I Am The Revolution, documentario di Benedetta Argentieri



Le guerre che si protraggono in Afghanistan, Iraq e Siria colpiscono senza pietà la popolazione civile. Violenze, privazioni, fondamentalismo e negazione di qualsiasi diritto altrui condannano alla scomparsa minoranze etniche. In questo immutabile scenario esistono vite ed esperienze che resistono per accendere una scintilla. I Am The Revolution è il documentario coraggioso della giornalista indipendente e regista Benedetta Argentieri che racconta di queste scintille attraverso la storia di tre donne e delle loro comunità. Il documentario è proiettato nei cinema di tutta Italia attraverso la piattaforma web Movieday, che promuove film indipendenti. Abbiamo incontrato la regista prima della proiezione.

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World Press Photo 2019. Dietro le quinte



L’11 aprile prossimo verranno rivelati i nomi dei vincitori del World Press Photo 2019, dopo un lungo processo di selezione in cui sono state visionate quasi 80mila immagini di 4.738 fotografi provenienti da 129 Paesi diversi. Le foto di giornalismo visivo più significative del 2018 sono ormai state scelte: 43 candidati in otto categorie, sei nomination per la World Press Photo of the Year e tre nomination per il World Press Photo Story of the Year, che qui vi presentiamo insieme ad un’anteprima del complesso lavoro che c’è stato dietro le quinte.

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1-54, il Festival di arte contemporanea a Marrakech

Dominique Zinkpe, 150×180, Senza titolo 2018

Fondata da Touria El Glaoui nel 2013, 1-54 è la principale fiera internazionale dedicata all’arte contemporanea. Dopo il successo di Londra e di New York, lo scorso anno è stata lanciata la prima edizione della fiera dell’arte contemporanea africana a Marrakech, presso il famoso Hotel Mamounia. L’obiettivo del festival è quello di costruire ponti attraverso la cultura.

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Hebron, la città della Cisgiordania divisa e abbandonata

Hebron, West Bank. Ph. Silvia Dogliani

Hebron è la seconda città più antica della Palestina dopo Gerico. Oggi fa parte della Cisgiordania (West Bank) ed è popolata da oltre 200mila palestinesi e 600 coloni israeliani protetti dall’esercito che ha assediato la città. E’ qui che, nel febbraio di 25 anni fa, un medico israeliano di nome Baruch Goldstein ha sparato nella moschea di Abramo (Grotta dei Patriarchi per gli ebrei) contro i fedeli palestinesi in preghiera, uccidendone 29 e ferendone 300. Da allora è stata creata la missione “Temporary International Presence in Hebron” (Tiph), che coinvolge circa sessanta osservatori provenienti da cinque Paesi diversi (Norvegia, Svezia, Italia, Svizzera e Turchia). Il compito della Tiph è quello “monitorare”, senza intervenire, sulle violenze commesse dai coloni o dai palestinesi in una città ad alta tensione, divisa dal 1997 in due settori: H1 sotto il controllo dell’autorità nazionale palestinese, e H2 sotto l’autorità dell’esercito israeliano. La missione viene riconfermata ogni sei mesi.

A fine gennaio di quest’anno, il Primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha deciso di non rinnovare il mandato degli osservatori internazionali della Tiph, sostenendo che tale missione agiva contro Tel Aviv.

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