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E se quest’estate facessimo CouchSurfing?

World Press Photo. Sezione Daily Life: 2nd prize singles

Il primo agosto di due estati fa mi trovavo all’aeroporto di Francoforte in attesa di essere imbarcata per Pechino.
Mancavano ancora due ore al mio volo e, per far fruttare l’attesa, decisi di bere un caffè e cominciare a dare una sguardo all’itinerario che mi ero prefissata di seguire in quell’ennesimo viaggio alla scoperta dell’Asia.
Seduta accanto a me c’era una giovane ragazza italiana, munita di Lonely Planet e diretta in Australia. Iniziammo a chiacchierare e fu proprio lei che mi parlò per la prima volta del fenomeno del CouchSurfing.

LA MIA VERITÀ – Io l’ho fatto! E voi lo fareste?

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Oltre 2.800.000 viaggiatori hanno deciso si diventare “couchsurfer”, ovvero di “saltare da un divano all’altro”. Il CouchSurfing è infatti un programma che prevede l’essere ospitati e l’ospitare gratuitamente in casa propria turisti da ogni parte del mondo. “Penso che il Couchsurfing sia il riflesso della generosità umana” dice Aussie, uno dei tanti iscritti al sito. Sono d’accordo con lui anche Nadia, che afferma quanto sia “magnifico conoscere gente con la passione del viaggio” o Andrea, che dice che “è la più bella esperienza che puoi avere nella vita”. Ma non mancano i perplessi, come Joseph, che non riesce facilmente a trovare un divano nel quale saltare.

Un sito, una comunità, un modo per condividere esperienze importanti, un progetto ambizioso che da qualche anno spopola non solo tra i backpackers attenti alla vacanza low cost, ma anche tra quei viaggiatori che hanno voglia di entrare davvero in contatto con la cultura e le abitudini del Paese che hanno scelto di visitare.

Una filosofia di viaggio accessibile a tutti che deve alla Rete la sua nascita e il suo costante successo. “Il mondo è più piccolo di quello che pensi!” – così recita lo slogan dei couchsurfer.

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