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Tel Aviv, magicamente senza estetica

Tetti di Tel AvivIeri sera non riuscivo a dormire. Troppo chiasso primaverile. Le finestre erano tutte aperte per godere l’aria del mare e inevitabilmente anche l’alito dei vicini.

Viviamo in un condominio stile-kibbutz, una delle tante case popolari datate 1946, in cui oggi abitano 48 famiglie, tra cui tante vedove non allegre – ma famose per le barzellette spietate -, molte donne single senza tende alle finestre, alcuni ragazzi con cane, giovani coppie eterosessuali e gay, famiglie con due bambini e mezzo, tantissime bici e ancor più gatti.

Giardino condominiale di  Tel AvivQuando sono di buon umore, trovo questo agglomerato abitativo una sintesi fantastica dell’imperfezione umana, con architetti che non potevano permettersi il lusso dell’estetica e costruttori allergici a qualunque dettaglio, sempre di corsa e fin troppo concreti.

La praticità e la socialità sono i valori più evidenti in questo piccolo alveare di cemento che si snoda a ciambella attorno ad un giardino interno. Ci sono palme, cespugli di hibiscus, ulivi e una grande buganvillea che incornicia le faide dei soliti gatti randagi.

Si vede e si sente bene che tutto è stato costruito di fretta, un accampamento non provvisorio, disposto ad alloggiare tante persone nel tempo più breve possibile. Ora infatti non metto più la sveglia, perché quella del vicino, con cui condividiamo un muro della camera da letto, suona sempre anche per me. E se per caso uno di noi due starnutisce, lui risponde: “La briut!” (salute).

Le tubazioni in Israele fanno eco all’atteggiamento delle persone, schiette e brutalmente dirette. I tubi delle vecchie costruzioni sono quasi tutti a vista, lungo i muri esterni, in un intrico di cavi e fili elettrici esposti come vene varicose tra i condizionatori d’aria. Nulla qui venne sprecato per una gentile apparenza. I balconi, un tempo aperti e freschi, sono stati negli anni chiusi da persiane scorrevoli di plastica bianca, sia per recuperare privacy, sia per avere maggiore volume abitabile. Le facciate, e soprattutto i retri di questi palazzi, sono quindi diventati di una bruttezza inaudita. Ma il tutto è semplice da aggiustare e pratico, come i pannelli solari e le taniche sui tetti che scaldano l’acqua tutto l’anno. Ma interventi come questi non possono che deturpare il profilo della città.

Quando sono di cattivo umore, come ieri sera, vorrei che una gigantesca rana piovesse dritta sul letto del signore al piano terreno, il quale può arrivare ad urlare a squarciagola parole senza senso tutta notte. Non oso immaginare cosa abbia passato nella sua vita, ma ci sono notti in cui vorrei solo dormire, invece di tollerare. Come se non bastasse, una zanzara terrorista dell’Eufrate è appena atterrata sul mio cuscino. E Bou, il gattaccio rosso che comanda la gang felina del vicinato, è in assetto da guerra contro un nuovo arrivato e sembra intenzionato a non lasciare né prigionieri, né feriti.

Quindi basta, non ne posso più. Infilo i jeans e scendo imbestialita in strada, cercando di non svegliare mio marito che solitamente apre gli occhi al primo rumore, mentre ora dorme come un angioletto. Faccio due passi nella via dei caffè, arrivo al parco e poi al mare. Mi fermo su una panchina e penso che non mi abituerò mai alla paradossale tranquillità con cui a Tel Aviv una donna può camminare da sola di notte senza alcun problema. A quanto pare, però, non ho avuto difficoltà ad abituarmi alla velocità con cui in Israele si succedono eventi e contraddizioni. Mezz’ora fa odiavo tutto, ed ora Tel Aviv è di nuovo la città più magica del mondo.

 

 

2 comments

  1. gilda

    meraviglioso questo articolo! la vita è magica quando si ha un animo attento e poetico!

  2. michele sorrentino

    Indubbiamente hai una capacità d’analisi e di poesia che oltre a sorprendere, affascina. Con una vena narrativa che disegna senza tanti preamboli la realtà che vivi, e una opposta, che evidenzia un profilo dolcemente rabbioso, poetico, pregno di sogni, aspettative, fantasie e realta mai sopite. Uno sdoppiamento estemporaneo e allo stesso tempo costante, che nella sua naturalezza rivela una un profondo solco su cui gaudente è il girovagare. Sei una grande donna che ogni tanto felicemente si rivede bambina, come ogni persona portatrice di valori sani.
    Ti meriti un caloroso saluto cinto da un forte abbraccio.

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