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WhereAreWeGoing/ Finanza al femminile

fascetta-WhereAreWeGoingLilia Beretta_640Milano – Perché le presenze femminili nella finanza continuano a crescere? “Ma per un insieme di ragioni: il fallimento della gestione precedente che era essenzialmente maschile, la conseguente crisi e il suo prolungarsi, la nostra naturale attitudine ad ascoltare gli altri, le nuove opportunità che di norma ci offrono i periodi travagliati, in primis le guerre”, riflette Lilia Beretta, promotore finanziario alla Banca Euromobiliare. “Gli uomini ci lasciano fare, probabilmente pensano che appena la situazione migliorerà tutto tornerà come prima. Non sarà così”.

Laurea in Scienze Politiche, lunga esperienza in grandi banche europee e almeno un paio di viaggi intercontinentali ogni anno per aggiornarsi di persona sui colossi dell’economia mondiale, Lilia è esemplare del percorso femminile in un ambiente tradizionalmente maschile e maschilista quanto quello della finanza.

“La nostra progressiva crescita”, racconta, “è facilmente verificabile. Dalle punte di diamante Christine Lagarde del FMI a Janet Yellen della Federal Reserve, alle cosiddette stelle emergenti (tipo Nathalia Barazal Head of convertible bonds fun management di Lombard Odier, Ilaria Fornari global strategist di Euromobiliare). Dalle varie CEO e direttrici fondi fino alla costante crescita di ingressi fra i neo assunti”.

Nelle tempeste di Borsa degli ultimi anni, le società “gender blind” – dove il rapporto fra dirigenti uomo e dirigenti donna non è molto sbilanciato – hanno retto meglio di quella gestite al maschile. Eppure le dirigenti di alto livello oggi non superano complessivamente il 33% (nel 2005 erano il 28%) fra America del Nord ed Europa. “Anche se la tendenza a giudicare esclusivamente sulla base delle capacità sta prevalendo ovunque, ed è già realtà quotidiana nel mondo anglosassone”, osserva Lilia, “nello nostre aree il genere ha una qualche residua importanza, soprattutto tra le persone avanti negli anni e che spesso sono anche gli investitori con maggiori disponibilità. Sempre più raramente, ma ancora capita di sentirsi rispondere ‘per-le-cose-importanti-sarebbe-meglio-un-uomo’”.

Le specifiche doti femminili?
“Sappiamo ascoltare e siamo flessibili, dunque riusciamo per lo più a individuare investimenti confacenti alle diverse esigenze, mentre gli uomini tendono comunque a rapportarsi a una loro determinata linea. Il fatto è che non esiste l’investimento giusto in assoluto, ma soltanto in relazione alle varie situazioni. Se mi consenti una reminiscenza classica, richiamerei Seneca: La fortuna non esiste, esiste il momento in cui il talento incontra l’occasione. Il nostro compito di consulenti finanziari è (diversamente dai broker, trader o gestori di fondi) essenzialmente capire le esigenze del cliente e soddisfarle al meglio. Non è detto, ad esempio, che il guadagno sia la sola motivazione. A seconda delle fasi della vita, si può infatti prediligere la sicurezza oppure la liquidabilità, il voler pianificare la successione personale o d’impresa oppure sostenere il futuro dei figli investendo sulla previdenza complementare”.
Sono le intuizioni alla base della finanza comportamentale, recente branca di studi specialistici che Lilia richiamò anche nel suo libro Gli zecchini di pinocchio (manuale per orientarsi nella giungla degli investimenti e uscirne indenni), ed. Franco Angeli, 2008.

Al di là del discorso di genere, come sta cambiando il ruolo del consulente finanziario?
“La tendenza è verso una maggiore trasparenza e indipendenza. Così come vai da un medico esponendogli dei sintomi e chiedendogli una ricetta, dovresti poter andare da un consulente finanziario che sulla base delle tue esigenze ti prepara un progetto di investimento; poi tu scegli la struttura, banca o azienda o altro. E’ sostanzialmente il modello americano, che prevede studi associati, con commercialisti, fiscalisti, consulenti finanziari. Da noi, anche un po’ in tutt’Europa, la leadership delle banche osteggia questa evoluzione. Così abbiamo una figura di consulente finanziario a metà: da un lato libero professionista, dall’altro legato però a una determinata banca della quale propone i prodotti.

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