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WhereAreWeGoing/ Alessandro Politi: come scongiurare la quarta guerra mondiale

fascetta-WhereAreWeGoingalessandro politi“Il mondo si sta sempre più indebitando”. Lo dice Alessandro Politi, analista politico e strategico a cui avevamo chiesto uno sguardo in prospettiva sul mondo di oggi e che, nella precedente puntata, ci spiegava che dal Mediterraneo dobbiamo spostarci verso il Pacifico per capire dove stiamo andando.
“Dalla grande crisi del 2006, quando si avviò la guerra valutaria che oggi è in corso nel Pacifico, il mondo si sta sempre più indebitando – sottolinea. Noi nell’emisfero nord ricco per ora non spariamo ma appena fuori da qui si spara eccome. Succedeva anche durante la cosiddetta guerra fredda, che in pratica fu la terza mondiale, il cui contesto però era profondamente diverso perché lo Stato dominava anche nei Paesi con economia di mercato. In Cina e negli Stati Uniti i governanti si sono finora dimostrati ragionevoli, ma cosa potrebbe succedere se questi Paesi si sentissero minacciati dagli effetti di una crisi di cui peraltro sono concausa?”


Nel 2006, con altri quattro analisti strategici nel mondo, hai previsto che l’Europa potrebbe risistemarsi nel 2019.
“Penso di sì, dopo che si sarà finalmente concluso questo salasso che, del tutto inutile per l’interesse generale dell’Europa (e forse anche di altri Paesi), fu a suo tempo deciso per tutelare determinati interessi a rischio e condotto in modo di scaricare brutalmente le perdite verso il basso. Ma non sottovalutiamo le possibili ripercussioni negative della crisi petrolifera; la caduta dei prezzi del petrolio potrebbe durare ancora sei mesi/un anno, con effetti devastanti soprattutto sulle economie più deboli. E un’altra crisi comunque incombe, di nuovo nel Pacifico, tra i debiti americani e le cosiddette “bad bank” cinesi. Basti ricordare che nel 2006 i debiti mondiali erano il 70% del pil mondiale, oggi sono il 100%. Intanto altri Stati – anche in Africa nonostante il petrolio e le risorse – si stanno indebitando; risultato, un’economia drogata da flussi di danaro finti con i quali però si riesce a comprare praticamente tutto”.

Libano. Ph. Silvia DoglianiC’è un qualche modo per scongiurare il peggio?
“Il presupposto è capire che oggi l’interesse prioritario riguarda la soravvivenza, e probabilmente il buon vivere, della specie umana. Come evitare che un passaggio di supremazia da un Paese a un altro continui inesorabilmente da millenni ad avvenire attraverso la guerra? Come prendere atto che il problema della supremazia di un Paese sul mondo è in realtà obsoleto? (Obsoleto non in quanto il desiderio non sia più robusto e seducente ma perché – e lo ha dimostrato molto bene la tragica presidenza Bush – un solo Paese non ce la fa a gestire il mondo”.

E’ irrealistico pensare a una sorta di governo mondiale?
“Temo di sì. Può tuttavia esistere una rete di governi e di governance capaci di affrontare i problemi di oggi in modo più equo, dunque più efficace ed efficiente. Clima, acqua potabile, distribuzione del cibo, migrazioni, energia, capitali e saperi sono questioni che passano le frontiere, coinvolgono l’intero pianeta. Al Centro Militare Italiano Studi Strategici (CeMISS) le definiamo “flussi strutturanti”. Tutte realtà che passano le frontiere; a volte possono venire intercettate da qualcuno che in determinate zone sa concentrarne meglio alcune, ma riguardano l’intero pianeta. Occorre perciò creare nuove élite sociali e politiche capaci di orizzonti globali. Promuovere iniziative culturali intellettuali e politiche che modifichino le idee sullo sviluppo. Incidere sui meccanismi di generazione del consenso e sui messaggi che lo veicolano. Dato che si tratta di cambiare le coscienze, l’operazione potrebbe essere lunga; però gli odierni metodi di comunicazione e di ingegneria sociale permettono di ottenere in fretta effetti visibili e polticamente rilevanti (L’Ice Bucket Challenge, giusto per fare un esempio, ha raccolto mi pare quindici milioni di dollari con quasi nulla)”.

(Per leggere la puntata precedente, clicca qui)

 

1 comment

  1. Anthony Ceresa

    Ognuno vede e addita i problemi del mondo secondo il proprio sapere e i personali interessi ma non si fa nulla per rimediare agli errori del passato che vengono evidenziati come essenziali per la continuazione della vita impostata da Multinazionali della discordia sia Politiche che Produttive. Eppure la soluzione é semplicissima attualmente imperniata sulle ingiustizie, la globalizzazione dell’egoismo, lo sviluppo del male per trarre profitti, la preghiera come fonte di sopportazione delle mascalzonate Politiche, ecc..
    Per ragioni di spazio sono obbligato ad accorciare il pensiero che richiederebbe molte pagine per convincere l’opinione pubblica sulla necessità di creare una Organizzazione Mondiale dei popoli in modo funzionante. Su sette miliardi di anime esistenti sul pianeta, il 90% sono soggette a ingiustizie del Potere, il 50% vivono in condizioni di povertà, mentre il 25% rappresentano la morte vivente.
    Il progresso tecnologico ha creato la centralizzazione della produzione in limitate aree di sviluppo dove era maggiormente possibile di beneficiare dei bassi costi del lavoro per arricchire gli alti costi della Politica, invece di estendere le possibilità produttive per far fronte alle necessità delle varie Nazioni sottosviluppate.
    In Italia importiamo le pere dall’Argentina, le Banane dalla Columbia, le Mele dal Brasile, ecc., per mantenere i trasporti marittimi mentre siamo produttori di Pere e Mele migliori ed a prezzi più convenienti.
    Il Capitale é divenuto la maggiore fonte di reddito e di speculazione, mentre l’inquinamento é divenuto la seconda fonte di reddito per le Industrie Farmaceutiche. Le ingiustizie che generano le guerre sono la terza fonte di reddito dirigendo il mondo dell’uomo verso la catastrofe. I più grandi ladri impuniti occupano le poltrone di comando seminando tanto male con la richiesta di perdono soltanto in punto di morte, devolvendo sostanziosi lasciti alla Chiesa per meritarsi il Paradiso nell’aldilà.
    Anthony Ceresa.
    Anthony Ceresa

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