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Photographs and visions of the Mediterranean. | Immagini fotografiche e visioni del Mediterraneo.

Parigi: D’ici, libertà di parola ai giornalisti in esilio


I fotogiornalisti in esilio
 sono costretti a stare in silenzio per salvare le loro vite e quelle dei familiari. Chi riesce a fuggire dal proprio Paese, difficilmente può continuare la sua professione altrove. A Parigi, alcuni di loro vengono accolti dalla Maison des journalistes, un rifugio sicuro e unico al mondo, da dove poter ricominciare, o forse continuare il loro rischioso lavoro di denuncia, mobilitazione, informazione.

Si ciamano Beraat Gokkus (Turchia), Hani Al Zeitani (Siria), Hassanein Neamah (Iraq), Larbi Graïne (Algeria), … Provengono da Paesi in cui le libertà di stampa, di pensiero e di parola non sono garantite.

Ma da Parigi – d’ici – potranno finalmente raccontare al mondo chi sono, da dove vengono, perché sono scappati e cosa si sono portati dentro, oltre ai ricordi e al dolore. Usano il potere delle immagini e delle parole per descrivere, in una forma di narrazione onesta, fatti ed emozioni e per raccontare la loro vita in esilio e la difficoltà di ritrovare un quotidiano nel Paese che li accoglie. Leggi ora »

World Press Photo 2019. Dietro le quinte



L’11 aprile prossimo verranno rivelati i nomi dei vincitori del World Press Photo 2019, dopo un lungo processo di selezione in cui sono state visionate quasi 80mila immagini di 4.738 fotografi provenienti da 129 Paesi diversi. Le foto di giornalismo visivo più significative del 2018 sono ormai state scelte: 43 candidati in otto categorie, sei nomination per la World Press Photo of the Year e tre nomination per il World Press Photo Story of the Year, che qui vi presentiamo insieme ad un’anteprima del complesso lavoro che c’è stato dietro le quinte.

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Hebron, la città della Cisgiordania divisa e abbandonata

Hebron, West Bank. Ph. Silvia Dogliani

Hebron è la seconda città più antica della Palestina dopo Gerico. Oggi fa parte della Cisgiordania (West Bank) ed è popolata da oltre 200mila palestinesi e 600 coloni israeliani protetti dall’esercito che ha assediato la città. E’ qui che, nel febbraio di 25 anni fa, un medico israeliano di nome Baruch Goldstein ha sparato nella moschea di Abramo (Grotta dei Patriarchi per gli ebrei) contro i fedeli palestinesi in preghiera, uccidendone 29 e ferendone 300. Da allora è stata creata la missione “Temporary International Presence in Hebron” (Tiph), che coinvolge circa sessanta osservatori provenienti da cinque Paesi diversi (Norvegia, Svezia, Italia, Svizzera e Turchia). Il compito della Tiph è quello “monitorare”, senza intervenire, sulle violenze commesse dai coloni o dai palestinesi in una città ad alta tensione, divisa dal 1997 in due settori: H1 sotto il controllo dell’autorità nazionale palestinese, e H2 sotto l’autorità dell’esercito israeliano. La missione viene riconfermata ogni sei mesi.

A fine gennaio di quest’anno, il Primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha deciso di non rinnovare il mandato degli osservatori internazionali della Tiph, sostenendo che tale missione agiva contro Tel Aviv.

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Lalla Essaydi e le Femmes du Maroc

Les Femmes du Maroc: La Sultan, 2008. Ph. Lalla Essaydi

Lalla Essaydi è una fotografa che ha sempre opposto resistenza a tutto ciò che, nella cultura contemporanea, sono stereotipi o preconcetti. Nata e cresciuta in Marocco, in una famiglia tradizionale, ha studiato in Occidente e si è trasferita per alcuni anni in Arabia Saudita. Oggi vive tra New York, Boston e Marrakesh.

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