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Musulmani in Francia. Dopo Tolosa, tra timori e intolleranza

Hanno riaperto il Bistrot parisien, chiuso per lavori da qualche settimana. Ritrovo gli stessi volti, chini su libri o sulle pagine dei quotidiani. Saluto monsieur Jean Claude, il proprietario, che mi risponde con un sorriso. Il mio tavolino accanto alla vetrata mi attende. Ordino un caffè e come al solito non mi soddisfa (prima o poi riuscirò a smettere di fare paragoni con quello italiano). Apro il mio giornale, ma non faccio in tempo a leggere i titoli che già incrocio lo sguardo del mio vicino. Si chiama Bernard, così mi dice. Bernard Ali, aggiunge. E’ nato a Parigi, ma la sua famiglia è algerina. Il suo volto non mi è nuovo. Credo di averlo già visto al Bistrot altre volte. Ha voglia di parlare Bernard Ali. Il suo nome e la sua simpatia mi spingono a mettere da parte il mio quotidiano e ad ascoltare la sua storia.

 

Iniziamo una lunga chiacchierata: cosa faccio io  Parigi, cosa ci fa lui; quali i pro e i contro di vivere in Francia; le sue origini, le mie. Poi Bernard Ali muove lo sguardo verso il libro che sta leggendo: Pari de civilisation. “Conosce lo scrittore Abdelwahab Meddeb?”, mi chiede.  “No”, rispondo io. “Purtroppo non lo conosco”. E’ giunto allora il momento di ordinare un altro caffè.

Abdelwahab Meddeb è un poeta, un saggista, un professore di letteratura comparata all’Università di Paris-X-Nanterre. E’ nato in Tunisia nel 1946 e si è trasferito a Parigi all’età di vent’anni. Un intellettuale che si definisce “musulmano ateo”, cioè non credente – benchè di formazione culturale islamica – con numerosi libri pubblicati che hanno fatto discutere: La malattia dell’Islam è uno di questi, uscito subito dopo gli attentati dell’11 settembre 2001. Pari de civilisation è stato invece pubblicato nel 2009: un lavoro di memoria che propone una serie di reinterpretazioni del Corano.

“Sa perchè ho comprato questo libro?”, mi chiede. “L’ho preso perchè sono confuso”, dice senza attendere la mia risposta. “Quello che è successo a Tolosa nei giorni scorsi mi ha lasciato senza parole – continua. Episodi come questi possono influenzare le scelte del governo e quelle politiche di molti francesi, soprattutto adesso, a poche settimane dalle elezioni presidenziali. Ma non è solo questo che mi preoccupa”. “E cosa allora?”, gli domando. “La nostra storia e la nostra credibilità”, mi risponde senza esitare. E forse, vorrebbe aggiungere, il fallimento di un modello di convivenza.

Bernard Ali è un musulmano convinto. E’ nato in Francia e ha trascorso qui tutta la sua vita. Sembra avere poco più di cinquant’anni, ha i capelli e la barba bianchi, non è molto alto, ha gli occhiali neri e un’aria distinta.
Iniziamo a parlare della vicenda di Tolosa e di Mohammed Merah, l’uomo di 24 anni di origine algerina che ha ucciso in pochi giorno quattro militari, tre bambini e un rabbino della scuola ebraica Ozar Hatorah. Quando, tra la notte del 20 e del 21 marzo scorso, la polizia francese l’ha freddato, durante un blitz durato più del previsto, Bernard Ali ha tirato un sospiro di sollievo.

“Era dal 1997 che non avevamo attentati”, mi spiega. Le leggi contro il terrorismo sono molto forti in Francia, il Paese dell’Unione Europea che ospita la più vasta comunità ebraica e musulmana. Anche qui, la rete terroristica rimane comunque una minaccia. “Mi chiedo se, dopo questa drammatica vicenda, il dolore e la paura di molti francesi annulleranno la tradizione di tolleranza per la quale la Francia da tempo cerca di contraddistinguersi?”. Dopo Tolosa, Bernard Ali non si dà pace. Questa domanda lo perseguita. Ad essere compromesse sono la storia e la credibilità dei francesi musulmani di Francia e lui non ci sta.

 

 

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