Hebron, la città della Cisgiordania divisa e abbandonata

Hebron, West Bank. Ph. Silvia Dogliani

Hebron è la seconda città più antica della Palestina dopo Gerico. Oggi fa parte della Cisgiordania (West Bank) ed è popolata da oltre 200mila palestinesi e 600 coloni israeliani protetti dall’esercito che ha assediato la città. E’ qui che, nel febbraio di 25 anni fa, un medico israeliano di nome Baruch Goldstein ha sparato nella moschea di Abramo (Grotta dei Patriarchi per gli ebrei) contro i fedeli palestinesi in preghiera, uccidendone 29 e ferendone 300. Da allora è stata creata la missione “Temporary International Presence in Hebron” (Tiph), che coinvolge circa sessanta osservatori provenienti da cinque Paesi diversi (Norvegia, Svezia, Italia, Svizzera e Turchia). Il compito della Tiph è quello “monitorare”, senza intervenire, sulle violenze commesse dai coloni o dai palestinesi in una città ad alta tensione, divisa dal 1997 in due settori: H1 sotto il controllo dell’autorità nazionale palestinese, e H2 sotto l’autorità dell’esercito israeliano. La missione viene riconfermata ogni sei mesi.

A fine gennaio di quest’anno, il Primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha deciso di non rinnovare il mandato degli osservatori internazionali della Tiph, sostenendo che tale missione agiva contro Tel Aviv.

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LIBRI / Odio online: Razzismi 2.0, l’analisi di Stefano Pasta

Razzismi 2.0 è l’analisi di Stefano Pasta – giornalista e dottore di ricerca in Pedagogia – sull’odio sempre più presente sui social network. Il libro delinea l’evoluzione dei razzismi, analizza le caratteristiche dell’ambiente digitale che ne facilitano la propagazione e presenta proposte per suscitare anticorpi e attivismo digitale. Abbiamo incontrato l’autore a Milano, in occasione della presentazione del volume.

Nel suo libro si legge che “i ‘razzismi’, in questo momento storico, si presentano come semplificazioni interpretative di un mondo complesso”. Cosa significa esattamente?

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Lalla Essaydi e le Femmes du Maroc

Les Femmes du Maroc: La Sultan, 2008. Ph. Lalla Essaydi

Lalla Essaydi è una fotografa che ha sempre opposto resistenza a tutto ciò che, nella cultura contemporanea, sono stereotipi o preconcetti. Nata e cresciuta in Marocco, in una famiglia tradizionale, ha studiato in Occidente e si è trasferita per alcuni anni in Arabia Saudita. Oggi vive tra New York, Boston e Marrakesh.

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DoveStiamoAndando? A cercare energie nell’Islam



Se il mondo fosse un solo stato, la capitale sarebbe Istanbul (Napoleone)

ISTANBUL – Raffinata e implacabile, le ricerca dell’essenziale conclude e sintetizza tutto un lavorio di riflessione su di sé, sul proprio stile di vita, sul mondo. La gamma dei colori spazia da toni pastello delicatissimi, al limite dell’evanescente, fino a tinte vivide, brillanti, quasi imperiose. Anche le tecniche utilizzate variano: acrilico e smalti. Echi arabi punteggiano gli intarsi; recenti suggestioni di calligrafia sembrano ammiccare a una qualche misteriosa nostalgia. A volte, la forma geometrica rimanda all’impianto di una moschea, per lo più alle linee del tetto sotto cui si raccolgono i fedeli: l’associazione con i mandala è inevitabile e immediata. Motivi geometrici e floreali giocano con idee di prospettiva. Compaiono cavalli e farfalle, anche pesci. L’arte di Luigi Ballarin è di norma aniconica, soltanto eccezionalmente le opere propongono forme umane – titoli come Danza rotante, Pregare danzando, Fante ottomano, rari altri. Libere su fondi neutri, strutturate come tanti parti di un singolo mosaico, tutte le figure prendono vita dall’accostamento di elementi differenti, ognuno dei quali potrebbe avere vita autonoma.

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