai commenti dei lettori. E se questi soldi venissero scongelati e tornassero al popolo libico? Le numerose riflessioni presenti nei 78 commenti portano proprio a porci questa semplice domanda.

“Questi soldi devono essere restituiti” scrive lordBanners, sottolineando quanto la storia ci insegni che i beni congelati normalmente spariscono nel nulla o diventano merce di scambio per acquistare armi e bombardare un Paese. Della stessa idea è anche Notfooledsteve: “Dovremmo restituire questi soldi al popolo libico per sostenere il loro cammino verso la democrazia”. Più fatalista e quasi certo su quello che accadrà a breve è invece BeachyHed: “Non è una sorpresa che le banche detengano fondi statali libici visto che, fino a qualche mese fa, la Libia veniva considerata uno Stato “riformato”. D’altronde, che succeda quello che succeda, “quel denaro continuerà ad appartenere alla Libia anche quando Gheddafi non avrà più potere”.

Anche Megan ne è convinta: “Quei soldi sono chiaramente di proprietà dei cittadini libici e saranno restituiti solo quando si deciderà come amministrare il Paese“. Il fattore temporale diventa quindi per la lettrice l’unico inconveniente. Interessante è il richiamo di Matt-stone ai progetti ambiziosi dell’ex leader libico: irrigare le aree desertiche con le acque desalinate e piantare alberi. Questi progetti sono stati sospesi e, chissà, si domanda Matt-stone, se “l’America e la Gran Bretagna li realizzeranno dopo che Gheddafi se ne sarà andato” e i suoi soldi saranno stati scongelati!

Per Farhat Omar Bengdara
, vicepresidente di Unicredit, ex-governatore della Banca di Libia, sono almeno 130 i miliardi di dollari congelati nelle banche straniere. Altre fonti parlano di cifre ben più alte. Un recente rapporto pubblicato dall’ONG Global Witness conferma che la Libyan Investment Authority, il fondo sovrano del Paese di Gheddafi, avrebbe liquidità soprattutto nelle banche europee, Italia compresa.

Independnews ringrazia Youtube e Euronews per l’utilizzo di questo video

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