SOCIETY

This section explores what happens in the Mediterranean, with a special focus on youth and labor market. |Sezione che raccoglie approfondimenti di attualità e storie meno note (non sempre negative), dove vengono rappresentati modelli sociali e di welfare da importare o esportare.

DoveStiamoAndando? A gustare i sapori del mondo

ROMA – Mai incontrato connazionali che, in viaggio all’estero, cercano un ristorante italiano? E chi, in patria, rifiuta di assaggiare cibi di altri Paesi? C’è qualcosa di più di obiettiva ottusità: la solita, maledetta paura di quel che non si conosce, di quel che è diverso. Si trattasse solamente di gusti e palato, uno/a assaggerebbe, prima di decidere; se poi rifiuta, almeno sa cosa. Deve essere molto fragile, questa identità, se bisogna proteggerla persino dall’essere curiosi. Emergono ataviche ossessioni: Se-mangio-il-tuo-cibo-rischio-di-diventare-come-te, e/o Se accetto il tuo cibo finirò per accettare anche te – invece no, sia mai, non passa lo straniero, appunto.

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2020: inizio funesto

Anno bisestile, che cade ogni quattro e avrà 366 giorni (uno in più a febbraio) invece dei consueti 365, il 2020 è iniziato. Ed è iniziato in maniera un po’ insolita, forse come lo annunciavano antiche leggende: “anno bisesto, anno funesto”. Di eventi funesti, effettivamente, ce ne sono stati molti in poco tempo, soprattutto nell’area Mediterranea e limitrofa:

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DoveStiamoAndando? A ricuperare il passato per costruire il futuro

ISTANBUL – Gülçin Anmaç ovvero dell’eleganza. Elegante il suo aspetto, l’abbigliamento, il modo di porsi, il gestire; alle pareti della sua grande casa/studio chiara, luminosa, spaziosa, fioriscono le grandi miniature per cui è diventata celebre. Grattacielo, piano alto, ampie vetrate aprono su Istanbul magica e infinita.

Laurea in Antropologia, master in Conservazione dei Beni Culturali, pluripremiata anche a livello internazionale, protagonista di almeno un centinaio di mostre e di una cinquantina di libri, Gülçin insegna al Centro nazionale delle Arti Tradizionali (e in altri enti), lavora per documentari della tv turca (il più recente, Mevlanza Rumi, dedicato al massimo poeta mistico della letteratura persiana, fondatore della Confraternita Sufi dei Dervisci Rotanti).

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Visione di un artista: verso un Libano diverso

Hurriyyah, Freedom. Ali Hassoun. Acrilico su tela 207×257. Beirut, ottobre 2019

L’imposizione di una nuova tassa in Libano, di poco più di 20 centesimi, sulla prima chiamata effettuata dagli utenti dell’applicazione WhatsApp, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Dal 17 ottobre scorso, il popolo libanese è sceso in piazza per urlare la sua rabbia contro un governo sordo e assente.

E proprio il giorno prima delle manifestazioni, il pittore libanese Ali Hassoun lasciava Milano – dove vive con la sua famiglia – per atterrare a Beirut. Doveva andare per discutere i dettagli di una mostra in programma nel 2020 e dipingere per un progetto itinerante che coinvolge altri artisti, ma, di fronte al caos di quei giorni, è sceso nelle strade della città per osservare ciò che stava accadendo.

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