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Purim, una festa in maschera antigas

Quest’anno l’ispirazione per il vestito di Purim, la festa in maschera che celebra il ribaltamento della sorte sfavorevole agli ebrei, nella Persia di 2500 anni fa, arriva direttamente dalla buchetta delle lettere.

Per l’esattezza da un volantino rosso, bianco e nero di Doar Israel, la Compagnia Postale Israeliana. L’annuncio, stampato da un lato in ebraico e dall’altro in inglese, arabo e russo, recita così: “Oltre 2 milioni di cittadini israeliani sono equipaggiati con maschere antigas, e voi?”

In queste ore, mentre tutto il mondo segue con apprensione le notizie dal Giappone, sperando che Fukushima non si trasformi in un’altra Hiroshima, una maschera antigas sembra essere l’accessorio più attuale, prima ancora dell’inseparabile cellulare o di qualunque iGadget d’ultima generazione.

La prima volta che i cittadini israeliani utilizzarono le maschere antigas fu nel 1991, durante la Prima Guerra del Golfo, quando a Tel Aviv caddero missili scud iracheni. Negli ultimi anni, l’Home Front Command, il dipartimento dell’esercito che si occupa della popolazione civile, e la Posta Israeliana, hanno avviato una campagna di prevenzione e difesa degli abitanti, munendoli gratuitamente di nuovi kit di sicurezza. Prima hanno ritirato quelle vecchie e ora stanno distribuendo nuove maschere antigas, sempre di gomma, ma con un filtro migliorato e più efficace in caso di minacce chimiche e biologiche. L’operazione, cominciata l’anno scorso, prevede di coprire l’intera popolazione entro il 2013.

Paragonato al governo nipponico, che sembra fare di tutto per tenere calmo il popolo ed evitare il panico, il governo israeliano pare in perenne overdose da caffeina. Il terrorismo è sempre presente e dietro l’angolo. Io, invece, che diffido dei governanti e penso che il terrore sia prima psicologico che biologico, ho cestinato il volantino della posta senza batter ciglio. Sono bastati però pochi giorni di notizie allarmanti, tra un possibile disastro nucleare in Giappone e un carico d’armi di contrabbando, con istruzioni in farsi dirette a Gaza, per farmi considerare la necessità impellente di aggiungere una maschera di gomma al mio guardaroba.

Dai miei coetanei israeliani, abituati a vivere in una zona calda quanto i reattori nucleari e a mettere con una mano una maschera antigas, mentre con l’altra alzano il calice per brindare alla vita, sto imparando ad essere meno scettica. Eccomi, quindi, intenta a comporre il numero telefonico 03-7133830, per farmi recapitare a domicilio il mio kit di sicurezza.

Questa volta, il mio costume di Purim è a carico del Governo, ma il capovolgimento di posizione e convinzioni, che celebrerò gioiosamente nel weekend – ricordando il libro di Esther e bevendo fino a non rammentarmi più dove sono – sarà tutto piacere mio.

2 comments

  1. michele sorrentino

    PENSA CHE IN ITALIA non solo a carnevale, ma tutto l’anno siamo costretti, rassegnati, a turarci il naso. Pur sbandierando che siamo l’ottava potenza mondiale non abbiamo mai ricevuto a casa da parte di poste italiane una cartolina che ci avvisasse di un possibile rischio e quindi intervenire chiamando un numero verde. Che fortunati voi ebrei!! Da noi abbiamo non maschere per tutta la popolazione, ma una maschera da vecchio clawn per tutta la popolazione!Non a carico dello stato. ma con il coatto contributo dei cittadini e, ad ogni particolare evento ci arriva una lettera per tutti ( questa volta gratuita) in cui il mittente il famoso clawn italiano, ci omaggia delle sue conquiste nel campo della politica e dell’economia.
    Proprio fortunati noi italiani.. da un po di anni a questa parte, persino il carnevale di Rio è un bluff di fronte alla universale parata dell’unico clown mondiale rimasto : Il ” Giulio Cesare dei mccheroni scotti”

    1. Alex Battagliola

      ma fai silenzio… dammi un alternativa decente al cosiddetto “clawn” piuttosto che criticare! cittadino ingrato e mai contento! pensa intanto che vivi in un paese bellissimo! da come parli sembra che tu preferisca vivere in israele…

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