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WhereAreWeGoing/ Musica: verso talenti multiculturali? Intervista ad Adel Karanov

fascetta-WhereAreWeGoingstudio adel_540Roma – Plurilaureato in composizione (anche sperimentale), coreografia e danza, Adel Karanov compone musica per lo più legata all’espressione di emozioni e alla dinamica corporea. Suoi maestri ideale Shaeffer, Maderna, Ligeti e Stockhausen. Da sempre frequenta, utilizza e crea musica elettroacustica, ne conosce la storia e ne segue le evoluzioni.
Dove sta andando questa musica?
“A offrire la possibilità di comporre anche a chi non abbia studiato. Oggi i computer sono infatti dotati, tutti, di un’infinita scelta di software così potenti che consentono non soltanto di effettuare registrazioni di alta qualità sia visiva, sia sonora, ma anche – e questa è l’autentica, rivoluzionaria, novità – di dare forma ed espressione alla creatività di chi sia dotato di talento ma non di specifiche cognizioni. Di più: queste persone potranno avvalersi di strutture musicali complete (come una fuga, un madrigale, un contrappunto) all’interno dei singoli brani”.

Il talento finirà dunque per contare più dello studio?
“Può sembrare molto strano ma secondo me sarà così. Ovvio che lo studio è, e rimarrà, supporto ideale”.

Slider_440x240_WherAreWeGoing_POP_2510_SilviaDogliani_lowQueste nuove realtà sembrano destinate a sconvolgere anche la distribuzione della musica?
“Certamente. Al tempo delle apparecchiature analogiche, cioè fino a ieri, il mercato era in mano a poche case discografiche che offrivano una serie di prodotti: prendere o lasciare. Con l’avvento di Internet e dei Social network, il mercato pullula sia di possibilità di scegliere, sia di utenti sempre più inclini a personalizzare. Oggi tutto è volatile, cambia molto velocemente, il pubblico si fa sempre più variegato, gusti continuamente cangianti e stili che si moltiplicano, si mischiano. E’ la ragione principale per cui ci si dedica più volentieri a iniziative singole che non a progetti di ampio respiro”

Ci sono stili musicali che riscuotono più favore?
“No, anzi. Mi pare che ben sovente gli utenti ascoltino e apprezzino stili molto lontani per non dire opposti; piuttosto si interessano a peculiarità e ed evoluzioni di singoli autori e interpreti. Sono loro, a fare la differenza. Pur praticando stili diversi e magari contrapposti, l’artista segna infatti ogni brano con la sua propria impronta, lo rende inconfondibile con quella inconfondibile “mano” che elabora e impasta i suoni in un certo modo, usa determinate strutture, propone particolari effetti sorpresa”.


Tu hai retaggi balcanici da parte del padre (bulgaro), arabi da parte di madre (tunisina), sei cittadino italiano nato a Roma e hai studiato prevalentemente in Italia. Come confluiscono nella tua musica gli echi di queste culture?
“Pongo attenzione massima nel centrare meglio i suoni, nell’individuare i passaggi graduali che contraddistinguono un brano musicale e nel definirne i dettagli, gli abbellimenti, i missaggi, i timbri. Questa cura meticolosa del dettaglio mi deriva presumibilmente dalla cultura araba-maghrebina; anche nel mio modo di utilizzare il ritmo ci sono echi africani. Al filone bulgaro penso risalga invece la propensione per i ritmi complessi, l’asimmetria ritmica è una peculiarità dei paesi balcanici. Mi piace molto giovarmi di più linee melodiche all’interno di un’opera, e in questo c’è un’impronta italiana. L’avere a lungo studiato qui (in particolare il rinascimento, il vostro barocco e anche quello tedesco) mi ha poi reso più sensibile all’impostazione polifonica”

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